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Le radici di Fare Verde/6. Perché dare voce a chi non vota: animali, foreste e mari

Pubblicato il 14 Gennaio 2020 da Sandro Marano
Categorie : Cultura

Una manifestazione di Mare d’Inverno promossa da Fare Verde

Se c’è uno slogan che riassume l’idea-forza che Fare Verde vuole incarnare è quello formulato nel 1996 durante l’assemblea nazionale di Amelia: «Dare voce a chi non vota: animali, foreste, mari, generazioni future». Nel suo intervento all’assemblea Paolo Colli nel dare ai volontari una motivazione forte per impegnarsi, così commentava questo bellissimo slogan: «Richiamare l’attenzione sugli interessi che non hanno voto non significa solo restituire all’uomo un ruolo meno “invasivo”, più morbido, meno da “padrone” e più da “condomino”, ma significa anche ricercare una sintesi tra le testimonianze e la civiltà di chi ci ha preceduto, i diritti di chi verrà dopo di noi da una parte e i reali bisogni ed aspirazioni di chi vive nell’oggi. Per sollecitare questo allargamento di orizzonte dall’oggi e dal qui non bastano i richiami ai rischi per la salute, ad una generica solidarietà tra i popoli e le generazioni, se prima non si mettono in discussione i meccanismi che hanno eretto la sfera individuale a valore assoluto. (…) Fare Verde si rivolge a chi, guardando al di là del proprio naso, riesce a vedere che la tutela di questi interessi senza voce, senza partiti, senza sindacati, senza lobbies a difenderli, è anche la difesa di un uomo di qualità che senza bisogno di sentirsi padrone, di porsi al centro dell’universo, sa svolgere il ruolo di saggio custode ed amministratore di un patrimonio che non ha creato lui» (in Fare Verde… dieci anni dopo, Assemblea di Amelia 1996).

Una manifestazione di Fare Verde a Bari in Viale Maratona nel febbraio del 1992

Rivendicando il percorso affatto originale di Fare Verde, fondato sul “fare” (il nome dell’associazione non è casuale!), sul volontariato, sul dono di sé, sugli interventi quotidiani fatti «di pulizie di parchi e castelli abbandonati o trascurati, di campi antincendio o denunce di fenomeni locali di degrado» (Bianco, rosso e soprattutto verde, in L’Italia settimanale 1 febbraio 1995, a cura di Gabriele Marconi); difendendo gelosamente la propria autonomia dai partiti, anche da quello di provenienza (il MSI), nonché dai gruppi di pressione economica, si realizzava poco alla volta nei fatti un superamento delle categorie destra-sinistra. E non tardavano ad aderire all’associazione da tutt’Italia giovani di diversa provenienza politica o culturale accomunati dalla critica al modello di sviluppo e dalla voglia di rimboccarsi le maniche, di fare comunità. E’ per questa impostazione che potremmo definire Fare Verde la più eretica delle associazioni ambientaliste. 

@barbadilloit

Di Sandro Marano

One Response to Le radici di Fare Verde/6. Perché dare voce a chi non vota: animali, foreste e mari

  1. Ma lupi e cinghiali reintrodotti e scassaminchia votano?

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