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Politica. Nella Lega si fa largo (con il senatore De Vecchis) la tentazione del socialismo tricolore

Pubblicato il 7 Novembre 2019 da Antonio Fiore
Categorie : Politica

FORTUNATO DEPERO “TORNIO E TELAIO”

La coalizione degli italiani ha una forte anima sociale. A differenza del centrodestra classico – quello assemblato da Silvio Berlusconi nel 1994 – l’attuale fronte conservatore ha una rilevante anima laburista. Nel governo giallo-verde questa visione ha portato a concretizzare leggi come “Quota 100” e a mettere in campo una attenzione particolare alle crisi occupazionali e aziendali, con l’impegno diretto dell’allora sottosegretario Claudio Durigon, già sindacalista Cisnal.

Un nuovo socialismo tricolore

Una visione di chiara matrice sociale è stata espressa recentemente in Senato dal parlamentare della Lega William De Vecchis, con un intervento nel quale ha difeso le ragioni quota 100 e ha criticato le liberalizzazioni dei governi di centrosinistra che hanno generato appalti e sub-appalti forieri di concorrenza sleale nonché con risparmi sulla sicurezza sul lavoro.

De Vecchis ha parlato anche di sicurezza sul lavoro e dignità dei lavoratori e contro la delocalizzazione: da qui si registra un incontro di tendenze europee. Da un lato i lavoratori considerano politicamente distanti dalle loro istanze i partiti di sinistra (come il Pd), dall’altro i partiti di destra popolare, come Lega e Fdi, difendono le richieste di questa categoria, penalizzata dagli scenari della globalizzazione.

Non è un caso che De Vecchis abbia in parlamento rivendicato “la marcia del lavoro” del 16 novembre a Fiumicino: la Lega sarà in piazza per difendere  62 operai Opel che saranno licenziati “perché l’azienda delocalizza”, ha detto il parlamentare della salviniano.

A dieci anni dalla scomparsa di Giano Accame – a cui il figlio Niccolò e Marcello De Angelis hanno dedicato un libro-gioiello – le idee della destra sociale e dalla riconnessione del popolo con un’area politica che superi virtuosamente il conflitto tra capitale e lavoro si fanno strada, aggiungendo alle frecce dell’area di centrodestra quella di un laburismo nazionale, che – con pragmatismo – si pone il tema del miglioramento delle condizioni dei lavoratori italiani, mentre la sinistra è concentrata sulla difesa degli interessi delle lobbies e delle banche.

Di Antonio Fiore

28 Responses to Politica. Nella Lega si fa largo (con il senatore De Vecchis) la tentazione del socialismo tricolore

  1. Solite parole a vanvera tipiche dei nullafacenti.O si accetta di tornare ad essere più poveri (senza auto,senza computer, senza telefonini) o ci si genuflette alle multinazionali. Dopo che De Vecchis ha fatto la sua passeggiata la Opel ritorna sui suoi passi? Il socialismo tricolore era una cosa seria con le sue luci e le sue ombre questi politicanti no.Parlate con gli italiani vhe lavorano all’estero e sentite cosa vi dicono.

  2. 62 (tutti operai?). La crisi è vasta e profonda e non si possono turare (cercare di turare) piccole falle quando la chiglia è squarciata ed entrano migliaia di tonnellate di acqua per minuto… L’Italia, a tutti i livelli, è diventata allergica al lavoro, alla responsabilità. Solo consumare, giocare, viaggiare, stronzate sui social, animalismo d’accatto, canne ed aperitivi ecc. Pensare di avere il diritto di campare bene a ufo (magari con l’auto elettrica sotto il culo, tanto per sentirsi anche ecologisti, non solo buoni…) è un assurdo che non può durare a lungo e quando la fattura arriverà…¡Qué Dios los cuelgue confesados!

  3. Di post-keynesiani e “socialisti tricolori” ce ne sono in Lega e sono anche preparati, il problema è che c’è un ostruzionismo frazionista legato all’ala neo-liberista e filo-UE di Maroni e co, bisogna tagliare i ponti con questa gente e rendere la Lega quello che deve essere, un partito social-conservatore con valori di destra ed idee(economiche, sociali etc) di sinistra, solo così smarcandosi definitivamente dalla logica novecentesca e acquisendo un carattere di “sovranismo integrale” allora si che potrà rappresentare il vero “Partito della Nazione” altrimenti farà la fine che merita e sarà ancora più odiata dagli italiani in quanto maggiore bacino di raccolta delle istanze popolari… Salvini sarà in grado di avere l’umiltà e soprattutto l’intelligenza di circondarsi ed affidarsi alle persone giuste? Staremo a vedere ed aspetteremo al varco… per questo paese ci vorrebbero eserciti di Mattei, e di questo passo con un governo che distrugge tutti gli asset strategici del paese, che tifa per un decrescita infelici voluta da un comico, che affossa la terza potenza industriale dell’Europa, rimarrà ben poco da governare se non il caos sociale e le risorse boldriniane.

  4. Gallarò scusami quindi secondo te un paese industrialmente e tecnologicamente avanzato deve per forza essere controllato da potenze straniere(che siano multinazionali o altro)? Invece io penso che sia esattamente il contrario, la de-industrializzazione ci priva ancora di più di sovranità, per l’indipendenza del paese è invece basilare e necessaria una capacità e potenza industriale, certo in un ottica dirigista e quindi socialista nazionale, con uno Stato forte che media fra le parti e garantisce un iniziativa privata conforme all’interesse nazionale, perchè se non si fosse capito la dismissione dell’ILVA a chi fa comodo se non proprio ai tedeschi!? Questo governa lavora per Macron e Merkel, ecco a chi giova la de-industrializzazione del nostro paese, allo straniero!!!

  5. Il laburismo in economia è meglio del socialismo vero e proprio, perché favorevole alla coesistenza di imprese pubbliche e private. Il capitalismo privato, che certamente è importante perché serve a creare posti di lavoro e reddito, non può essere presente in tutti i settori economici, e perciò è necessario che le grandi imprese strategiche siano in mano pubblica, per evitare che poi possano essere ingoiate da multinazionali straniere, che fanno l’interesse esclusivamente loro, non quello nazionale. Inoltre un sistema economico come quello italiano fondato sulle piccole e medie imprese, ha bisogno del controllo pubblico su settori come energia, infrastrutture, telecomunicazioni e su alcune produzioni industriali, come nel caso dell’Ilva. Secondo me ENEL, Telecom e Ilva andrebbero rinazionalizzate, e vi dirò di più, sarebbe stata auspicabile pure una nazionalizzazione della FCA, visto che gli Elkann l’hanno data ai francesi.

  6. Le nazionalizzazioni in Italia, come in tantissimi altri posti, hanno fallito, anche perchè una politica vorace, e scostumata al massimo, ha fatto “carne di porco” delle imprese pubbliche, IRI ecc…

  7. Ci manca solo nazionalizzare i resti di un’impresa che già ha venduto o scorporato i gioielli della corona rimasti. Che non ha quasi più prodotti (veri, non obsoleti scassoni o concept), mercati, capitali… solo strutture residuali e…casse integrazione!

  8. La decrescita non è voluta dalla nostra politica, né dal club Bilderberg, ma subita dall’economia (errori della politica a parte)… Non c’è alcun spazio utile per fanfaluche postkeynesiane, ma solo rimboccarsi le maniche e lavorare per il capitalismo residuale. Se lo sapremo fare, anche se ne dubito assai. Una cosa è cianciare un’altra lavorare…Cercando di non farlo scappare ogni volta che si tocca qualche interesse, parassitismi vari e la corporazione mafio-sindacale o qualche decina di posti di lavoro…Una cosa è cianciare un’altra lavorare…

  9. Stefano. Contro la deindustrializzazione non combatti una battaglia a slogan o comizi, o artilugi della politichetta, ma essendo più produttivo e competitivo sui mercati globali…

  10. La Ferrari è competitiva, ad esempio. E ancora tante altre imprese. Chi non è competitivo sparisca! La produzione industriale non è una priorità dello Stato…

  11. Werner. La Fiat di fatto non esiste più dagli inizi degli anni ’90… E tu la vorresti aver nazionalizzato? A parte l’impossibilità pratica, ma non hai visto come è finita l’Alfa Romeo pubblica?

  12. Basterebbe aver stimolato con misure concrete il turismo al Sud. Centinaia di chilometri di costa e, tranne qualche luogo, mai un turista, nessun albergo adeguato, mentalità adeguata meno che meno…

  13. Guidobono non sta’dicendo delle baggianate..ILVA è un non senso in un paese “civile” come l’Italia.Le grandi fonderie vengono costruite nei Paesi del terzo mondo,non sono economiche per vari motivi contingenti.Il lavoro manuale ha una dinamica applicativa differente dallo svolazzare da Platone a Evola a Kant etc.

  14. Certo Felice è facile dire che bisogna essere più competitivi , peccato che non vedi che non si può essere più competitivi in un mercato in cui le regole non sono uguali per tutti perchè chi è che fa le regole in Europa è lo stesso che vuole che l’Italia non sia competitiva e nonostante questo ancora gli facciamo paura grazie ad alcune residuali eccellenze, come per esempio la robotica di cui nessuno parla… Sul discorso del turismo sono daccordo ma li è un altro paio di maniche e dipende da una classe dirigente inetta e vorace, ma io vi voglio sentire quando a breve la Germania sarà in recessione vera, poi ne riparliamo di competitività… Mi vien da ridere sentir dire certe cose da chi sa benissimo che in Italia fare impresa è diventato impossibile, con un livello di tassazione ignobile e dei governi che si prostrano e svendono il paese allo straniero allontanando anche le multinazionali a voi tanto care… poi certo che la Ferrari è competitiva, in quanto non basa il proprio business sulla “produttività” di cui cianciate, non si può competere con la Cina con la produttività è ovvio, ma l’Italia compete sulla qualità del prodotto, sulla qualità della produzione etc così è sempre stato, ma voi siete evidentemente daccordo con chi importa risorse boldriniane per aumentare la “produttività” con manodopera a basso costo(la stessa sparata che ha fatto Erri De Luca del resto, notav ma a favore dell’importazione di abbronzati per lavorare), non qualificata ovviamente perchè tanto serve essere produttivi giusto? Per quanto riguarda la Fiat che evidentemente non esiste più dagli anni 90, per me gli Elkann possono anche fare le valigie tanto sono degli usurpatori a cui abbiamo solo regalato un mucchio di quattrini, per me si possono tranquillamente trasferire nella loro amata Franza…

  15. Stefano. La globalizzazione la subiamo non la governiamo. Può non piacere ma così è. Se non sei produttivo nessuno, ovunque, ti offre nicchie protette. Fai tu… ma proposte concrete, non lamentazioni… E poi l’incapacità di una classe politica, non solo di sinistra, di parlare chiaro. Molti lavori in Italia non li vuol far più nessuno… C’è un bell’articolo di Luca Ricolfi sull’ultimo numero di Panorama…

  16. La manodopera a basso coso è un alibi. I tedeschi sanno fare le auto e le vendono, pagando alti stipendi, perchè gli stipendi e salari incidono poco nel costo di un veicolo (meno del 15%)…

  17. Stefano. Capacità produttiva non vuol dire produrre enormi quantità. Pensa alla finlandese Nokia…

  18. La FCA-FIAT l’han data ai francesi di PSA (più o meno) anche perchè GM e Ford non la volevano, come neppure Renault…

  19. Ma chi ci crede al socialismo tricolore? Nell’Italia di oggi? Più diritti, garanzie, assistenza per tutti, meno tasse, gli africani alla Merkel ed a Macron e non se ne parla più? Uau, che meraviglia… Il Paese del bengodi… Manca solo che Jahvè ci apra le acque del Mar Rosso per andare verso la Terra Promessa senza neppure pagare il biglietto…Suvvia…

  20. Caro Guidobono, non vanno demonizzate le nazionalizzazioni delle imprese, ma la cattiva gestione delle imprese pubbliche causata da una classe dirigente che non ha etica, senso del dovere e spirito patriottico. Se possedesse questi tre requisiti, puoi stare certo che un’impresa pubblica può rendere meglio di un’impresa privata. Pensa alla Cina, il massimo esempio di economia dirigista e per gran parte statalista, che grazie al fatto che lo Stato controlla ampi settori dell’economia, il paese nonostante la crisi economica mondiale che dura da ben 12 anni, regge e segna comunque valori del PIL superiori al 5% annuo. Anche se va detto, che oltre a questo, il gigante cinese è favorito dal costo del lavoro che è 1/10 di quello nostro, molto agevole per le imprese, e dall’assenza di diritti sindacali. La Cina continua ad essere per questo la protagonista indiscussa della globalizzazione, che come dici tu, l’Italia subisce ma non aggredisce, ma ciò non toglie che la globalizzazione sia eticamente sbagliata. Lo è perché favorisce economicamente paesi come Cina, India, e altri, con la concorrenza sleale dei loro prodotti a danno dei nostri, e soprattutto perché favorisce il processo di deindustrializzazione nei paesi occidentali dove vengono rispettati i diritti dei lavoratori. Il lavoratore cinese è uno schiavo che lavora molte ore per pochi denari, quello italiano – anche nel caso in cui è fannullone – viene pagato in maniera dignitosa e per 36 ore settimanali. Anche se a mio modesto avviso, qui in Italia non si può fare impresa, meglio ancora se industriale, non perché i lavoratori hanno giustamente dei diritti, ma perché la pressione fiscale sulle imprese e sul lavoro dipendente è troppo alta, e la burocrazia lenta e inefficiente rende costoso e lungo l’avvio di un’attività. D’altronde, in Italia veniamo tartassati, e non certo per avere servizi e infrastrutture all’avanguardia, ma per mantenere sprechi, clientele e corruzioni varie fatte dalla classe politica indegna che abbiamo. Aggiungo inoltre, che la globalizzazione ha fatto aumentare il livello di inquinamento del nostro pianeta, che non siamo noi occidentali a produrre, ma i paesi emergenti, a partire da Cina e India che se ne fottono della tutela ambientale, ma i gretini non osano dire una parola su questo, anzi, sono degli idioti globalisti che se fossero coerenti non acquisterebbero un IPhone o un PC, che come sappiamo sono tutte produzioni cinesi, causa dell’inquinamento. Per quel riguarda FCA, anch’io come Stefano penso che gli Elkann possono benissimo andarsene in Francia, ma l’impresa no, doveva rimanere in Italia, che perde la sua maggiore impresa industriale. E poiché non ci sono capitalisti privati italiani in grado di rilevarla, sarebbe stato meglio che la rilevasse lo Stato, il quale nell’arco di 70 anni alla FIAT ha dato una pioggia di denari con sovvenzioni e incentivi vari. Soldi, che – considerato come la FIAT è stata gestita, in particolare dai successori di Romiti come AD – si possono considerare assolutamente buttati.

  21. Werner. Se…parleremmo di un altro mondo e di un’altra Italia. Saluti!

  22. Stefano. Ma dove mai potrebbe esistere un partito social-conservatore con valori di destra ed idee (economiche, sociali etc.) di sinistra? Non ti pare un po’ assurdo, tanto per essere leggeri?

  23. A me la Lega attuale pare già statalista e dissennatamente assistenzialista, figuriamoci cosa penso del socialismo tricolore… Se nella Lega dovessero fare breccia queste idee strampalate, che porterebbero alla rovina l’Italia, dirotterò il mio voto su Fratelli d’Italia, sperando che almeno questo partito conservi un minimo di raziocinio e di realismo. Vox e Alternative für Deutschland dimostrano che si possono avere programmi identitari privi di suggestioni socialistoidi.

  24. Le nazionalizzazioni sono buone se hai Mattei; se hai Bignami, Borghezio , Geronimo La russa e simili sono un disastro. Dal 1970 in poi abbiamo perso voglia di lavorare, competenze eccetera ; su molte cose mi trovo purtroppo ad essere d’accordo co guidobono. Le idee camminano sulle gambe degli uomini e noi Uomini non ne abbiamo e se li abbiamo fuggono all’estero come Faggin che è da 40 anni in America.

  25. Comunque il futuro è segnato ed è da morti di fame e servi dei cinesi e degli indiani e ce lo meritiamo tutto. Negli anni in cui c’era da rimboccarsi le maniche abbiamo votato (io mai ) Berlusconi e Tremonti , poi Renzi e infine i 5 stelle. Qualcuno leggesse l’articolo ieri di Alberoni sul Giornale.

  26. Werner guardi che se nazionalizzi gli stabilimenti italiani della Fiat, agli Elkann gli fai solo che un favore. E’ giusto nazionalizzare l’Ilva ma risanarla costerà miliardi di euro e poi bisognerà tenerla aperta in deficit. Lo stesos si idca per Alitalia, guardate il Berlusca con la sua cordata tricolore quanti milairdi di euro ha fatto buttare dalla finestra.

  27. @Gallarò
    “Dal 1970 in poi abbiamo perso voglia di lavorare, competenze eccetera”: per forza, i danni fatti dal Sessantotto su scuola e società sono davanti agli occhi di tutti. A causa del “diritto allo studio”, “l’università per tutti”, abbiamo sempre meno gente in età giovane che va a lavorare, ma preferisce andare a “studiare”, motivo dietro la quale si cela un altro obiettivo, l’Erasmus.

  28. …l’ERASMUS ALCOLICO, SOPRATTUTTO IN SPAGNA… ZERO STUDIO, CASINO TANTO….

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