
C’è una Calabria che, nelle ore più silenziose della notte, torna alla natura. È quella delle tartarughe comuni, battezzate caretta caretta dal naturalista svedese Carl Linnaeus, riprendendo il termine karet (guscio) della lingua malese. Esse raggiungono la spiaggia, scavano nella sabbia, depongono le uova e poi scompaiono lentamente nel mare.
Sulla Costa degli Dei questo antico rito è sempre più frequente. Nel 2026, infatti, le cronache registrano una crescita delle nidificazioni tra Tropea, Parghelia, Ricadi e Zambrone, confermando il ruolo del litorale vibonese come nuovo territorio di riproduzione della specie.
Una presenza che viene da lontano
Già negli anni scorsi Tropea registra episodi di nidificazione, compreso un caso particolarmente significativo nel 2020. Nel 2025, inoltre, alcune uova risultano minacciate dalle condizioni della spiaggia e sono trasferite per la schiusa.
Ma la storia della caretta caretta nel territorio non è solo di nidi. Anche il mare diventa luogo di salvataggio. A Tropea viene recuperato un esemplare ferito al carapace durante un’escursione in barca, mentre nel Vibonese altri esemplari vengono soccorsi e successivamente affidati ai centri specializzati.
Dove la sabbia è adatta
Il fenomeno è più evidente lungo la costa di Ricadi. Nel giugno 2025 è individuato un nido a Capo Vaticano, mentre nel luglio 2026 si scopre il terzo nido a Ricadi. E’ una stagione da primato per la Costa degli Dei.
La tartaruga sceglie la spiaggia per determinate caratteristiche della sabbia, tranquillità e condizioni ambientali favorevoli. E quando torna a deporre, compie un viaggio che sembra obbedire a una memoria ancestrale del luogo.
Parghelia e Zambrone: il popolamento
Nel 2025 Parghelia registra addirittura un secondo nido di caretta caretta, segnalato da Legambiente Ricadi. Nel 2026, invece, è Zambrone a conquistare l’attenzione: viene censito il quarto nido della stagione sulla Costa degli Dei e dalla schiusa emergono 84 piccole tartarughe, che dalla sabbia raggiungono il mare.
Sono immagini di straordinaria potenza: decine di minuscoli carapaci affiorano contemporaneamente dalla sabbia e cercano istintivamente il mare.
L’ora della schiusa
La femmina depone generalmente decine, talvolta oltre cento uova, in una cavità scavata nella sabbia. L’incubazione è di diverse settimane e la temperatura del nido condiziona anche il sesso dei piccoli. Alla schiusa, le tartarughine si aprono la via verso la superficie, poi attendono il buio per dirigersi verso l’acqua.
E’ la parte più difficile. Luci artificiali, rumore, presenza umana, mezzi sulla spiaggia, rifiuti e alterazioni dell’habitat possono disorientare i piccoli e compromettere una corsa verso il mare che, in natura, appare quasi perfetta.
Salvare un pezzo di litorale
La caretta caretta diventa così un indicatore della salute del litorale. Ogni nido protetto, ogni uovo salvato, ogni esemplare recuperato dopo una ferita racconta una battaglia silenziosa per la biodiversità. I centri specializzati calabresi svolgono un ruolo decisivo nel recupero e nella riabilitazione degli animali feriti; tra questi opera il Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone, punto di riferimento regionale per il soccorso e la conservazione.
La Costa degli Dei, da Pizzo a Nicotera, possiede dunque un patrimonio che va oltre il paesaggio e il turismo. La presenza crescente della caretta caretta obbliga a guardare la spiaggia con occhi diversi: non solo come luogo di balneazione, ma come una “sala parto” della natura.
E quando, nelle notti d’estate, una piccola tartaruga rompe il guscio, attraversa la sabbia e raggiunge il Tirreno, è la Costa degli Dei stessa a ritrovare una memoria antichissima: quella di un mare ancora capace di generare vita.








La Natura con il suo fantastico ciclo riproduttivo ricorda all’uomo contemporaneo che il mondo è un “organismo” complesso è non è il luogo di una sola specie. La diversità della natura è una ricchezza che va tutelata e conservata a cui tutti noi siamo chiamati a partecipare e contribuire, anche a costo di alcune rinunce.