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Il caso. A Perugia i fondi Ue per la Casa dello Studente a rischio per “colpa” dei Templari

Pubblicato il 29 luglio 2014 da Marco Petrelli
Categorie : Cronache

Chiesa_Templare_di_San_Bevignate

I Templari tornano a far parlare di sé. Stavolta però non c’entra qualche romanziere dalla fervida immaginazione, ma un fondo da 18 milioni di euro che rischia di andare in fumo proprio per “colpa” dei Cavalieri del Tempio.

Antefatto. Un piano di ricollocamento delle facoltà di Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia spinge, nei primi Anni Duemila, Regione e Adisu (Agenzia diritto allo studio universitario) a pensare alla costruzione di un nuovo studentato.

Nel 2007 un protocollo siglato tra Regione-Adisu ed UniPG individua in via Enrico Del Pozzo il sito in cui iniziare i lavori, di fronte all’antico complesso religioso di San Bevignate. L’Adisu ha anche individuato il finanziamento per l’opera nel FSE (fondo sociale europeo).

Comitati all’assalto. Fino al febbraio 2014, tutto fila liscio e l’azienda vincitrice dell’appalto accende i motori delle ruspe per edificare lo stabile. Ma il cantiere non fa in tempo ad essere inaugurato che i comitati di quartiere scendono in strada chiedendo il blocco dei lavori, poiché di fronte al futuro residence si erge San Bevignate, complesso architettonico templare del XIII Secolo, perla d’arte, storia e cultura.

La questione dell’opportunità o meno di realizzare il collegio universitario viene però sollevata tardi, quando cioè i fondi comunitari sono già stati stanziati. E al rischio di perdere i finanziamenti si aggiunge la beffa di dover pagare la penale all’azienda appaltatrice.

Scaricabarile. Di chi è la colpa del fermo dei lavori? Qualcuno punta il dito contro l’Adisu che, dal canto suo, non ci sta a prendersi la colpa di tutto. Il vicepresidente della commissione controllo degli studenti Adisu Eugenio Farinelli fa sapere che “l’Adisu ha avuto il compito di reperire i fondi per la realizzazione dello studentato e li ha individuati nel FSE (Fondo sociale europeo, nda). Tutto il resto (terreni, appalti) è stato gestisto al di fuori dell’Adisu. I progetti sono stati approvati in base a dibattiti pubblici e la sovrintendenza si è trovata d’accordo e entusiasta. Oggi l’Adisu propone di identificare un’altra zona per la realizzazione del complesso studentesco”.

Una bella rogna che rischia di gravare sulla qualità dei servizi offerti da uno degli atenei più antichi e prestigiosi d’Italia che, nell’ultimo anno, ha lamentato anche un calo sensibile delle immatricolazioni.

@barbadilloit

 

 

 

Di Marco Petrelli

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