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La lettera. Atreju la festa della generazione che continua a lottare (dopo tutte le tempeste)

Pubblicato il 16 settembre 2014 da La Comunità di Atreju
Categorie : Politica

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(Un invito informale, una lettera aperta rivolta a chi da Atreju – festa nazionale dei giovani postmissini – ci è passato solo una volta o ci torna tutti gli anni o, ancora, ha scelto di non andarci deluso da tradimenti e abiure. Per ritrovarsi, perché prima dei partiti, che vanno e vengono, ci sono le comunità, e non si arrendono e lottano contro il nulla che avanza. Ecco la lettera aperta inviata a Barbadillo.it dai ragazzi di Atreju)

Ho attraversato acque chete e mari increspati. Incrociato nobili flotte, pescherecci e navi corsare. A volte è mancato il vento. Altre soffiava così forte da strappare le vele e spaventare l’equipaggio. Alcuni sono sbarcati sulla terra ferma irretiti da suoni dolci e tesori che potevano soddisfare i propri piaceri. Altri si sono gettati in mare perdendosi. Anch’io in cuor mio ho temuto, sofferto, tremato ma le mie mani non si sono staccate dal timone, dai remi e dalle cime che trattenevano a forza i pezzi del nostro vascello. Una nave giovane con meno di vent’anni costruita con gli antichi saperi dei Padri. Semplice e robusta. In grado, con un buon equipaggio, di affrontare qualsiasi oceano e raggiungere la meta che i nostri cuori pieni di speranza anelano.

Ho lasciato dietro le spalle la peggior tempesta dai tempi della guerra. Ho visto il mio capitano abbandonare la nave al suo destino. Ho scelto di lasciare porti sicuri perché non c’era più tempo. Sapevo che il vascello non era perfetto. Che il vento non mi avrebbe aiutato. Ma gli occhi di tanti accanto a me chiedevano di provarci. Partire prima che giungesse la notte! Alcuni non si sono presentati all’appuntamento. Altri ci hanno visto issare le vele e hanno trovato la forza di seguirci. Altri ancora stanno aspettando di riconoscere la loro bandiera e unirsi al nostro equipaggio.

Saremo su un’Isola in questi giorni. Getteremo l’ancora e festeggeremo l’esserci ritrovati. Parleremo delle ragioni che ci hanno unito e delle battaglie che vogliamo combattere. Di come difendere i nostri figli e le nostre famiglie. Dei tanti modi di amare la nostra Terra. Studieremo le rotte migliori fossero pure le più difficili da affrontare. Riempiremo le stive di acqua pulita e di prodotti provenienti dalle nostre regioni più belle. Ricorderemo quello che è stato cantando le gesta di chi ci ha preceduto ma nel cuore avremo la certezza di onorarne la memoria solo guardando avanti e inseguendo la stessa meta.

Vi aspettiamo nell’Isola che c’è. La vedrete voi che avevate dubbi. Voi che avete capito quanto la strada intrapresa non porti dove pensavate. Venite! Vi troverete a casa tra i vostri fratelli. Non sarete estranei né peserà il vostro ritardo. Ognuno di voi che arriverà ci riempirà di orgoglio per aver fatto la scelta giusta.

Atreju è il nome del nostro vascello perché possiate riconoscerlo e l’Isola Tiberina il porto nel quale sarà ad aspettarvi.

La Comunità di Atreju

Roma, 17-21 Settembre 2014

Isola Tiberina

 

Di La Comunità di Atreju

3 risposte a La lettera. Atreju la festa della generazione che continua a lottare (dopo tutte le tempeste)

  1. un bel concentrato di retorica insulsa…..rimanetece su l’isola , ciurma e i vostri schettino…….!!

  2. L’intera lettera non ha alcun tipo di valore, se non, per l’ appunto, quello letterario… Le classiche allegorie usate per dire in forma più gradevole ciò che in sostanza si può sintetizzare con “La destra è morta, uccisa da chi non ha avuto il coraggio di rispettare i valori dei propri padri preferendo attaccare il sedere alle poltrone, alleandosi con chi incarnava la quinta essenza del capitalismo più becero, imbarcando relitti politici e fregandosene della fede” questa è la realtà! se volete invitare le persone a bere un bicchiere di vino e a far due chiacchiere va bene, ma non scomodate allegorie manzoniane per pietire consensi di quelli che voi chiamate delusi, ma che in verità sono solo realisti!

  3. Il problema della letterina dei buoni sentimenti è un altro: parte dal presupposto che il deluso sbaglia a star fuori e che la verità e la giustizia è dentro. Punto di vista comprensibile da parte di chi “vende” un prodotto politico. Sicuramente è troppo poco per ricostruire una comunità specialmente se ci si sente in obbligo di affermare che “nessuno sarà estraneo”. Excusatio non petita, accusatio manifesta. A proposito di manifesta, incollateveli da soli.

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