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Appuzzuni. Manuel Grillo e le coraggiose edizioni “Settecolori” nel solco del padre Pino

di Rosalinda Cappello
17 Marzo 2013
in Cultura
1

manuelgrilloUn bambino dal sorriso dolce, con la guancia appoggiata alla spalla del padre che gli sorride, a sua volta, da sotto il suo nero “baffo importante”. Questa è la prima immagine, in una foto in bianco e nero sulla copertina del libro Era mio padre, che m’introduce alla storia affascinante, visionaria, coraggiosa e poetica della casa editrice Edizioni Settecolori, calabrese, in un panorama dominato dall’editoria del Nord. Una storia che si identifica con quella del suo fondatore, Pino Grillo – che niente ha a che fare con l’odierno “Grillo parlante” della crisi italiana – e proseguita oggi, con lo stesso spirito, dal trentaseienne figlio Manuel, con l’aiuto di un ristretto gruppo di amici, gli stessi di suo padre.

Un’esperienza che per la sua visionarietà e per il suo coraggio intellettuale ricorda quella della libreria del Buon Romanzo, raccontata dalla pagine di Laurence Cossé, dove i libri da vendere venivano scelti esclusivamente in base all’elevata qualità e al gusto del libraio – e di un ristretto gruppo di consiglieri – e non per rispondere alle leggi imposte dal mercato e dai potenti gruppi editoriali.

Pino Grillo si colloca dall’altra parte rispetto ai protagonisti del Buon Romanzo, tra chi i libri li pubblica. Un brutto male se l’è portato via nel 2000 a nemmeno cinquant’anni, ma questa morte precoce non ha spazzato via il forte ricordo della sua figura e la sua creatura. Una creatura nata alla fine degli anni Settanta, a cui dedicava le cure più amorevoli come a un figlio – anche a costo di sacrificare un po’ la famiglia – per la quale macinava chilometri e chilometri da Lamezia Terme su su verso l’Italia centrale e settentrionale, con l’auto carica dei suoi libri, quelli che aveva scelto di pubblicare a uno a uno, da distribuire e da far conoscere. Sempre sostenuto dagli amici, vecchi e nuovi, che il suo impegno politico e culturale gli aveva permesso di incontrare nel corso del tempo.

Un impegno visionario e controcorrente che nel 1984 lo avrebbe portato alla pubblicazione di C’eravamo tanto a(r)mati, una raccolta ideata da Maurizio Cabona e Stenio Solinas, con i contributi di alcuni tra i protagonisti di una generazione che li aveva visti combattere “gli uni contro gli altri armati”, guidata non sempre da buoni maestri in quegli anni neri come il piombo.

Un’azione coraggiosa, indipendente, quella di Pino Grillo, portata avanti con la sola forza della sua convinzione e della sua solida formazione intellettuale, che sicuramente non aveva il profitto come via maestra, ma il perseguimento di un chiaro progetto culturale non conformista, attraverso il quale nel corso degli anni avrebbero trovato voce in Italia presso i suoi tipi i lavori di Thomas Molnar, Alain de Benoist, Maurizio Cabona, Stenio Solinas, Drieu La Rochelle, Robert Brasillach, Jean Cau, Attilio Mordini, Abel Bonnard, Maurizio Serra, Giuseppe Del Ninno, Alberto Pasolini Zanelli, Nico Perrone, Gennaro Malgieri, Alberto Indelicato, Jean-Jacques Langendorf, e altri. Una scelta editoriale con cui è riuscito a tracciare il percorso di un pensiero libero, sganciato dalla dicotomia ideologica destra-sinistra o dalla triade liberismo-marxismo-capitalismo in campo politico, economico e sociale.

Un percorso che il figlio, Manuel, a dispetto di una generazione cresciuta per lo più nel disimpegno intellettuale ed esistenziale, in un atto d’amore ma anche di coraggio, visto il destino dell’editoria oggi, ha scelto di portare avanti, dividendosi tra la sua professione di farmacista, la famiglia e la sua grande passione per i cani, in particolare per il mastino dei Pirenei – «è buono, fiero, equilibrato e mi ha rapito», dice – grazie alla quale pochi giorni fa è arrivato fino in Spagna per seguire la 33esima Esposizione Monografica del Mastino dei Pirenei.

La sua decisione di proteggere e di far vivere la creatura del padre nasce in lui subito dopo la scomparsa del genitore che lo coglie, smarrito, giovane universitario. Un cammino di avvicinamento a una figura da riscoprire, partendo dalle suggestioni di sé bambino che rovistava «tra libri e riviste sparse dappertutto. Tutto m’incuriosiva – racconta –. Rovistavo scompigliando quel disordine mentre mio padre era intento a lavorare su un testo che sceglieva, curava e impaginava. Cominciai a intravvedere il suo mondo ascoltando le lunghe conversazioni al telefono, conobbi i nomi dei suoi amici, giovani intellettuali, esponenti della Nuova Destra, menti vigorose, giornalisti agli esordi. Tutti controcorrente, accomunati da idealità, esperienze, suggestioni culturali ed evasioni nei grandi miti».

Dopo la morte del padre, per Manuel continuarne il lavoro è un «imperativo morale». Da quel momento la Settecolori per lui diventa «non solo un’interessante vetrina di titoli e autori, ma soprattutto un cenacolo di cultura. L’ho sentita come la sua vera eredità, della quale mi sono appropriato con grande entusiasmo, dedicandole gran parte del mio tempo». Con l’aiuto degli stessi che in passato avevano collaborato con suo papà, primi fra tutti Stenio Solinas, Maurizio Cabona e Fabrizio Falvo. «La mia volontà di continuare il lavoro di mio padre sarebbe stata ben poca cosa – racconta – se non avessi incontrato la piena disponibilità e l’entusiasmo operoso di tutti coloro che, nel corso di questi anni, mi hanno sostenuto nelle non poche difficoltà affrontate per portare avanti e far vivere quella geniale e folle avventura».

Continuano ad arrivare così nuove pubblicazioni, non conformi, ancora oggi del tutto svincolate dalle leggi e dagli orientamenti imposti dal mercato editoriale. Come, tra gli altri, i saggi Fratelli separati. Drieu-Aragon-Malraux di Maurizio Serra, vincitore del Premio Acqui Storia nel 2008, e Vagamondo di Stenio Solinas, un diario intellettuale, un intreccio di storia, memoria, luoghi e tempi.

Ma accanto alla saggistica, anche la sezione narrativa si rinforza, attraverso «opere e autori di alto livello qualitativo, di cui non c’è ancora grande diffusione in Italia – spiega Manuel –, come il romanzo Die Türkin (La Turca) dello scrittore e romanziere tedesco Martin Mosebach, vincitore del Premio Georg Büchner 2007, il più prestigioso riconoscimento letterario tedesco – che verrà pubblicato a breve, primo in Italia, con il contributo del Goethe Istitut, che farà parte della collana “Solitudini”». E poi, sempre per la stessa collana sono in uscita l’inedito di Giuseppe Berto Elogio della Vanità con prefazione di Cesare De Michelis, 338171 T.E. su Lawrence D’Arabia dell’argentina Victoria Ocampo e Les Egouts du Paradis (Le fogne del Paradiso) di Albert Spaggiari, «la cronaca del colpo del secolo scorso, quello ideato dallo stesso Spaggiari, che firmò con la scritta sul muro del caveau della Société Générale di Nizza: “Sans armes, ni haine ni violence” (“senza armi, né odio, né violenza”)».

A fa ben sperare, per il proseguimento della Edizioni Settecolori, anche il coinvolgimento di giovani negli incontri in tutta Italia, persino in luoghi come i circoli Arci, dove C’eravamo tanto a(r)mati aiuta a superare il pregiudizio iniziale.

(Per saperne di più sul catalogo http://www.settecolori.it/-site-/index.asp).

Rosalinda Cappello

Rosalinda Cappello

Rosalinda Cappello su Barbadillo.it

Tags: brasillachcélineedizioni settecolorimanuel grillorosalinda cappellostenio solinas

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