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La polemica. Il premio Acqui Storia premia il merito. E perciò lo attaccano da sinistra

Pubblicato il 10 settembre 2014 da Augusto Grandi
Categorie : Cultura

Premio AcquiStoriaPuntuale come un articolo banale sulla prima nevicata, la polemica sul premio Acqui Storia rispunta annualmente appena si avvicina il momento della scelta del vincitore. Quest’anno, per essere puntuali sul pezzo, i media di servizio hanno dovuto riesumare le dimissioni di Castronovo dalla presidenza di una delle giurie del Premio. Dimissioni che risalgono all’autunno dell’anno scorso, ma quando si deve far polemica va bene tutto.

Per preparare l’affondo di Castronovo si è partiti con richieste di togliere patrocini e finanziamenti al premio. E perché mai? Perché – sostengono i rancorosi – il premio è diventato nero. E il povero Castronovo si è sentito isolato. Tutto è cambiato – spiega lo storico noto per le agiografie dei grossi capitalisti italiani a partire dagli Agnelli – rispetto alle origini ed alle ragioni del premio. Non è che abbia torto: i decenni del premio in “rosso” sono stati caratterizzati dalla scarsissima partecipazione di scrittori e case editrici. Ora sono quasi decuplicati, ma questo deve essere un demerito, per lo storico. E perché sono decuplicati? Perché ora il premio viene assegnato ai libri migliori mentre la ragion stessa del premio – lo affermano i media e lo storico – era di valorizzare i volumi ortodossi, di area. Area rossa, ça va sans dire. Ora, invece, si premia la qualità e questo infastidisce. Qualità nera, secondo i rappresentanti del politicamente corretto.

Basta analizzare i vincitori dello scorso anno per rendersene conto. Dunque un premio ad un giornalista del Corriere della Sera (tutto tranne che nero), all’ambasciatore Serra (ambasciatore dell’Italia democratica nata dalla resistenza, mica ambasciatore della Rsi), a Marcenaro che ha dedicato un libro a Rimbaud e Verlaine, non proprio esponenti di una estrema destra francese, così come non sta a destra Marcenaro. Ma non importa: il premio non può andare a chiunque, e non importa che il qualunque stia a sinistra. Bisogna rivedere i criteri, accettare solo la partecipazione di volumi selezionati da Botteghe Oscure. Oddio, Botteghe Oscure non c’è più? E chi darà la linea ai compagnucci senza parrocchietta? Toccherà a qualche giornalista allineato e coperto? Toccherà a qualche nuovo assessore locale? O toccherà al capitalismo progressista e globalista con residenza in Svizzera? L’importante è tornare ai ne-fasti del passato. Con 20 partecipanti, tutti schierati dalla stessa parte. In modo da poter premiare libri che nessuno leggerà mai. Almeno, in passato, la commissione cultura del Pci poteva degnarsi di sfogliare un volume per favorire la vittoria di un compagno da inserire nel Partito. Ora non c’è più nemmeno la possibilità di farlo assumere all’Unità o di cooptarlo tra le renzine.

@barbadilloit

Di Augusto Grandi

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