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Usa. Il “teapartista” mette all’angolo il repubblicano amico delle multinazionali

Pubblicato il 12 giugno 2014 da Francesco Filipazzi
Categorie : Esteri

teapartyTerremoto nel Partito Repubblicano statunitense. Uno degli uomini forti dei conservatori, Eric Cantor, è stato sconfitto alle primarie della Virginia da un candidato del Tea Party, Dave Brat, semi sconosciuto. Non potrà quindi candidarsi alle elezioni di medio termine dell’anno prossimo. Cantor era di fatto considerato il prossimo speaker della Camera dei Rappresentanti, ma deve abbandonare i suoi sogni di gloria, per cedere il passo a un professore di college, che non ha nulla a che vedere con l’establishment ordinario del GOP e anzi lo critica aspramente, soprattutto per i rapporti con le grandi società internazionali.

Sul sito davebratforcongress.com è  disponibile il manifesto ideologico, per cui i diritti dei cittadini “discendono da Dio e non dal governo, che è istituito solo per difenderli”, quindi chi lavora e rispetta le leggi ha diritto ad un’opportunità di crescita. Per questo “nessuna persona o azienda deve avere un trattamento speciale. Dave Brat rifiuta l’idea secondo cui solo perché qualcosa è ‘grande’, deve essere sostenuta dal governo a spese di chi paga le tasse”.

daveteLa vittoria di Brat è definita storica, perché non è mai accaduto che un leader di tale portata rimanesse fuori dal Parlamento. Il “teapartista” ha vinto attaccando duramente l’avversario sulle tematiche tipiche della destra statunitense. Cantor si è infatti reso “colpevole” di aver votato la legge sull’aumento del tetto del debito pubblico, permettendo da un lato di sbloccare la situazione economica che aveva provocato la “chiusura” del governo, ma attirandosi l’antipatia dell’elettorato conservatore, che è sostanzialmente liberista. Inoltre l’ormai ex leader conservatore era favorevole alla riforma dell’immigrazione, invisa però a gran parte dei  repubblicani.

Brat è uno dei nuovi leader che si stanno facendo strada nel panorama della destra americana riproponendo i valori fondanti della nazione contro i burocrati del Partito (che a loro dire ormai avallano la spesa pubblica di Obama e pensano troppo al sostegno delle multinazionali) e imponendo a tutto il fronte repubblicano una sterzata a destra. Per correre ai ripari e cercare di arginare l’ondata di questi “parvenu” i programmi sono stati rivisti e ormai molte parole d’ordine del partito del Te sono entrate nel vocabolario di tutto il GOP. Questo ha permesso a persone come Rand Paul (figlio d’arte di Ron) e Marco Rubio di fare strada pur non essendo teapartisti, mentre ha decretato la fine politica di chi, come Cantor, non si è adeguato.

@barbadilloit

Di Francesco Filipazzi

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