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Giappone. Dimissioni di Abe ed elezioni: riconferma in nome del patriottismo?

Pubblicato il 28 novembre 2014 da Paolo Maria Filipazzi
Categorie : Esteri

abeA sorpresa, il Giappone di Shinzo Abe torna in recessione: -1,6% del Pil nel terzo trimestre, dopo il -1,6% del secondo. Questo arriva dopo un 2013 ottimo, a cui però era seguito un brusco aumento dell’ imposta sui consumi dal 5 all’8%, che aveva portato ad un calo delle spese, rappresentanti il 60% del Pil, 23% nel settore immobiliare. Ora un nuovo aumento dell’Iva, previsto per il 2015, che la porterebbe al 10%, preoccupa i consumatori e lo stesso Shinzo Abe aveva iniziato a mettere in forse il provvedimento. A questo si aggiunge la forte svalutazione dello yen, dovuta ad una forte immissione di liquidità da parte della Banca centrale, che però ha iniziato ad incontrare forte opposizione all’interno dello stesso istituto: il 31 ottobre, l’aumento di liquidità da 70 ad 80 mila miliardi è passato per un soffio, con soli 5 voti a favore contro 4.

Abe ora punta su elezioni anticipate, a soli due anni dall’ultima vittoria: le urne apriranno il 14 dicembre. L’ex premier e gli osservatori sono sicuri che la campagna-lampo (soli 25 giorni) limiterà i danni, lasciando il partito Liberaldemocratico, al comando del paese, con la perdita tutt’al più di qualche punto percentuale.

E’ da scommettere che in queste tre settimane e mezza, oltre all’economia, una parte da leone sarà giocata dalla politica estera. Il governo Abe si è caratterizzato per una decisa ripresa dei temi dell’identità nazionale, e per una politica di riarmo che, aggirando la Costituzione pacifista, rifaccia del Giappone una potenza militare. In questo contesto si è acuito l’attrito con la Cina per le Diaoyu-Senkaku, un gruppo di isole la cui sovranità è contesa fra i due paesi, ma dall’altro questo ha portato anche al raffreddamento dei rapporti con tradizionali alleati filo-occidentali dell’area. All’ultimo vertice Apec, la distanza fra il premier giapponese e quello sudcoreano era palpabile. Anche su questo in Giappone si discute animatamente.

Di Paolo Maria Filipazzi

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