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Cinema/1. Addio Eli Wallach il “brutto” del capolavoro di Sergio Leone

Pubblicato il 27 giugno 2014 da Mario De Fazio
Categorie : Cinema Personaggi

eli wallach“I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano fanno tanto rumore”. L’eternità di Eli Wallach, il “brutto” del capolavoro di Sergio Leone è tutta nella frase rivolta a Mario Brega, alias caporale Wallace, tirapiedi del “cattivo” Sentenza: cattiveria mischiata a goliardia, rozzezza da pistolero e battute da guitto capace del guizzo ironico di un’adorabile canaglia. L’attore newyorkese si è spento alla veneranda età di 98 anni, lasciando dietro di sé il mito di un attore capace di attraversare la storia del cinema mimetizzando la formazione teatrale in una sfilza di personaggi che esercitano sugli spettatori il fascino perverso del male.

Indimenticabile l’interpretazione di Tuco ne “Il buono, il brutto e il cattivo”, terzo capitolo della trilogia del dollaro del maestro Sergio Leone, quintessenza del genere spaghetti-western. Wallach avrebbe voluto interpretare il “cattivo” ma il regista romano, nonostante le insistenti richieste, gli assegnò la parte del “brutto”. Lui trasformò quella delusione in un’occasione: uscì dall’angolo in cui l’avrebbero potuto relegare lo sguardo di ghiaccio di Clint Eastwood e il ghigno diabolico di Lee Van Cleef e regalò un’interpretazione straordinaria ed efficace di un fuorilegge capace di regalare un sorriso anche alla propria vittima.

Simpatica carogna, fu indimenticabile in un altro caposaldo del western come “I magnifici sette”, in cui interpreta il desperado Calvera. Ma la sua carriera non è legata solo a pistole e saloon. Fu l’amante di Marilyn Monroe ne “Gli spostati” e boss mafioso nel terzo capitolo de “Il Padrino” di Coppola, avvelenato da un cannolo siciliano mentre, a teatro, assiste alla Cavalleria rusticana e le sue trame per annientare i Corleone procedono spedite. Ma i veri cattivi della modernità sono i finanzieri. E allora si regalò un cameo nel sequel di Wall Street di Oliver Stone, in cui il suo personaggio ha per suoneria del cellulare proprio il refrain del capolavoro di Leone musicato da Morricone.

Un cuore di tenebra che ha recitato in centinaia di pellicole, accompagnandosi ad alcuni tra i principali registi del Novecento nell’arco di una carriera durata mezzo secolo. Guascone truce, spavaldo e irriverente, nel 2011 fu premiato con l’Oscar alla carriera. Ora prenderà in giro gli angeli dalla faccia sporca come lui, cavalcando verso la leggenda della settima arte. Bandito simpatico, sfuggirà a cavallo ad ogni conformismo, facendo risuonare nelle orecchie di chi l’ha apprezzato gli improperi rivolti al “bello” Eastwood che chiudono la trilogia del dollaro: “Biondo, sei un gran figlio di…”.

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Di Mario De Fazio

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