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Il caso. Dal Salone di Torino a La Spezia: si va verso un indice antifascista dei libri?

Pubblicato il 20 Maggio 2019 da Mario Bozzi Sentieri 
Categorie : Cultura

La tentazione omologante del politicamente corretto

Dopo l’esclusione dalla Fiera del Libro di Torino, la casa editrice Altaforte continua ad essere nel mirino delle migliori forze politiche democratiche e antifasciste. E’ toccato alla città della Spezia, dove Pd e tutte le opposizioni di centrosinistra sono andate all’attacco del sindaco, Pierluigi Peracchini, sostenuto da una maggioranza di centrodestra, che ha autorizzato la presentazione di un libro edito da Altaforte, nella biblioteca comunale Beghi, alla Spezia.

“È una vergogna! Un atto inaudito e gravissimo. Uno sfregio alla città medaglia d’oro alla Resistenza ed alla biblioteca pubblica intitolata ad un partigiano e sede dell’Istituto storico di Resistenza – hanno attaccato le opposizioni –   il sindaco Peracchini ritiri subito l’autorizzazione e chieda scusa alla città. Da parte nostra invitiamo i cittadini, le associazioni, le forze politiche democratiche ed antifasciste a mobilitarsi per difendere un luogo simbolo della Resistenza da questo oltraggio”. Risultato: la sede della presentazione del libro edito da Altaforte è stata cambiata, concedendo la Mediateca Regionale. Tutto a posto? Non proprio. Hanno protestato ancora le schiere resistenziali: “La Mediateca Regionale – Sergio Fregoso è un luogo pubblico e non sposta di un millimetro le ragioni del nostro no. L’unica decisione sensata che possono prendere il sindaco e il presidente Toti, trattandosi di edificio di competenza regionale, è non concedere a CasaPound alcuno spazio pubblico”. Non solo, a farsi avanti questa vola è stata anche la famiglia di Sergio Fregoso, a cui la mediateca è intestata, che ne ha rivendicato il passato antifascista e l’elezione a consigliere comunale del Pci come indipendente. Alla fine, sabato scorso, la presentazione del libro di Altaforte alla Spezia è avvenuta, con il solito presidio esterno dei resistenti e l’accompagnamento, fuori programma, delle campane suonate “a morto” dal parroco della vicina chiesa di Nostra Signora della Salute: “Oggi è morto quello spirito che ha pervaso questa città per moltissimi anni”, ha dichiarato il religioso, richiamandosi al suo predecessore … antifascista. 

Da Torino alla Spezia ed oltre è veramente imbarazzante che ci sia ancora qualcuno che, avendo evidentemente frainteso il dettato costituzionale, voglia esporre liberamente e perfino presentare in pubblico i suoi libri “non conformi”. 

Proprio per evitare questi continui sfregi alla democrazia, che rischiano di moltiplicarsi, con grave nocumento per la salute pubblica e grave imbarazzo per le amministrazioni locali, spesso impreparate sull’argomento, una via d’uscita potrebbe essere quella della creazione di un “Indice antifascista dei libri proibiti”, come fu l’“Index Librorum Prohibitorum”, creato dalla Chiesa Cattolica, a metà del XVI Secolo e soppresso dopo il Concilio Vaticano II.

Su modello dell’Index, che aveva il compito di “mantenere e difendere l’integrità della fede, esaminare e prescrivere gli errori e le false dottrine”,   potrebbe essere costituita una Commissione nazionale (Sant’Uffizio Antifa), composta da rappresentanti dell’Anpi, di Magistratura Democratica, da docenti di chiara fama antifascista, da qualche giovane dei Centri Sociali, deputata a valutare l’intera produzione libraria nazionale (oggi i titoli in commercio sono circa 500.000) evidenziando i volumi da mettere all’indice. Il decreto dell’Inquisizione romana prescriveva, pena la scomunica, “che nessuno osi ancora scrivere, pubblicare, stampare o far stampare, vendere, comprare, dare in prestito, in dono o con qualsiasi altro pretesto, ricevere, tenere con sé, conservare o far conservare qualsiasi dei libri scritti e elencati in questo Indice del Sant’Uffizio”. Il Sant’Uffizio Antifa potrebbe comminare quale pena, una sorta di scomunica laica, con la sospensione dei diritti costituzionali per i rei e la condanna, a seconda della gravità dell’eresia, ai lavori forzati presso tipografie antifasciste.  I libri proibiti andrebbero inseriti – per dirla all’antica –  in un “Catalogo di diverse opere, compositioni et libri, li quali come eretici, sospetti, impii et scandalosi si dichiarano dannati et prohibiti in questa inclita e democratica Nazione italiana”. 

Un solo dubbio – a margine della nostra proposta – ci assale: che l’offensiva proibizionista possa sortire l’effetto contrario. Un po’ come avvenne, nel secolo scorso, negli Stati Uniti, dove la messa al bando degli alcolici favorì la crescita del mercato nero, l’aumento del prezzo del prodotto e la diffusione dei liquori. Nel  caso dei libri “non conformi”   il rischio fa comunque corso, a maggiore gloria  della democrazia, della libertà e naturalmente dell’antifascismo.

@barbadilloit

Di Mario Bozzi Sentieri 

One Response to Il caso. Dal Salone di Torino a La Spezia: si va verso un indice antifascista dei libri?

  1. Grazie,M.Bozzi Sentieri per la tua sagace ironia !

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