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Il caso. L’Italia si attrezzi per la nuova industrializzazione aerospaziale

Pubblicato il 4 dicembre 2014 da Francesco Filipazzi
Categorie : Cronache Scintill&digitali

rosettaIn edicola, a Milano e a Roma o come allegato a Storia in Rete, è disponibile il settimo numero di Space Magazine, la rivista promossa dall’Agenzia Spaziale Italiana, il cui articolo di copertina è dedicato alle opportunità di crescita e sviluppo legate all’industria aerospaziale in Italia.

Nel Belpaese le competenze non mancano e sono anzi abbondanti, in ogni ambito della filiera dell’industria spaziale, che sia la produzione di componenti di alto livello, di veicoli o la progettazione e produzione di satelliti per le telecomunicazioni. La missione Rosetta è uno degli esempi più eclatanti dello stato avanzato della ricerca aerospaziale in Italia, nonostante le possibilità economiche diverse rispetto ad altri.

Tutto ciò deve trasformarsi in un’opportunità per i nostri laureati nelle materie scientifiche e ingegneristiche, ma anche in tutte quelle discipline di supporto. Non solo uno sbocco per biologi, geologi, matematici e fisici, ma anche esperti di giurisprudenza ed economia, che devono occuparsi di normative e stesure dei contratti. Un progetto aerospaziale è infatti composto da molti livelli alla base dei quali sta certamente quello tecnico scientifico, che ha però ricadute economiche e legali.

L’Italia può e deve agganciarsi alla nuova industrializzazione che arriverà dal settore spaziale, per poter dare opportunità importanti alle nuove generazioni. Sono necessari sforzi nell’ambito dell’istruzione e dell’industria che, se compiuti, porteranno benefici in ogni ambito, sia nella produzione diretta che nell’indotto.

L’industria spaziale è storicamente il centro di sviluppo di una serie di tecnologie impiegate successivamente per scopi civili, creando settori economici ex novo. Si pensi ai Gps, a tutto il settore delle telecomunicazioni e a quello dei materiali.

L’Italia e gli altri paesi europei devono cercare di accelerare il processo di industrializzazione aerospaziale, in virtù del fatto che negli Stati Uniti al momento quesrto settore sta cambiando volto. La Nasa ha dismesso nel 2004 il progetto Shuttle, aprendo il mercato dei trasporti in orbita alla concorrenza privata. Al momento questa decisione, dovuta all’insostenibilità dei costi degli Shuttle, ha portato gli Usa ad appoggiarsi ai trasporti Russi per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, ma i privati negli ultimi 10 anni non sono stati a guardare ed entro il 2017 i progetti di trasporto privato saranno completi. In uno partecipa, manco a dirlo, la Thales Alenia Spazio, del gruppo Finmeccanica.

Il trasporto privato, o il supporto ad esso, troverebbero nell’Italia competenze e professionalità, senza contare la posizione geografica e le condizioni climatiche favorevoli. Il nostro Paese potrebbe quindi prendere il treno della corsa allo spazio, avvantaggiato rispetto agli altri partner-concorrenti europei, traendone guadagni in molti settori.

Una scommessa che nel prossimo decennio dovrà essere giocata, perché, come fanno notare dalle colonne di Space Magazine, l’unico modo certo per non riuscire è non provare.

Per procurarsi la rivista si invita a visitare il sito spacemagazine.it.

@cescofilip

@barbadilloit

Di Francesco Filipazzi

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