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Caso Tortora. Il pm che lo accusò chiede scusa. Ma poteva starsene zitto

Pubblicato il 1 luglio 2014 da Fernando Massimo Adonia
Categorie : Cronache Scritti

tortoraRitorna il dibattito sul caso Tortora. Una delle pagine più vergognose della giustizia italiana. Un incubo – senza se e senza ma – per il compianto presentatore di Portobello. Un dramma per la sua famiglia. Un baco nella coscienza nazionale. Ma anche un ricordo in parte rimosso e tornato a galla in una maniera a dir poco discutibile: la nomina ad assessore alla Legalità del Comune di Pompei in favore di Diego Marmo, il pm di allora. Ovvero – come lui stesso si è tragicamente definito, interpretando il sentire dell’opinione pubblica – «l’assassino morale di Tortora». Il Garantista, la neonata testata diretta da Piero Sansonetti, ha sollevato il caso. Dopo trent’anni, Francesco Lo Dico è riuscito a intervistare il protagonista in negativo di quella vicenda: «Ho richiesto la condanna di un uomo dichiarato innocente. Ma adesso – si libera l’ex togato –  è arrivato il momento. Mi sono portato dentro questo tormento troppo a lungo. Chiedo scusa alla famiglia di Enzo Tortora per quello che ho fatto. Posso dire soltanto che l’ho fatto in buona fede».

Una ferita personale che c’è e fa ancora male. «Non ho mai pensato di raccontare il mio stato d’animo sino ad ora. Ho creduto che ogni mia parola non sarebbe servita a niente. Che tutto mi si sarebbe ritorto contro. Ho preferito mantenere il silenzio. Ero Diego Marmo, l’assassino morale di Tortora. E dovevo tacere».

Resta un nodo che il giudice vuole sottolineare: «Non fui il solo a reputare Tortora colpevole: la mia richiesta venne accolta. Il rispetto del mio ruolo di magistrato mi impone di non parlare di altri. Dico solo che mi sbagliai. E che dopo le sentenze di assoluzione, mi resi conto dell’innocenza di Tortora e mi inchinai».

Un’intervista dunque di capitale importanza. Ma il ritratto vincente resta tuttavia quello di Enzo Tortora, a cui Marmo concede il suo tributo personale: «Fu un imputato esemplare. Più passa il tempo e vedo l’Italia che ho intorno, e più mi rendo conto della differenza tra lui e chi lo chiama in causa oggi a sproposito. Tortora avrebbe potuto appellarsi all’immunità ma non lo fece. Volle farsi la galera pur di difendere la sua innocenza. E mi fanno arrabbiare certi quaquaraquà di oggi che invocano il suo nome per nascondere magagne e miserie e ottenere visibilità».

Scuse respinte dai congiunti del noto presentatore televisivo: «Non posso perdonare Diego Marmo perché ha contribuito all’omicidio di Enzo Tortora. Il mio giudizio su di lui resta invariato. Non deve chiedere scusa soltanto alla famiglia ma a tutti gli italiani. Si dimetta da assessore». Così Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora che seguì il presentatore nel suo calvario giudiziario. Duro anche il commento di Aldo Grasso sulla prima pagina del Corriere della sera: «Poteva starsene zitto. Poteva portare ancora il peso del suo silenzio. Poteva vedersela con la sua coscienza, che non fa mai dichiarazioni pubbliche».

@barbadilloit

 

Di Fernando Massimo Adonia

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