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IlBorghese. Oggi le nuove guerre si combattono tra materie prime e finanza

Pubblicato il 2 dicembre 2014 da Claudio Tedeschi
Categorie : Scritti

russia-gold-marketL’editoriale del numero di dicembre de Il Borghese

Fine settembre 1938. A Monaco, si apre la conferenza sulla questione dei Sudeti. Presenti i capi di governo di Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, l’incontro aveva come oggetto la rivendicazione di Berlino sulle zone di confine con la Cecoslovacchia, abitate da popolazioni di etnia tedesca. L’incontro si concluse con la firma dell’Accordo di Monaco, che assegnava alla Germania vasti territori della Cecoslovacchia.

La questione territoriale dell’Europa orientale era uno dei punti del programma tedesco di espansione all’Est. Il fine di Hitler era riunificare tutti i popoli di lingua tedesca sotto la guida di Berlino. Il primo passo fu l’Anschluss, con l’annessione dell’Austria. A quel punto i territori sotto il controllo cèco, venivano a configurarsi come la punta di lancia fin quasi dentro il cuore della Germania. Inoltre, i trattati politico-militari che legavano Francia e Gran Bretagna alla Cecoslovacchia facevano sì che Berlino vedesse nello Stato slavo una base di partenza per attacchi alla Germania.

Un anno dopo Monaco, settembre 1939, inizierà la Seconda guerra mondiale, con l’attacco alla Polonia. Fin dall’inizio Hitler fece capire alle potenze occidentali che il suo interesse era all’Est, ma Londra e Parigi continuarono a riarmarsi e potenziare le difese. La stessa Dunkerque, che avrebbe potuto essere la fine dell’esercito inglese, fu bloccata da Hitler, nella speranza vana di arrivare alla pace ad Ovest per rivolgersi ad Est.

A spingere il tutto, come per la Prima guerra mondiale, interessi economici e finanziari anglo-sassoni, che videro nella presidenza Roosevelt lo strumento per stroncare le velleità tedesche di arrivare ad una Europa libera dal morbo capitalista ed affarista. Il 1945 vedrà realizzarsi il piano, con la sottomissione dell’Europa al controllo americano, grazie alla longa manu inglese ed alla completa «castrazione» politica della Germania.

Oggi ci troviamo nuovamente alla vigilia di Monaco. Soltanto che, al posto della Germania, vi è la Russia di Putin. Lo scenario è lo stesso, l’Europa centrale, le cause anche, riunificazione di popoli divisi a tavolino dai vincitori del 1945. Ieri la Cecoslovacchia, con tedeschi dei Sudeti; oggi l’Ucraina, con la Crimea e l’Ucraina orientale, le cui popolazioni russofone hanno deciso di riunirsi alla Madre Russia. Ieri Francia e Gran Bretagna, con la presenza invisibile degli USA. Oggi la NATO, sotto il comando degli USA, alleanza ormai al servizio degli interessi internazionali della finanza globalizzata.

Tutto questo si ricollega ad alcuni fatti.

Alistair Hewitt, capo dei servizi segreti di mercato al World Gold Council ha dichiarato che dal 2009 le banche centrali hanno continuato ad acquistare oro, incrementando le loro riserve.

Tra queste spicca la Russia che, attraverso il suo Istituto di emissione ha comprato più oro di tutti gli altri Paesi messi insieme. Il The Telegraph scrive che la Russia nel 3° trimestre di quest’anno ha aumentato le sue riserve di 55 tonnellate. In questa corsa all’acquisto, Putin è agevolato dal continuo ribasso del prezzo dell’oro. Il suo scopo è chiaro: essere pronto ad affrontare una lunga, estenuante guerra economica contro l’Occidente a guida americana. D’altronde il rublo è sottoposto all’attacco dagli USA per effetto delle sanzioni, che stanno recando danni all’economia del Paese. Infatti, il 45 per cento delle entrate economiche russe proviene dal petrolio e dal gas.

Sul versante asiatico, vediamo che la Cina sta comprando petrolio al «basso prezzo», che, grazie all’Iran ed all’Isis, l’oro nero ha raggiunto sul mercato internazionale.

Queste manovre da parte di due Paesi che stanno stringendo sempre di più un’Alleanza geopolitica sullo scacchiere internazionale, sono dovute al progetto messo in atto da vari Paesi: diversificare le riserve, abbandonando il dollaro USA come moneta di riferimento negli scambi internazionali. Questo come si sa, fu la causa della guerra all’Irak. Saddam Hussein, infatti, aveva programmato, in accordo con Gheddafi, di abbandonare il dollaro e passare all’euro, per il commercio dei prodotti energetici.

Saddam finì impiccato, mentre Gheddafi è stato assassinato dai mercenari del Qatar, Paese arabo alleato degli Americani.

Fra il settembre del 1938 ed il settembre del 1939, Francia e Gran Bretagna da una parte, Germania dall’altra, potenziarono il loro arsenale bellico, preparandosi a quella guerra «mondiale» che Hitler non volle mai.

Oggi le armi sono gli strumenti finanziari e le materie prime. Ecco perché Mosca accumula oro, mentre Pechino fa incetta di petrolio. Oggi il nuovo Asse è Russia-Cina, e in futuro forse anche il Giappone: il «grande gioco» si sta spostando verso l’Asia ed il Pacifico.

A Brisbane, gli Stati Uniti sono riusciti a convincere gli altri Paesi del «G20» a disertare il tavolo di Putin. La foto del leader russo, mentre mangiava da solo, ha fatto il giro del mondo. Scordando che i Russi sono orgogliosi e patrioti. Lo sgarbo al loro Zar li porterà a stringersi ancora di più intorno a lui. Non si deve dimenticare che la Germania non vide mai il crollo del fronte interno. Oggi è la stessa cosa per la Russia.

Nel 1939, si prese a pretesto l’antisemitismo per scatenare una guerra mondiale contro la Germania. Oggi la russofobia da parte degli USA e dei Paesi suoi succubi, sfruttando la commedia messa in scena in Ucraina, sarà l’elemento scatenante per una Terza guerra mondiale?

@barbadilloit

Di Claudio Tedeschi

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