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Esteri. Canfora: “La Rivoluzione russa, Stalin e De Gasperi, il ‘mostro’ Putin”

Pubblicato il 31 marzo 2017 da Francesco Petrocelli
Categorie : Esteri
Luciano Canfora

Luciano Canfora

“Pensare la Rivoluzione russa” è l’ultima fatica di Luciano Canfora, che al festival Pagine di Russia ha scavato nei meandri della revolyutsiya che compie cent’anni, illustrando il pensiero di Saitta e di Deutscher, definendo il ruolo cruciale di Stalin e riflettendo sulla Russia di Putin.

Rosenberg, il “socialista senza partito” che intuì il corso di Stalin

“Rosenberg è vicino alle opere di Deutscher, come La Russia dopo Stalin. Rosenberg nasce antichista, diventa docente di storia, è fieramente monarchico e va in guerra come ufficiale. Addirittura quando vede che le sorti della guerra sorridono alla Germania scrive il bollettino per i soldati. Dopo, però, si trova a respirare il clima di crisi, vede l’Imperatore abdicare, il Bundestag con la bandiera rossa: Rosenberg diventa socialista dell’USPD, movimento che nel ’20 confluisce nel KPD comunista. In un men che non si dica Rosenberg, divenuto pure membro di una commissione incaricata di giudicare i danni di guerra e le colpe tedesche (siamo al paradosso), diventa esponente del KPD nel Comintern. E’ qui che esce dal partito, all’urlo di “sono un socialista senza partito”. Negli anni della conversione politica scrive di storia recente: a quel periodo risale il saggio Storia del bolscevismo. Da Marx a Stalin, pubblicato in Italia nel ’33 da Gentile. Qui Rosenberg – che non è più trozkista – teorizza che la rivoluzione russa ha preso finalmente la sua torsione in senso nazionale grazie a Stalin: partito come moto che punta all’assoluto internazionalismo, ora è parte essenziale dell’elemento nazionale. La Rivoluzione russa diventa stato nazionale interessato alla sua politica nazionale. C’è l’intuizione che il fatto storico comincia in un modo e poi diventa altro: “L’ex comunista che capisce ciò, aiuta anche gli altri a capire. Mentre la Russia di Stalin sale, il Comintern scende”. Così tuona Rosenberg e ha ragione: presto l’inno non è più l’Internazionale e nel ’43 Stalin scioglie il Comintern, con la convinzione che ognuno andrà sulle proprie gambe”.

De Gasperi e Stalin. Così lontani eppure così vicini?

“L’insospettabile De Gasperi, icona duratura, al Brancaccio di Roma, il 22 luglio 1944, affronta il problema nevralgico del rapporto con i comunisti in casa e l’URSS fuori di casa: “L’esperimento russo, senza sminuire il merito del genio di Stalin, porta la speranza di un mondo nuovo. Vanno chiariti e discussi molti punti di divergenza. Se vedo l’URSS come futura unione dei popoli? C’è qualcosa di simpatetico e suggestivo nella Rivoluzione russa”. Continua poi il capo della DC: “Quando vedo che Hitler e Mussolini hanno perseguitato uomini per la loro razza, e i Russi cercare la fusione di 160 razze, in questo tentativo vedo qualcosa di universalmente cattolico”.  Alla morte di Stalin – di mezzo c’è stato il piano Marshall, la Nato, è iniziata la Guerra Fredda, il muro di Berlino – De Gasperi (da Presidente del Consiglio), fa un discorso ripreso in toto dal Corriere della Sera: “Non ci ha mai aiutati nel dopoguerra, ma ora che è morto lascia un vuoto. Speriamo che i suoi tentativi di evitare nuovi conflitti siano perpetrati dai suoi successori”. E sempre sul Corriere campeggia quel giorno anche un (esagerato) elogio di Lenin come genio universale: “Abbiamo dissentito con Stalin su tutto, ma Stalingrado è la nostra libertà”. Importante è anche il discorso fatto da Nenni per l’occasione: “La capacità di Stalin è di aver evitato che la Rivoluzione russa facesse la fine della Rivoluzione francese. Abbiamo dissentito quasi su tutto, ma la Storia ha deciso prima ancora che Stalin affrontasse il giudizio della posterità”.

 

Per l’Occidente ora il mostro è Putin. Non è cambiato nulla

“La Russia odierna ha attraversato un crisi mostruosa, anni di sbandamento, di asservimento e di svendita allo straniero. Ma come le grandi potenze, è tornata. E oggi il nemico, pur essendo così diverso dal nemico di allora, è sempre additato come il male. La contrapposizione dunque non era di principi, ma di potenza, lo vediamo nel presente. La stampa costruisce il mostro Putin, che si comporta da statista. Con un certo richiamo alla tradizione. Il Paese ha ritrovato se stesso. Sulla decolonizzazione Lenin scriveva che sarebbe stato doveroso guardare ai Paesi decolonizzati, perché loro sarebbero stati gli alleati futuri. Ecco il lascito della Rivoluzione russa: la decolonizzazione del mondo”.

@barbadilloit

 

 

Di Francesco Petrocelli

9 risposte a Esteri. Canfora: “La Rivoluzione russa, Stalin e De Gasperi, il ‘mostro’ Putin”

  1. Stalin fu un grande, mostruoso criminale, capo del regno dell’inefficienza e della barbarie, senza neppure essere personalmente un genio. De Gasperi e Nenni al solito non avevano capito nulla. Punto.

  2. Felice (che io chiamerei beato, come l’ignoranza) non saprebbe spiegare come può il regno dell’inefficienza (che per definizione non sa fare nulla, appunto: è inefficiente) sconfiggere lo stesso esercito
    che poco prima aveva conquistato la Francia in 20 giorni e costretto l’Inghilterra alla precipitosa ritirata di Dunquerque. Allora la Francia e l’Inghilterra sono l’impero dell’inefficienza, non solo il regno…

  3. Stalin senza gli errori di Hitler e l’aiuto americano sarebbe finito al zoologico di Berlino. Magari!

  4. Questi fatti li puoi trovare facilmente tramite google (una persona di media cultura li conosce):

    1) Quando la Wehrmacht riceve la prima sconfitta della guerra (nel Dicembre 1941, a Mosca, ad opera dell’Armata Rossa) gli USA nemmeno sono in guerra con la Germania.

    2) Nessun soldato americano ha mai visto un soldato tedesco prima del luglio 1943 (sbarco in Sicilia), quando l’URSS conquista la superiorità strategica nei carri armati (i T34: naturalmente sovietici al 100%) rispetto alla Germania. L’evento bellico determinate è la battaglia di Kursk,

    3) Luglio 1943 è giusto un limite inferiore, in realtà gli USA non minacciano direttamente la Germania prima del luglio 1944 (sbarco in Normandia). Ma già nel dicembre 1943 Stalin cessa di chiedere l’apertura del II fronte, perché ‘abbiamo ormai forze sufficienti per arrivare a Berlino da soli’ (Stalin). Per sottolineare questo fatto disdice il vertice con USA e GB a Casablanca.

    Penso che questo basti (se no c’è il resto…).

  5. Se la Germania fosse stata in guerra solo con l’URSS avrebbe vinto, invece noi italiani ce la ingegnammo di fallire in due aree letali (Balcani ed Africa, per non parlare della nostra resa del ’43). La Battaglia di Mosca del ’41 non fu persa dalla Germania che mantenne le posizioni. Kursk non fu una battaglia perduta. Stalin era tanto poco sicuro di vincere che ancora nel ’44 (molto dopo Stalingrado) meditava di uscire la conflitto. Fu la pretesa tedesca di mantenere Polonia ed Ucraina, vitali per le materie prime, a bloccare ogni ipotesi di armistizio.

  6. La mancata vittoria della Germania ha significato il suicidio definitivo dell’Europa, avviato con successo con la Prima Guerra Mondiale! La Russia (tolti i romanzieri, il balletto e qualche musicista) è quasi solo barbarie asiatica…

  7. Felice, se fossero vivi Ivan il Terribilè , il Grande Tamerlano o meglio il Gran Khan che ha costruito l’Impero più grande in senso geografico della Storia ,ti metterebbero sotto gli zoccoli dei loro cavalli e poi li farebbero ballare….

    Ha ragione Acciaion, la Grande Germania ha perso la guerra con la Santa Russia.
    E lì a Stalingrado che è cambiato il destino del mondo. Li Slavi e Germani hanno combattuto una battaglia da 1000.000 di morti a 40 gradi sotto zero.
    Una cosa che in Occidente manco c’è la sognano in quanto a tragicita’.
    Se Slavi e Germani si fossero dati la mano avrebbero segnato la storia Europea per i prossimi 10.000 anni.
    E qui fu l’errore di Hitler.
    Credere di vendicare Tanneberg senza aver regolato la Perfida Albione..
    E ci ha sacrificato pure Rudolf Hess credendo alla pace con gli Inglesi…
    Che essendo per lo.più Tedeschi isolani credono a tutto tranne che alla Pace con il nemico…

  8. Tu sogni senza pause. L’URSS di Stalin non meritava di sopravvivere. Purtroppo successe.

  9. Ma Tamerlano e Gengis Khan forse furono russi? Ivan era un folle…

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