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Il caso. Borgognone, “L’immagine sinistra della globalizzazione” e la sinistra che dimentica i poveri

Pubblicato il 23 febbraio 2016 da Augusto Grandi
Categorie : Politica
La sinistra sensibile ai dogmi del grande capitale

La sinistra sensibile ai dogmi del grande capitale

Il pifferaio magico sta conducendo le destre verso il precipizio finale. E’ cosa buona e giusta. Le imminenti elezioni amministrative metteranno fine, ed era ora, alla farsa di chi crede di avere ancora qualcosa da dire ad un esercito di fedeli e si ritroverà, invece, senza truppe cammellate alle urne. La delirante scelta di imporre candidati privi di seguito e privi di identità avrà il pregio di chiudere definitivamente un periodo con la speranza che se ne possa aprire uno nuovo.

Dove i concetti ottocenteschi di destra e sinistra saranno cancellati, dimenticati, ignorati. Di fronte a vertici di fantasmi che discettano su quale candidato imporre, senza distinzione politica perché per loro la politica è morta, stanno nascendo sentimenti nuovi. Paradossalmente le dichiarazioni più intelligenti su invasori e matrimoni gay sono arrivate dal comunista Marco Rizzo che ha parlato di immigrazione imposta da un capitalismo alla ricerca di schiavi e di armi di distrazione di massa a proposito delle interminabili discussioni su un problema che riguarda una piccolissima minoranza di italiani mentre si evita di parlare di una ripresa promessa e svanita prima di concretizzarsi.

Peccato che Rizzo non sia ancora riuscito a scrollarsi di dosso quel retaggio inutile ed insulso legato a chi, grazie all’invenzione dei nuovi partigiani dell’Anpi, si è ritagliato posizioni di vantaggio economico e politico. Ma una critica, feroce, a questa incapacità di liberarsi delle scorie del passato arriva proprio da sinistra. Dal giovane filosofo Paolo Borgognone che, dopo un corposo libro dedicato alla Russia, ha pubblicato per Zambon un immenso volume (oltre mille pagine) dedicato alla situazione politica.

Il libro “L’immagine sinistra della globalizzazione”

Il libro “L’immagine sinistra della globalizzazione”

Già il titolo aiuta: “L’immagine sinistra della globalizzazione”. Dove il “sinistra” non è sinonimo di funesto o sfavorevole, ma anche e soprattutto è un riferimento politico. Ad uno schieramento che ha rinunciato ai sogni di rivoluzione e di cambiamento per trasformarsi nel maggior sostenitore del turbo capitalismo. Una sinistra che ha rinunciato alla difesa dei più poveri per diventare la paladina degli alto borghesi globalizzati e dei pochi super capitalisti che controllano la stragrande maggioranza della ricchezza mondiale.

Una sinistra che blatera di antifascismo per inventarsi nemici inesistenti e distogliere l’attenzione dai problemi veri. Una sinistra che idolatra gli Usa ed Obama, che cancella i diritti dei lavoratori per sostituirli con i desideri individuali senza limiti e senza controlli. Una sinistra che lotta contro le frontiere per creare un nuovo mondo di sradicati assoldabili a poco prezzo in ogni parte del mondo. Con gusti omologati, con una sola lingua, con i consumi come unico obiettivo di vita.

E non è un caso che Borgognone abbia scelto, per introdurre il suo ottimo lavoro di demolizione e di ricostruzione, le frasi di personaggi come Alian de Benoist e Marine Le Pen. Una Marine Le Pen che replica alla “sinistra” Lilli Gruber. Ed è evidente che Paolo Borgognone, nello scontro, non è dalla parte della Gruber.

@barbadilloit

Di Augusto Grandi

8 risposte a Il caso. Borgognone, “L’immagine sinistra della globalizzazione” e la sinistra che dimentica i poveri

  1. Mettiamo fuori legge l’ANPI, oggettivamente eversiva.

  2. E’ anche evidente che Borgognone non farà carriera negli atenei né diventerà editorialista nei grandi giornali

  3. Cosi come sembra sia capitato a CANTONE. Da quando ha fatto sapere di essere di destra e sparito.Nessuno lo menziona piu,sembra sia un DIS-apparasido.Sempre democraticamente e in nome della così detta libertà di pensiero.Ovviamente!!!

  4. … una sinistra che stermina la scuola, che approva il lavoro minorile spedendo ragazzini delle superiori a lavorare saltando le lezioni, che fa la guerra al liceo classico, che sventola la bandiera dell’inglese all’asilo per farci fare gli sguatteri a Londra …

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  7. Carissimi di Barbadillo,
    vi segnalo che il libro di Paolo Borgognone verrà presentato a Bologna sabato prossimo 19-3 alle 15.30 al Centro sociale Costa (via Azzo Gardino 48, zona porta Lame). Sembra un’iniziativa davvero interessante, io ci andrò e invito ad andarci. Fra l’altro l’incontro fa parte di un ciclo che si intitola così:

    Come e perché la società del capitale fabbrica guerra e falsa opposizione

    Riporto l’introduzione al ciclo di incontri, promossi dal blog http://www.controinformazione.info:

    Nella società del capitale, sin dai suoi esordi, fabbricare guerra e falsa opposizione non è mai stato una semplice opzione: ha significato e significa (forse oggi più di prima) formare – non a caso da dentro la sua “anima” meglio riposta, là dove alberga il suo principio determinante – due fra le articolazioni principali che ne promuovono l’incessante riproduzione; tanto “in profondità”, nell’immaginario e nei rapporti sociali, quanto nello spazio, ormai esteso senza distinzione a tutte le aree del pianeta.
    Se nel caso della guerra ciò che occupa senz’altro il davanti della scena è la secolare dimensione geopolitica ed economica dei conflitti, con la creazione di falsa opposizione siamo di fronte – a partire quanto meno dalla rivoluzione francese – alla dimensione delle strategie propriamente ideologiche che mediante dissimulazione via via più sottile mirano a porre l’establishment in una condizione di immunità invero permanente, in quanto per nulla incrinabile da forme di critica e contestazione rivelatesi “in matrice” fedeli ai suoi dettami cognitivi e “valoriali”.
    Nel corso dei quattro incontri, cercheremo di vedere come queste due dimensioni fabbricate dai dominanti vengano da essi agite in effettiva, stretta simbiosi: nel confronto, incerto e non ancora dispiegato, fra la potenza egemone unipolare e gli aspiranti protagonisti del mondo multipolare; in due dei più atroci laboratori “a piaghe aperte” del Nuovo Ordine Mondiale, le guerre in Afghanistan e in Ucraina; nelle tante stanze del castello di false piste costruito, per lunghi decenni, incastonando l’ideologia della (fu) sinistra nell’anima più oscura della mondializzazione.

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