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Libri. I signori della guerra: lo stato maggiore tedesco da Federico II alla Wehrmacht

Pubblicato il 8 Novembre 2019 da Roberto Da Bari
Categorie : Cultura

La storia della Germania è scottante tra il XIX e XX secolo. È la vicenda di un’egemonia internazionale al tempo della modernità. La storiografia ha indagato  per dimostrare che le tensioni tedesche furono il frutto di una modernizzazione che alimentava lo Stato tecnico e ideologizzato.  Se si legge ‘Guerra. Lo Stato Maggiore germanico da Federico il Grande a Hitler’ di Emilio Canevari, testo riscoperto da Oaks editrice, si raggiungono  queste idee: l’esercito tedesco creava disegni espansionistici alimentati dal potere della scienza e dell’industria; il primato germanico era figlio dell’applicazione della tecnica. Ed era questo il destino di una società che cresceva enormemente; con la volontà di alti ufficiali che, per contrapporsi alle armate ideologizzate napoleoniche,  progettarono la guerra come scienza, la sua organizzazione minuziosa, l’autonomia efficiente delle compagnie.

L’opera, scritta nel 1942 dal generale Canevari, dimostra una sensibilità appartenente a giudizi politici remoti e discutibili; la simpatia dell’autore per il nazional-socialismo è più volte percepita; tuttavia, per gli appassionati di storia militare l’occasione è stimolante; lo precisa Piero Visani, nella sua introduzione, “Pur essendo un’opera irrimediabilmente  legata al momento della sua stesura, quello che  la rende  ancora di  notevole interesse  per il lettore odierno e  la sua capacità di sintetizzare, in poco di duecento pagine, una storia complessa e controversa come  quella dello Stato Maggiore germanico…”

Biografie prussiane, battaglie mitiche, Lipsia, Waterloo, Sedan, Tannenberg, influenze romantiche, giovinezze anti-napoleoniche, campi di battaglia in cui i soldati cantavano, “Seguiteremo a marciare, quando tutto in frantumi cadrà.” Scharnhorst, Clausewitz, Molthe, nomi che gli studenti leggono, occasionalmente, sui libri di storia. Però, con il saggio di Canevari, il tutto torna come vite di un’organizzazione storica che aveva creato una macchina da guerra micidiale, un qualcosa… per gli eroi e per gli scienziati.

Ci sono poi le pagine su Clausewitz: hanno a che fare con una vicenda umana coinvolta dalla ricerca dell’indipendenza del popolo tedesco.  Ecco pure il racconto dedicato al grande militare che cercò una sintesi tra  l’audacia e la ponderatezza.  Oggi il successo dei pensieri clausewitziani è più che diffuso. Il liberale Raymond Aron era innamorato del ‘Vom Krieg’; Mao Tse-Tung aveva letto il libro  dell’uomo che combatté contro Napoleone; pure Benedetto Croce parlò di ‘filosofia’ per questo intellettuale della guerra; e le scuole per manager, negli anni ottanta del secolo scorso, imbottivano i loro corsi con le massime del colonnello Clausewitz.

Coinvolge pure la vicenda di Moltke, il signore della guerra, il generale di Sedan, il metodico delle manovre dell’esercito, lo scienziato della logistica. Il libro di Canevari fa ritrovare  una foto sbiadita di Moltke: immagine che cattura l’espressione di un condottiero, mangiato dalle rughe, che a novant’anni avvisò l’Europa e disse: La guerra sarà tra le nazioni, durerà sette o trent’anni; e il suo presentimento fu esatto. E quel grande vecchio  definì la strategia come “l’arte di agire  sotto la pressione delle più difficili circostanze.” Utilissimo.

Le citazioni dei generali prussiani, la loro spigolosa immediatezza, riempiono il testo Oaks.  Schlieffen  ricordava che la risposta delle risposta è “agire sempre contro i fianchi dell’avversario.” Dovremmo imparare dalle antiche strategie di guerra: mai colpire al centro, mai impattare frontalmente, lavorare ai fianchi invece. Frase retoriche queste? Schlieffen  di sicuro intese che l’arte guerriera era velocità, azione laterale, cavalleria che snidava le retrovie.

Ora il libro di Canevari può rappresentare  un punto di sintesi per chi comprende che l’esistenza, con tutte le sue trasformazioni, rimane  un atto competitivo, per il quale proprio la storia militare continua a fornire prospettive e racconti.

*’Guerra. Lo Stato Maggiore germanico da Federico il Grande a Hitler’ di Emilio Canevari, pagg. 234, Oaks editrice, 20 euro

info@oakseditrice.it

@barbadilloit

Di Roberto Da Bari

6 Responses to Libri. I signori della guerra: lo stato maggiore tedesco da Federico II alla Wehrmacht

  1. Magari avessero vinto la guerra quegli uomini spesso eccelsi dello Stato Maggiore germanico contro il comunismo infame! È il 9 novembre, 30 fa è caduto il ‘Muro della Vergogna’: Viva la Libertà!!!

  2. La caduta del muro,con il senno del poi,credo sia stata una grave sciagura(piuttosto che una benedizione).
    Le lobbies finanziarie occidentali,caduto il vecchio avversario comunista,sono diventate più aggressive ; oggi un liberismo disumano governa le nostre vite,con classi politiche semplici esecutrici di ordini provenienti dall’esterno.

  3. Wolf. Non concordo per nulla. Stabilisci un rapporto causa-effetto largamente diffuso, ma del tutto inconsistente. Saluti!

  4. La caduta del Muro di Berlino “sia di lezioni per i regimi e i governanti oppressivi in tutto il mondo: nessuna Cortina di Ferro può contenere la volontà di ferro di un popolo determinato ad essere libero”. Nonostante “la Guerra Fredda sia finita da tempo, regimi tirannici nel mondo continuano a usare tattiche repressive del totalitarismo di stile sovietico, che hanno allungato un’ombra lunga e scura sulla storia”. Bravo Trump!

  5. Odore di polvere da sparo. Romanticismo germanico. Blitzkrieg.Morte. Sofferenze e coraggio. Sarebbe bello partire da un saggio così per ricapitolare le storie della strategia militare

  6. Peccato che quel grande stato Maggiore non abbia schiacciato, eliminato una volta per sempre il comunismo. Sì, il comunismo marxista-leninista-staliniano.

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