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Il caso (di P. Isotta). Perché non si deve ammazzare un prodigio come l’orso trentino

Pubblicato il 19 Luglio 2019 da Paolo Isotta*
Categorie : Cronache Cultura

Mi auguro che mentre scrivo queste righe l’orso trentino detto “M49” non sia stato catturato; o, se raggiunto, non sia stato ucciso. Quando è stato preso per la prima volta aveva un collare elettronico avente la funzione di consentire di conoscere dove in ogni momento fosse; ma i dipendenti della provincia di Trento gliel’hanno, con grande inaccortezza, tolto. Tanto erano certi che le sbarre entro le quali l’orso era rinchiuso fossero invalicabili. Adesso il presidente della Provincia, Fugatti, parla di “animale pericolosissimo e da abbattere”. A me questo pare un discorso demagogico volto verso il suo elettorato di allevatori. Gli orsi, i lupi, le volpi, da sempre per vivere si spingono nei pollai, talvolta nelle stalle. È una legge di natura alla quale i rimedî esistono da tempo immemorabile, e talora sono cruenti. Ma la straordinaria intelligenza dispiegata da questi animali per giungere là ove l’uomo abita e superare le barriere che egli pone a difesa della proprietà è uno dei miracoli della Natura. Trapassa nel mito. Vi ho dedicato un libro uscito nel 2017, Il canto degli animali. I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e in poesia (mi scuso se parlo di me), che ha incontrato grande favore da parte della Lipu (della quale sono membro), ma è stato ignorato dagli “animalisti” in genere: essi sono benemeriti ma non hanno l’abitudine di leggere.

Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, persona intelligente e specchiata, si sta adoperando per salvare la vita di M49. A parte il fatto che al pericolo credo poco (a Trento ne parlano come se fosse King-Kong), vorrei esporre le mie ragioni per le quali la bellissima bestia non solo dev’essere tenuta in vita, ma dev’essere posta in condizione di generare una numerosa prole. Chi vorrà accusarmi di essere un sostenitore dell’eugenetica faccia pure.

Innanzitutto togliamogli questa orrenda sigla, che tanto fa pensare e un lager sovietico o a Guantanamo. Dev’essere individuato, l’orso, con la lettera M? Chiamiamolo Mercurio. Così entriamo trionfalmente nel mito. Leggiamo i versi iniziali del meraviglioso Inno omerico A Ermes (adopero l’edizione accuratissima di Filippo Càssola, 1975). “allora ella [Maia, la madre di Mercurio, congiuntasi con Zeus] generò un figlio dalle molte arti, dalla mente sottile, predone, ladro di buoi, ispiratore di sogni, vigile nella notte, che sta in agguato alle porte; egli ben presto avrebbe compiuto gesta famose al cospetto degl’immmortali”.

L’antichissima divinità micenea, poi olimpica, era venerata del pari dagli Etruschi e dai Romani. Nato all’aurora, la sua prima impresa fu d’inventare la lira tendendo corde nel guscio d’una tartaruga; simbolo stesso della musica, la donò ad Apollo, che la fece sua. E subito dopo (aveva poche ore di vita!) rubò il gregge delle sacre vacche di Apollo stesso. Psicopompo, ossia annunciatore della morte e colui che accompagna i defunti all’Ade, e messaggero degli dei. Questo è Mercurio.

Lasciamo da banda le funzioni misteriche e metafisiche. Parliamo dell’astuzia (Omero, o per dir meglio, l’Autore dell’Inno, lo chiama polytropos, lo stesso aggettivo che adopera per Ulisse: dalle molte arti; e aggiunge: dalla mente sottile). Ladro, è Mercurio; e addirittura divinità dei ladri protettrice: come ladri per necessità sono lupi, orsi, volpi. Ma dio dall’ingegno impareggiabile. È anche, infatti, colui che spinge l’uomo verso l’intelligenza: sia essa la scienza, sia l’arte degli espedienti.

Or quello che solo Ermes poteva fare, e dunque Mercurio è il nome dell’orso, è il modo com’è fuggito. Stando a quel che si legge, egli “ha scavalcato il recinto elettrificato della zona 1”: come ha potuto? Chiedetelo al suo dio, Ermes. Giunto in zona libera, “è entrato nel recinto dov’è rinchiusa una femmina; ha scavalcato un’altra recinzione elettrificata; indi si è trovato di fronte a un muro alto quattro metri, anche questo elettrificato con corrente a 7000 volt; e lo ha oltrepassato.”

Ci troviamo di fronte a un prodigio non solo d’astuzia, ma d’intelligenza allo stato puro. I guardiani sono stati i primi esterrefatti. L’orso Mercurio-Ermes possiede un’intelligenza molto superiore a quella dell’uomo: almeno quanto a essere “dalle molte arti e dalla mente sottile”. E noi vogliamo ucciderlo? Non solo ucciderlo sarebbe un sacrilegio verso il suo dio, che ce lo farebbe pagare. Ma una simile intelligenza va preservata attraverso le generazioni. Mercurio 49 deve creare una razza alla quale trasmetterla. Quando poi la biologia sarà giunta (pare traguardo non lontano) alla possibilità d’incrociare l’uomo con l’animale, il DNA di Mercurio 49 dev’essere instillato nella gran parte degli esseri umani. C’è caso migliorino.

www.paoloisotta.it

 

*Da Libero Quotidiano del 18.07.2019

Di Paolo Isotta*

2 Responses to Il caso (di P. Isotta). Perché non si deve ammazzare un prodigio come l’orso trentino

  1. Quegli orsi sono stati non provvidenzialmente reintrodotti in un ambienti che non eran più idoneo per loro, per gli ‘affarucci’ della politichetta soprattutto…Gli animalisti pensino piuttosto a debellare cinghiali e gabbiani nelle città e periferie…se hanno anche a cuore altre espressioni del mondo animale…

  2. Che sagoma questo Isotta, appartiene di diritto alla schiera degli degli ammazzasette di tutti i tempi. E quanto è pittoresco poi! Il divertimento è ogni volta assicurato. Vi consiglio il suo libro di memorie: vi farete una caterva di risate.

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