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Il punto (di G.deTurris). Occidente sempre più incattivito (e senza freni inibitori)

Pubblicato il 6 Novembre 2019 da Gianfranco de Turris
Categorie : Politica

Joker icona della violenza nichilista

Gli antichi stoici parlavano di egemonikon, che oggi nessuno sa cosa sia. Lo si traduce in genere e in senso lato come “sovrano interiore”, la facoltà direttiva che consente di essere quelli che siano, di indirizzarci sulla via giusta, di non farci sbandare, di consentirci un autocontrollo morale, spirituale e anche materiale, di consentirci scelte razionali.

Osservando quel che ci succede intorno, nell’intero Occidente, ma soprattutto i Italia, si deve pensare che ormai non esiste più, se restiamo rasoterra, il minimo autocontrollo e si cede agli impulsi più elementari, agli istinti più bassi e animaleschi senza opporre la minima resistenza, in ogni categoria di persone. Insomma, si cede e si va alla deriva di quanto emerge dagli strati più profondi dalla psiche in modo del tutto irrazionale senza pensare alle conseguenze prossime e remote dei nostri atti immediati. Direbbero gli psicanalisti che sono saltati i freni inibitori co prodotti dai valori della educazione civica, della morale, della religione e trasmessi dalla famiglia e dalla scuola che sono alla base del vivere civile e ci distinguono dai selvaggi.

Gli esempi di questa situazione allarmante che non tutti denunciano con la dovuta forza, sono quotidiani, su tutti i piani e altre volte li abbiano segnalati. Si sa che siamo sempre stati un popolo litigioso, ma adesso sembra che si sia raggiunto l’acme.

E’ l’estrema violenza che colpisce. E sono forse le morti brutali di bambini piccoli e piccolissimi, da pochi mesi a qualche anno, che spesso si succedono una dietro l’altra che dovrebbe dare da pensare. Giovani padri o madri che picchiano i figlioletti sino a ucciderli. Per quale motivo? Perché ad esempio piangono troppo la notte e li infastidiscono, perché, in un caso clamoroso, disturbano i genitori che, dice la stampa con un eufemismo, “si erano appartati” in un luogo pubblico. Questi pseudo padri o pseudo madri non si controllano più, hanno perso ogni freno inibitore, e hanno messo al mondo figli seza avere la predisposizione per accudirli, allevarli. Poi si scopre che in genere fanno uso di droghe o di alcol.

Poi ci sono i casi di pedofilia e ormai, più spesso di quanto non si pensi, si tratta di donne che insidiano i ragazzini. C’è la storia della insegnante trentenne che si fa mettere incinta dall’allievo quattordicenne, o della docente quarantenne che manda messaggi d’amore via smartphone al suo alunno di dieci anni e lo “bacia sulla bocca”. Anche qui significa che manca l’autocontrollo che tenga a bada impulsi elementari a livello patologico e che nulla di razionale si riesce ad opporre ad essi.

E ci sono gli incidenti automobilistici, a dispetto della legge sull’“omicidio stradale”, che vedono sempre più spesso i colpevoli fuggire, non prestare soccorso al pedone, al ciclista, al motociclista, al conducente che hanno travolto e ucciso. E i guidatori di bus scolastici che provocano disastri e scappano. Anche qui, in genere, si tratta di persone che ai controlli si rivelalo ubriachi o drogati, e anche senza patente. La paura, la vergogna, il senso di colpevolezza hanno la meglio sul senso del dovere, sull’egemonikon.

Per non parlare delle aggressioni per strada, immotivate o per “futili motivi”; i “furti in villa” con efferatezze inaudite di bande italiane o straniere; gli omicidi, non necessari, di anziani nelle cui abitazioni si voleva rubare. E si potrebbe continuare.

Per non palare, ancora, delle violenze sessuali, degli stupri di singoli e gruppi che si verificano in pubblico. Questa la novità allarmante: non di notte, in luoghi solitari o appartati, ma in pieno giorni e in pubblico: per strada, sugli autobus, in treno, nei parchi come se un impulso sessuale irrefrenabile travolgesse chi li compie, senza preoccuparsi del dove e del come. Spesso, lo si deve pur dire, compiuti da immigrati con o senza il permesso di soggiorno. Come se il sesso mercenario, a poco prezzo, non fosse facile da ottenete quasi dappertutto. E’ qualcosa di più profondo e cogente che spinge a compiere la violenza. Sembra quasi che il neopuritanesimo, la denuncia dei “femminicidi”, il “codice rosso” abbiano prodotto l’effetto contrario… E lasciano perdere le persecuzioni, o stalking, compiuti da uomini e donne, anche di una certa età e di una certa notorietà.

Tutte queste violenze spesso gratuite derivano non solo da un senso di impunità dovuto alle carenze della nostra giustizia (giudici dalla scarcerazione facile, lentezza delle procedure ecc.), ma anche dalla scomparsa, appunto, dei freni inibitoti che caratterizzano una civiltà considerata “progredita” in cui si deve vivere a contatto con gli altri, avere rapporti sociali con essi, e quindi controlla gli istinti. Sembra di essere in un nuovo Basso Impero dove tutto era consentito e che preludeva alla caduta dell’Impero di Occidente e all’ingresso dei Barbari, se non addirittura più indietro, all’ homo homini lupus.

La descrizione di quanto accade intorno a noi ci pare oggettiva, ma forse le conseguenze che qui se ne traggono sembreranno eccessive, esagerate. Ma quel che si dovrebbe capire è perché si è giunti ad un situazione che parrebbe ormai fuori controllo. Ogni giorno è come un bollettino di guerra in questo ambito.

Allora chiediamoci: perché non si sa più autocontrollarsi e si esplode ad ogni minia difficoltà o si cede ad ogni minimo impulso di base: perché si uccide un neonato che piange, perché si capitola di fronte alla attrazione erotica verso un dodicenne, perché si bastone a morte una anziana che trovan i ladri in casa? Cosa fa cadere i freni inibitori e le remore culturali e morali? Una risposta, anche se parziale e settoriale, potrebbe essere: l’uso regolare e poi l’abuso, sin da giovani e giovanissimi, di alcol e droghe, a iniziate da quelle cosiddette “leggere””. Un’altra risposta, anche questa parziale e settoriale, potrebbe essere: perché la tolleranza ed il buonismo fanno ritenere di uscirne pressoché impuniti dato che si accetta sempre tutto e a tutti sembra permesso di fare tutto quasi impunemente (intanto le “licenze premio” fioccano ben presto anche per i colpevoli dei delitti più atroci, crudeli ed efferati).

Rusisre che si basano su indagini, oltre che su esperienze personali. L’esperienza personale in sintesi, è questa. Una sera stavo aspettando un autobus in periferia e accanto a me c‘erano due ragazzini che poi ho appreso avere 14 e 8 anni. Stavo fumando un sigaro ed uno di esse mi chiede se gliene potevo dare uno. Ovviamente rispondo di no e nasce una breve conversazione. Scopro che venivano dalla parte opposta di Roma per comprare della droga, immagino si trattasse di marjuana. Domando perché la prendessero. E il più piccolo risponde, dondolandosi sulle gambe: “perché così mi senso meglio”. Non c’è da commentare nulla, ma da pensarci su.

Che gli spacciatori sino di fronte alle scuole medie si sa, e si dovrebbe chiedere la presenza delle forze dell’ordine con i cani anti-droga: ma come si fa a mettere uno o due poliziotti o carabinieri davanti a tutte le scuole?

L’uso di droghe “leggere” sin da quell’età condiziona e colpisce i neuroni di un cervello in formazione. Come è’ stato scritto, il principio attivo della cannabis, il THC, è presente anche in quella light o leggera, e ha il suo effetto. Ecco allora la pericolosità diffusa dei negozi che la vendono sotto forma di derivati alimentari (olio, biscotti ecc.): non siamo spacciatori dicono i negozianti che hanno aperto i loro locali in base ad una legge del 2016, che adesso la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha dichiarato fuorilegge. Posti di lavoro in fumo (si potrebbe ironizzare)? Ma che discorsi sono questi, se è in gioco c’è la salute delle giovani generazioni, nonostante quel che ne potesse pensare la buonanima di Marco Pannella e i radicali che ne vorrebbero la liberalizzazione totale?

Se la droga leggera influenza, se pur di poco, i neuroni degli adolescenti, un suo uso continuo, di anni e anni, alla fine provocherà qualcosa, ritengo la mancanza di autocontrollo, la caduta dei freni inibitori appunto, perché un ragazzino di otto anni prova il desiderio o la necessità di “sentirsi meglio”? e in che senso? Provare una maggiore euforia, una maggiore “libertà”, un maggiore senso di “sicurezza”? Ho paura che sia così, e né in famiglia né a scuola trova compensazioni e rimedi, ed una volta raggiunti i venti e trenta anni penso che i risultati siano l’incapacità di resistere a certi impulsi violenti, di accettare situazioni in sé minime ma per loro intollerabili come il pianto di un neonato. Qualcuno ha mai penato a questo?

Non è che il problema dell’alcol sia minore o meno importante. Secondo l’ultima indagine a livello nazionale condotta da Eurispes, con Telefono Azzurro, “il 64% dei ragazzi intervistati, tra i 12 e i 18 anni d’età, dichiara di bere alcolici: per il 10,6% è abitudine, il 2,5% ne farebbe un uso quotidiano”. Anche s questo fronte non si può far altro che educare, dato che non possibile installare un etilometro fuori di ogni locale la notte, Tutto ciò nonostante la proibizione di vendere alcolici ai minori. Una indagine del comune di Roma rivela che il 70% degli adolescenti lo fa per mettersi alla prova e far parte di un gruppo: si inventano così nuove sfide, ad esempio di bere compulsivamente sino ad ubriacarsi e stordirsi anche con bevande in fondo non ad alta gradazione. Lo “sballo” diventa una specie di gara. Come ci si può meravigliare poi che una ragazzina che non è più in sé venga violentata da coetanei altrettanto non in sé? E l’età è spesso così bassa che si tratta di soggetti non imputabili penalmente in base alla leggi attuali.

Questi i farri nudi e crudi, non smentibili. Insomma, da tantissimi episodi singoli non si sa, o non si ha il coraggio civile di trarne conseguenze generali andando alla radice del problema. Non si ha il coraggio, eccetto rarissime eccezioni, perché altrimenti si andrebbe contro ”l’aria che tira”, il conformismo collettivo, la tendenza del “tutto è permesso”, per paura di essere aggrediti da politici, intellettuali e stampa condizionati dalla ideologia imperante. Si veda appunto la polemica sulla chiusura dei negozi che vendono “cannabis light”. Una volta ammesso qualcosa in questo Paese è difficilissimo, se non impossibile, tornare indietro: ci si abitua, farlo sarebbe da “retrogradi”, significherebbe con una frase fatta, “tornare al medio evo”, che era invece un’epoca seria e per nulla oscurantista.

La conclusione è sconsolante: il problema rimane, non si risolve e si incancrenisce.

@barbadilloit

Di Gianfranco de Turris

12 Responses to Il punto (di G.deTurris). Occidente sempre più incattivito (e senza freni inibitori)

  1. Ci si incattivisce perchè lo Stato è scioccamente ‘buonista’ con i soggetti sbagliati o menefreghista ed assente…

  2. Riprova è la sconcertante dichiarazione del padre ( famoso per altro) del giovane che in Veneto con il suo comportamento ha provocato la morte della fidanzata
    “Come si può bollare come delinquente un ragazzo di 19 anni per una canna?”
    La banalità del male ?

  3. Concordo totalmente con il punto di vista di de Turris…

  4. Come già detto a proposito di declino anzi di suicidio del’occidente, questa caduta ormai è irreversibile e forzatamente ciclica, non c’è più nulla da conservare ed una restaurazione di forme spurie del passato è infattibile, del resto senza un’autentica Autorità Spirituale che dovrebbe essere la pietra angolare di una società non si può costruire nessun tipo di civiltà durevole ed il Potere temporale anche se fosse migliore di quello che ci ritroviamo non basterebbe comunque. Quindi per me il problema è alla fonte, si può fare sociologia fin quando si vuole cercando di spiegarci il perchè dei fenomeni animaleschi odierni, il perchè del nichilismo e delle aberrazioni moderne,il perchè giovani e meno giovani riempiono il proprio vuoto esistenziale con dei surrogati deleteri per loro stessi e per la società tutta, ma questo “vuoto” non può essere colmato senza il fondamento di una Religio nel senso etimologico di “ciò che lega” una comunità e la sua esistenza ad un sistema di valori dall’alto, senza di questo non ci può essere civiltà, anche il più sperduto villaggio di “primitivi” basa la propria esistenza su una tradizione sacra da cui proviene una Legge, un codice etico etc che faccia sopravvivere la comunità, senza di questo c’è il caos e nessun palliativo potrà frenare questa caduta che sempre più velocemente ci porterà all’inevitabile schianto.

  5. Il problema esiste perché non esiste una politica che si occupa di affrontarlo e di risolverlo. Si occupa dell’inesistente emergenza “razzismo”, con apposite commissioni parlamentari.

  6. L’indiziato principale di questa perdita di auto-controllo è il disorientamento cronico: non essendoci più punti di riferimento superiori in base ai quali decidere, la decisione viene presa in base agli impulsi. In parte anche giustamente, abbiamo abbattuto i dogmi, il problema è che questi dogmi non sono ancora stati sostituiti da un IO forte, così regna il disorientamento, e ci si affida alle pulsioni (pulsioni che non sono comunque da condannare a priori, intendiamoci). I tabù che sono stati abbandonati costituivano pur sempre una stella polare, per quanto fosse ingiusto farli “adottare” con la forza anche da chi non li condivideva. Il problema è appunto che queste stelle polari sono state cancellate ma le persone non sono ancora mature per farne a meno, è come se il “trono” fosse vacante.

  7. “Dio è morto, Marx è morto e anche io non mi sento tanto bene” diceva Woody Allen, icona dei “liberals” d’Oltreoceano. E, aggiungo io, anche Massimo Cacciari è in difficoltà…

  8. Penso che sia indispensabile, per l’interpretazione di questi fenomeni, rimarcare l’aspetto psicologico di certi comportamenti.
    Jung riteneva ( a differenza di Freud)che l’individuo fosse ( per me giustamente) il prodotto di una storia.
    Storia famigliare, di una cultura e , quindi , di una storia comunitaria.
    Adattando questa tesi alla modernità occidentale non si può che dargli ragione.
    Lo stesso Jung diceva che una comunità in mancanza di altro si conforma di più per spirito di emulazione che per rispetto della legge

  9. Questa comunità buonista ha bisogno di trovare il suo Tamerlano, o Gengis Khan… che la faccia adeguatamente soffrire e la riporti alla cruda realtà della vita. Altro che associazioni che raccolgono maglioncini per cani abbandonati!!!

  10. Il “buonismo” italico è intessuto d’ipocrisia. La “sinistra” ormai è ridotta a trincerarsi dietro il “politically correct” e le enunciazioni di principio, ma questi atteggiamenti da patronesse producono come “ombra” – nel senso junghiano – astiosità diffusa, alienazione, mancanza di “senso”. Andiamo avanti…

  11. Certamente, una montagna d’ipocrisia. Ma come uscirne senza che il sangue scorra?

  12. Lo sapessi… E’ vero che la crisi d’identità è abbastanza generalizzata e sembra una delle cifre distintive della nostra epoca, ma sembra – almeno a me – che gli Italiani abbiano dei problemi aggiuntivi, specifici. La nostra identità storicamente “debole” forse (paradossalmente) in certe fasi ci ha addirittura aiutato, ma adesso…
    Come facciamo a dialogare con chi è portatore di identità differenti dalla nostra, se la nostra stessa identità – di noi come comunità – è malferma?
    In attesa che ciò accada… vado a dormire (!).

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