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Libano. La “bomba umanitaria” dei profughi siriani e la chiusura dei confini a Nord

Pubblicato il 20 marzo 2015 da Fabrizio Ciannamea
Categorie : Esteri

siriaIl governo libanese ha, ormai da diversi mesi, chiuso le barriere sul confine siriano. Per i profughi provenienti dalla Siria diventa sempre più difficile entrare nel Paese dei Cedri. Già nell’ottobre 2014, infatti, il ministro libanese Rashid Derbas, ha affermato: “Il Libano non sta più accogliendo ufficialmente nessun rifugiato siriano, eccetto quelli con pressanti ragioni umanitarie. Chiunque passi il confine siriano-libanese sarà interrogato e dovrà avere una ragione umanitaria per entrare”.

Dal 2011,secondo la relazione dell’Unhcr, i siriani che hanno varcato i confini a Nord del Libano sono circa 1.200.000. Per l’inizio del 2015, invece, erano attesi, altri 1.500.000 profughi, su una popolazione di circa 4 milioni di libanesi. Una vera e propria “bomba umanitaria”, pronta ad esplodere. I centri adibiti per i rifugiati siriani sono equamente distribuiti in tutto il Paese. Il Libano, dall’inizio del conflitto siriano, si è fatto carico di un’immensa responsabilità: assicurare una protezione a tutti coloro i quali, fuggendo dalla guerra, cerchino la pace oltre le macerie siriane.

Il governo libanese, formato da rappresentanze dei diversi gruppi religiosi del Paese, ha, inizialmente, mostrato la propria disponibilità per l’accoglienza dei profughitrasformatasi poco dopo in rancore. Due sono le preoccupazioni della popolazione libanese, nei confronti dell’immigrazione siriana. La prima riguarda il lavoro e i livelli minimi di stato sociale. Spesso i siriani sono stati accusati di abbassare il costo medio dei salari, occupare posti di lavoro, nelle scuole e negli ospedali. La seconda è, naturalmente, la minaccia fondamentalista. Vi è infatti, il fondato timore che tra le centinaia di migliaia di profughi siriani, si nascondano fautori della jihad armata. Inoltre, la maggior parte dei rifugiati siriani vengono indirizzati nei campi profughi del Libano settentrionale, la regione più “calda”, del Paese, maggiormente esposta all’intemperie della jihad. Lì ,infatti, tra Tripoli e Baalbek, si trovano le roccaforti del fondamentalismo, dove spesso le formazioni nere di Al Nusra reclutano numerosi combattenti.

Il Paese dei Cedri si trova, ancora una volta, a fronteggiare il problema dell’immigrazione.E tra i numerosi problemi interni, la debolezza del governo, l’ombra della jihad, l’unica soluzione alla “bomba umanitaria” che arriva dalla Siria è stata la drastica chiusura dei confini.

@barbadilloit

Di Fabrizio Ciannamea

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