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Tv. Perché Benigni è fuffa rispetto alla Rai che trasmetteva Alianello o Dostojevskij

Pubblicato il 2 gennaio 2015 da Luigi Iannone
Categorie : Cultura Televisionando

benigniE’ bene ritornare sui Comandamenti di Benigni a distanza di qualche giorno, nel momento in cui la marea si ritira, la spuma delle glorificazioni si dissolve e la critica televisiva e teologi di ogni risma si sono sperticati in lunghi peana prostrandosi come di consueto con un corollario imbarazzante di elogi.

Bisogna ritornarvi perché quelle due serate non sono un esercizio fine a se stesso e perché purtroppo attraverso di esse si permane stabilmente nel perimetro comunicativo utilizzato da quella schiatta di moderni maître à penser monologanti che non hanno voglia di incrociare il fioretto con nessuno. Enfatici e patriottardi quando parlano di Costituzione e moralisti integrali sui costumi (…degli altri), proferiscono il loro Verbo sempre ex cathedra e perciò non desiderano ricevere suggerimenti o consigli.

L’analisi fin troppo elementare che ha proposto il comico toscano è stata – come capita per ogni altro articolo di consumo – connotata da un supporto di spettacolarizzazione (l’intercalare, la battuta comica, il riferimento ironico, la scenografia spoglia, il battage pubblicitario che lo ha preceduto, eccetera) che sempre tende a rassicurare – rispetto ad una possibile e mai ricercata deriva colta – lo spettatore ritenuto ‘imbelle’.

Beninteso, non è un male che ciò accada. Non è un male che si spiani la strada ad una lettura da scuole medie inferiori. Ma è un male che si concepisca e si pretenda come la sola possibile quando invece si toccano tematiche che dovrebbero inquietarci e squassare ogni antica e nuova certezza. E’ cioè un male che passi l’idea che il modello-Benigni si riveli come orizzonte interpretativo unico perché gli altri ‘metodi’ comunicativi ed esegetici vengono ritenuti noiosi e incomprensibili.

Nell’esorcizzare le eventuali sottigliezze teologiche, il quadro filosofico, le connessioni storiche, e proponendo una lettura semplicistica si ritiene lo spettatore un incapace da educare grazie ad un simulacro interpretativo finto-colto.

In realtà, tutto ciò rappresenta un passo indietro. Negli anni sessanta e settanta la Rai trasmetteva sceneggiati tratti dai lavori di Cechov, Alianello, Gogol, Turgenev, Dostojevskij, Emily Bronte o Fogazzaro. Molti di quei testi sono di una tale complessità da mettere i brividi ancor oggi. Ma gli italiani in quel caso non furono vittime inermi di un esperimento televisivo ma soggetti partecipi di una educazione alla bellezza ed alla cultura ‘alta’. Nonostante in quegli anni vi fosse un tasso di analfabetismo elevatissimo, quell’esperimento fu utile e compreso da tutti. Si compì cioè una operazione maieutica mentre, oggi, ogni cosa viene allegramente imbrattata dall’idea della semplificazione, deturpando insieme alla forma anche la sostanza.

@barbadilloit

Di Luigi Iannone

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