
Gradiremmo soffermarci sull’analisi di Sandro Marano pubblicata giorni fa su Barbadillo in tema di ambiente, “Il cielo dei Verdi si è da tempo oscurato e il sole ormai non ride più”.
Prime di riflettere su taluni passaggi dello scritto di Marano, di cui ben conosciamo la sensibilità ambientalista che da una vita lo pervade, è d’obbligo partire una considerazione generale.
Perché il movimento dei Verdi o se volete i Verdi da subito si dettero una connotazione partitica e non associazionistica, cosa quest’ultima che si sarebbe rivelata forse più credibile?
Quando si dà vita ad un’associazione, che è cosa ben diversa da un partito politico, si presuppone che questa, per gli obiettivi che si propone debba agire, quale movimento di opinione, parlando ai cittadini ed interloquendo con tutte le realtà, istituzioni e partiti compresi, nessuno escluso.
Quando un’associazione, specie se si definisce apolitica, perde credibilità? Quando strizza l’occhio ad un partito o ad un’area politica ben definita e/o il massimo esponente, ovvero colui che la guida, si candida alle elezioni politiche …per formulare proposte di legge che vadano nella direzione giusta e nel rispetto dei principi per i quali è nata l’associazione che ho l’onore di presiedere… Coerenza e correttezza vorrebbero che si resti fuori dalla politica, nel caso però si voglia percorrere la detta via, al fine di dare seguito ai principi dell’associazione, è opportuno che esponenti e rappresentanti della stessa si candidino in tutti i partiti e movimenti partecipanti alla competizione. Solo agendo trasversalmente si può apparire credibili.
Orbene, i Verdi nostrani, fin da subito vollero darsi una connotazione partitica tant’è, come sottolinea Marano nel suo scritto, al “loro apparire le Liste Verdi, fondate nel 1986 da esponenti della società civile e da associazioni ambientaliste, avevano suscitato simpatie e speranze”. Ciò è innegabile, ma vi sono alcuni aspetti, tali da farci affermare che il sole dei verdi non ha mari riso.
Ebbene, il 1986 è l’anno del disastro nucleare avvenuto nella sovietica Cernobyl, è il periodo in cui, i movimenti pacifisti sfilano per il disarmo a senso unico dell’occidente non accorgendosi di quanto avviene nell’est comunista; forse sono consapevoli che la contrapposizione Est-Ovest è più falsa che reale?
In pratica, mentre lo scempio dell’ambiente si consumava in tutte le latitudini del mondo, le manifestazioni contro il nucleare le vedevamo solo in casa nostra. Perché?
Ecco, quindi, uno dei primi peccati originali dei Verdi nostrani.
Altro aspetto della riflessione di Marano è la enfatizzazione della figura di Alex Langer, secondo cui i Verdi potevano avviarsi a diventare “un punto d’incontro di rifondazione e di fusione di aspirazioni vecchie e nuove, dove intorno all’ecologismo, accanto a qualche bandiera lasciata cadere a sinistra, si raccolga anche qualche idealità smarrita tradizionalmente dalle sinistre e magari rifugiata a destra”.
Anche in tal caso l’analisi di Marano, per quanto rispettabile, omette taluni aspetti del percorso ideologico di Alexander Langer, politico di formazione cattolica, militante di Lotta Continua, fondatore del partito altoatesino Neue Linke/Nuova Sinistra, pacifista ed europeista convinto. Il biglietto da visita di cui sopra lasciava già intravvedere una connotazione marcatamente di sinistra di quanto andava a fare Langer quale ispiratore della Lista Verde, un partito che, in quella Italia della metà degli anni Ottanta, difficilmente avrebbe potuto mettere “da parte i pregiudizi ideologici”, visto l’alto tasso di litigiosità politica in un quadro ideologico fortemente acceso.
Sarebbe stato auspicabile, per avere più credibilità, che la nascente Lista Verde si fosse data una connotazione associazionistica di opinione sulla gente, e di pressione sulle istituzioni. Ciò non avvenne e si optò per la via ambientalista alla politica. E qui l’errore fu ancora più marcato perché sarebbe stato auspicabile, in nome dall’ambiente, preliminarmente alla nascita del partito verde, un incontro, più incontri, di persone di opposte tesi e tendenze, provenienti da diversi percorsi culturali, in modo da stabilire principi e valori di quanto si sarebbe andato a fondare. Sarebbe stato questo il sogno di Sandro Marano, intellettuale scevro da ogni pregiudizio ideologico, sempre disposto a dialogare e confrontarsi con chiunque, che peraltro credette a quell’avventura fantasticamente ambientalista dove si sarebbero potuti affermare, a suo dire, i valori di “identità, di tradizione, di ‘patria’” frammisti ad una domanda “di interiorità e di spiritualità” per “una rivalutazione dell’iniziativa personale e comunitaria”. Forse Marano, visionariamente dissertando, nel suo intimo pensava ad una nuova stagione fatta di nuovi incontri e nuove sintesi per andare oltre gli steccati ideologici. Quei valori in cui Marano credeva e continua ancora oggi a credere, non potevano avere cittadinanza in quel mondo ambientalista di matrice internazionalista, che li ha talmente avversati, da sposare in seguito, coerentemente e da sinistra, gli edonistici plus valori della imperversante globalizzazione. Dice nulla a Marano che molti rivoluzionari di sinistra sono diventati dei convinti e coerenti ultra-liberisti?
Non a caso la Lista Verde non fece altro che annoverare esponenti provenienti grossomodo dalla estrema sinistra. Ad ulteriore riprova è opportuno citare il poco coraggio avuto per la causa ambientalista allorquando, venuto meno il periodo del proporzionale, nel momento in cui nel nostro paese ha cominciato ad imperversare il maggioritario, anziché intraprendere una battaglia politicamente sana e verde ed elettoralmente alternativa al centrodestra ed alle sinistre non proprio sensibili ai temi ambientali, i Verdi si schierarono a sinistra, non certamente in nome dell’ecologia. Perché avvenne ciò? In ragione di quei peccati originali e successivi che avevano pervaso i Verdi.
Alla fine Marano riconosce il fallimento dei Verdi appiattitisi “via via su posizioni di sinistra” lui che, almeno inizialmente, coltivando tante speranze, aveva visto il sole ridere nel cielo dei Verdi, fenomeno questo, di cui noi non ci siamo mai accorti!







