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Riviste. Storia in Rete di gennaio con speciale sulle minacce dell’Isis

Pubblicato il 13 gennaio 2015 da Redazione
Categorie : Cultura

Storia in Rete di gennaio esce in edicola con un incredibile coincidenza con le notizie dell’attualità. Gli attentati di Parigi infatti venivano compiuti proprio mentre il mensile andava in tipografia con la copertina dedicata alle minacce dell’ISIS contro Roma. Rodomontate di fanatici, forse, ma con radici antiche, addirittura nelle parole dello stesso Profeta. È a Maometto, infatti, che la tradizione attribuisce il vaticinio della conquista delle capitali dell’occidente, Costantinopoli prima e Roma poi. Storia in Rete ripercorre così i tentativi dei Saraceni di conquistare la Città Eterna, con le razzie e i saccheggi che devastarono l’intero centro-sud della Penisola fra nono e decimo secolo, e poi lo sbarco ottomano a Otranto, coi suoi Ottocento Martiri, quando il sultano Maometto II si presentò al Papa scrivendogli di essere “l’erede legittimo dell’Impero Romano” e dunque il legittimo pretendente al trono su Roma.

Il mensile diretto da Fabio Andriola torna poi su un tema più volte trattato, quello del delitto Matteotti. Lo spunto è stato dato da una intervista rilasciata da Arrigo Petacco sul blog di Beppe Grillo, nella quale il giornalista affermava l’estraneità di Mussolini al rapimento e all’omicidio del capo dell’opposizione socialista nel 1924. Una presa di posizione che ha suscitato un vero vespaio (ultimo in ordine di apparizione, Sergio Cofferati, che ha proferito parole gravi contro Petacco) soprattutto fra i lettori e gli elettori di Grillo. E che precede di poco l’uscita di un nuovo studio di Enrico Tiozzo, l’outsider della storia (è docente di letteratura) che con le sue acute indagini sul delitto ha aperto un nuovo filone interpretativo del fattaccio che rivoluziona tutte le tesi precedenti, soprattutto quelle dei “colpevolisti” come Mauro Canali.

Molti altri sono gli spunti di riflessione che Storia in Rete offre ai lettori questo mese: fra questi la vicenda dei “coolies”, gli emigrati cinesi e indiani usati come bestie da soma nelle colonie europee in Sudafrica e Caraibi (che tanto lunga la dice sull’onestà di chi oggi predica la “bontà” delle ondate migratorie), e poi il ricordo del Proclama di Rimini, atto seminale con il quale duecento anni fa Gioacchino Murat cercò di radunare attorno a sé gli italiani per la loro indipendenza. E ancora lo scheletro nell’armadio della tanto celebrata socialdemocrazia svedese: l’eugenetica predicata dai coniugi Myrdal, premi Nobel che sostennero la sterilizzazione forzata degli “idioti” nel paese scandinavo a partire dagli anni Trenta.

Infine, avvicinandosi il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, si apre una galleria di ritratti di eroi italiani: il primo è Francesco Baracca, l’asso degli assi, al quale il Museo Caproni sta dedicando una grande mostra.

Di Redazione

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