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La lettera. Ad Atreju la Meloni non ha lasciato campo libero (a destra) per la Lega

Pubblicato il 25 settembre 2014 da Bastian Balthasar Bux
Categorie : Parola ai lettori Politica
Giorgia Meloni e Matteo Salvini

Giorgia Meloni e Matteo Salvini

Tanto tuonò che non piovve… o forse sì. Mai come quest’anno l’appuntamento di Atreju era atteso per l’incontro ravvicinato Meloni-Salvini, con il grigio corollario di Toti e Quagliariello.

Nei giorni precedenti sono spuntate anticipazioni succulente che parlavano di annunci di alleanze, qualcuno addirittura di partiti unici. Poi il referendum scozzese ha rianimato i toni secessionisti della Lega e in poche ore il solco si è riallargato, tanto da far temere che alla fine dal dibattito di sabato pomeriggio non sarebbe uscito nulla.

E invece no… l’applausometro fa registrare ovazioni per la leader di casa e grandi applausi anche per l’ospite padano, al quale la platea di Atreju ricambia la calorosa accoglienza ricevuta da Giorgia alla festa agostana della Lega in quel di Cervia.

E così, mentre Toti tenta faticosamente di giustificare il collaborazionismo di Forza Italia sulle sciagurate riforme del Nazareno e Quagliariello sfida coraggiosamente gli improperi della folla, Giorgia e Matteo menano fendenti a destra e a manca.

La Presidente di Fratelli d’Italia si accalora (“che dite, ragà, sto urlando troppo?!”) nell’elencare cosa dovrebbe fare un centrodestra che voglia essere tale per tornare ad essere competitivo e alternativo alla sinistra… Stop a Mare Nostrum, quote nell’assegnazione di case popolari e sussidi sociali agli stranieri in proporzione al numero di stranieri regolari, tetto alle tasse in Costituzione, basta con la gabbia dell’Euro e del Fiscal Compact, taglio alle pensioni d’oro, no alle adozioni gay, legge elettorale a preferenze, ritiro dalle missioni internazionali per riavere i due Marò, condanna delle sanzioni Ue alla Russia e della sciagurata gestione americana in Medio Oriente: c’è tutto questo e molto altro nel repertorio meloniano.

Chi pensava che Giorgia si stesse rassegnando a lasciare campo libero a destra alla Lega di Salvini si era sbagliato: la nuova destra, anche se dalle parti di Atreju preferiscono chiamarla “il movimento degli italiani”, ha identità e leader e vuole giocarsi la partita.

Matteo osserva sornione, ringrazia i militanti (captatio benevolentiae, ma sincera e gradita), incassa con stile la battuta della Meloni sul suo viaggio in Corea del Nord, capisce che non è aria di grandi argomentazioni (lo fa già bene Giorgia che in questo è più brava di lui) e allora affonda i suoi colpi con quella rude semplicità che non lascia discussioni e non dispiace alla platea.

Si arriva a parlare del futuro della coalizione. Matteo dice che se si votasse domani andrebbe da solo o al massimo “forse” con Fratelli d’Italia, sottolineando ripetutamente quel “forse”.

Giorgia dice che o il centrodestra ritorna a fare il centrodestra o FdI lancerà un grande appello per costruire un nuovo “polo dei coerenti, per difendere produzione, identità e sovranità”. Con la Lega? “Con tutti quelli che ci stanno”, chiarisce.

Eppure i paletti non mancano e le divergenze tra i due emergenti del centrodestra italiano neppure. Domanda diretta su Scozia e Veneto, Salvini risponde che “quando i popoli possono scegliere è sempre positivo” e spera che si possa fare anche in Veneto. Giorgia rievoca William Wallace e non nasconde la simpatia per la causa scozzese ma spiega che “non bisogna paragonare Scozia e Veneto”. “I veneti non devono confondere lo Stato con la Nazione: hanno ragione ad essere arrabbiati con lo Stato, bisogna cambiare lo Stato e non smontare la Nazione!” , poi con un pizzico di commozione ricorda “le migliaia di giovani meridionali che 100 anni fa donarono la vita per consentire al Veneto di essere Italia”.. e giù un boato.

Ma se la destra di una volta forse si sarebbe fermata all’intemerata patriottica, la Meloni va in profondità e spiega la ricetta di FdI: “Il regionalismo ha fallito, le Regioni sono diventate un centro di spesa e di corruzione. Abbiamo presentato una proposta di legge costituzionale per abolire Province e Regioni e sostituirle con 36 autonomie amministrative fondate sul principio dell’omogeneità storica e culturale”. Tanto per dire che forse c’è più visione riformatrice a destra che tra le paludi renziane.

Il pacioso Toti e il coraggioso Quagliariello (che intanto ha persino strappato un applausone quando ha bacchettato Forza Italia che vuole annientare i suoi possibili alleati) riemergono dall’apnea giusto in tempo per il gioco finale: “scegli la bandiera in cui ti riconosci di più”. Toti ignora quella di Mediaset e sceglie banalmente Forza Italia, Salvini finge di non vedere Padania e Corea del Nord e si prende quella della Lega, la Meloni vince facile brandendo il tricolore mentre un Quagliariello versione harakiri sceglie quella americana… la platea non gradisce, ma questa è un’altra storia.

Il giorno dopo è già tutta un’altra storia. Salvini si rintana a Cittadella, nel cuore del Veneto secessionista, alla “festa dei popoli padani” e fa una mezza marcia indietro: alle elezioni andrebbe da solo.

Giorgia Meloni si gode il successo: Salvini è piaciuto ma non ha sfondato. E chiude la 17esima edizione di Atreju annunciando il “tour dell’Italia vera”, un viaggio da Nord a Sud per ascoltare la nazione profonda e dare corpo a quel “polo della produzione, dell’identità e della sovranità”, unica alternativa a un centrodestra che non riesce a ritrovarsi. Segno che, prima di ipotizzare alleanze inedite, a destra c’è voglia di continuare a crescere.

@barbadilloit

Di Bastian Balthasar Bux

3 risposte a La lettera. Ad Atreju la Meloni non ha lasciato campo libero (a destra) per la Lega

  1. Bene la Meloni, ha finalmente proposto di abolire regioni e provincie (complessivamente circa 140 enti) sostituendole con 36 bioregioni (su questa nuova partizione territoriale e amministrativa c’è uno studio scientifico della Società Geografica Italiana, su cui, immagino, è ricalcata la proposta di legge costituzionale), è una proposta alla quale – come ambientalista di FARE VERDE – plaudo!

  2. Sandro sono convintissimo dell’attualità delle bioregioni. Sullo studio della SGI, che comunque rimane un ottimo piano di lavoro, ho un dubbio ovvero che la sua realizzazione ha tenuto più conto delle infrastrutture di collegamento (che è una variabile) piuttosto che l’aspetto storico-territoriale.

  3. Brian o’ gara concordo con te, le bioregioni sono qualcosa di più radicato (identità storico-culturale) rispetto ai dipartimenti della SGI, comunque sono un buon puinto di partenza, che merita di essere portato avanti

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