Invia una lettera all’indirizzo email: carastefania.lettere@gmail.com

Cara Stefania,
ho 55 anni, un marito, dei figli, una famiglia che amo e una vita piena. Eppure, se penso alle mie relazioni
al di fuori della famiglia, mi sento sola.
Ho sempre dato molto alle persone a cui voglio bene: tempo, ascolto, disponibilità, aiuto concreto. Sono
quella che chiede sempre, genuinamente, “come stai?” e ascolta la risposta, che si ricorda di un momento
difficile, che trova il tempo di offrire un supporto morale quando un’amica ha bisogno di parlare, anche
quando di tempo ne ha pochissimo.
Molte persone mi cercano, quando hanno bisogno di qualcosa, ma raramente per chiedermi come sto. Se smetto di chiamare, alcune amicizie semplicemente scompaiono. Se ho bisogno io, improvvisamente tutti hanno vite molto impegnate.
Quando ci si accorge di dare più di quanto si riceve, occorre dare meno o accettare che le relazioni siano anche questo?
Elena
credo che la domanda che si pone alla fine della sua lettera sia giusta. Ma la formulerei così: non “il problema sono io?”, bensì “il mio modo di costruire le relazioni contribuisce a creare questa dinamica?”.
Non è la stessa cosa.
Essere generosi, disponibili, capaci di ascoltare sono qualità preziose. Ma quando siamo sempre noi a
chiamare, aiutare, comprendere, adattarci e trovare il tempo, rischiamo inconsapevolmente di insegnare
agli altri quale posto siamo disposti a occupare nella relazione: quello di chi dà e chiede poco.
E gli altri, non necessariamente per egoismo o cattiveria, si abituano a ricevere. La reciprocità, inoltre, non significa tenere una contabilità perfetta dei gesti. Ci saranno momenti in cui un’amicizia sarà sbilanciata, perché uno dei due ha più bisogno dell’altro. Ma, nel tempo, dovrebbe esistere la sensazione che entrambi siano interessati alla vita dell’altro, che entrambi cerchino, ascoltino, si ricordino, si facciano presenti.








La sua lettera, oltre a generare un’ovvia solidarietà e simpatia, mi ha fatto ripensare a quando ero ventenne e non avevo un grande successo con le ragazze. Perche? Perchè preferivano menzogneri, attaccabrighe, antipatici, arroganti e non me? Bella domanda, ma la risposta non l’ho mai trovata (almeno a quell’età) e, dando una scorsa alla cronaca, vedo che le cose non son cambiate. Il borderline avrà, in generale, sempre più successo con le donne che uno ‘perbene’, studioso e corretto, forse timido, perchè appare trasgressivo, divertente…. Ahimè…