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Europee. Dialogo tra poeti. Giancane: “No alla utopia di Grillo”. Marano: “Meglio l’ecologia”

Pubblicato il 22 maggio 2014 da Daniele e Sandro
Categorie : Cultura Politica

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Giovedì 15 maggio

Caro Sandro,

mi va di riflettere con te. Io credo che se tante analisi sono giuste, le interpretazioni di fondo e – ancor più – le proposte di fondo sono vacue. Io penso – anzitutto – che il potere è in sé demoniaco. Che non ci siano società in cui il potere non utilizzi tutti gli strumenti per prevaricare, sfruttare, dominare. Sono diverse solo le modalità,i mascheramenti:le società democratiche o presunte tali mascherano meglio di quelle dittatoriali i loro fini di oppressione, ma sono – come quelle – delinquenziali e criminali. Perciò non credo a una palingenesi umana: non c’è riuscito Gesù Cristo, figuriamoci altri! E – poi – c’è un fatto che noi tendiamo a rimuovere, ma che purtroppo è  essenziale: noi siamo italiani, cioè facenti parte di una nazione-barzelletta, incoerente e confusa, ipocrita e retorica, nata per miracolo e per astuzie, che si tiene in piedi per la capacità di saper sopravvivere, in qualche modo (questa, almeno, è una virtù). Sono d’accordo con gli storici che dicono che tutto questo si vede da un fatto: l’Italia non ha mai concluso una guerra con lo stesso alleato con cui l’ha iniziata. Quando vado all’estero, tutti mi dicono: italiano? Mafia, spaghetti, mandolino. Hanno ragione. Noi abbiamo dei problemi talmente gravi e irrisolti e secolari rincischiati nella nostra realtà,che nessuno potrà mai riuscire a risolverli (o, almeno, ci vorranno secoli o millenni). Pensi che qualcuno – Grillo o altri – potrà riuscire a estirpare la mafia (e la camorra, la ‘ndrangheta) dalla nostra nazione? Ma se la nostra nazione è nata con la mafia, ha collaborato sempre con la mafia (lo hanno fatto anche gli Usa nella seconda guerra mondiale). Noi siamo la mafia! Abbiamo il grave problema della cementificazione del territorio, che andrebbe completamente bonificato e messo in sicurezza: pensi che qualcuno potrà farlo, impiegando miliardi di euro? Abbiamo una corruzione dilagante,che non è solo politica ,ma imprenditoriale, finanziaria, istituzionale, popolare. Chi la potrà mai estirpare? In Italia l’ottanta per cento delle persone ruba e truffa o imbroglia. E chi non lo fa, non lo fa perché non è nelle condizioni di farlo (le persone davvero oneste sono rare). Noi siamo italiani, così come eravamo romani:i maestri di storia romana mi assicurano che già l’antica Roma era di una corruzione pazzesca  noi i discendenti di quelli. E’ un fatto quasi genetico. Noi siamo quelli che non hanno mai fatto una rivoluzione seria. Che al bar dicono di sfasciare tutto, ma alla prima difficoltà dicono: io ho famiglia. E potrei continuare all’infinito. Noi siamo italiani, che sono capaci di esportare soprattutto la mafia (ce ne accusa anche la Germania). Lì siamo insuperabili. Noi siamo italiani,per di più sorvegliati a vista dall’Europa.Con dei lacciuoli che ci permettono ben poco. Ecco perché non credo a Grillo: le sue parole sono pura utopia (quindi demagogia). Fanno leva sul far credere alla gente che con lui tutto cambierà. E invece non cambierà proprio nulla. Anzi, peggiorerà, perché chiunque ha voluto rigenerare il mondo, ha finito per peggiorarlo. E, allora, cosa fare? darsi a qualcosa di meglio della politica (la poesia, l’ecologia, la solidarietà, la cultura, l’amore). Sperare – ti dico paradossalmente -che la classe politica (in genere, non solo quella italiana) non si dia alle riforme, le quali peggiorano tutto. Meglio lo  status quo, anche se orrendo (credo solo alle battaglie  ‘mirate': lottare per una maggior raccolta differenziata, per il divorzio breve, per l’aumento degli stipendi agli insegnanti, eccetera. Piccole ma importanti cose, ma guardo con sospetto a chi vuole cambiare il mondo: sono stato un sessantottino e so dove si finisce). Così la penso. Forse è l’età a farmi ragionare così. O forse è l’amore per l’Italia, che amo però come si ama una prostituta, una infingarda, una poco affidabile che ogni tanto ha dei sussulti di virtù. Come nei film di Alberto Sordi.

Be’, ciao

Daniele Giancane

* * *

Venerdì 16 maggio

Caro Daniele,

innanzitutto grazie per questa riflessione, che tocca punti sui quali anch’io spesso ho meditato e medito con conclusioni non sempre identiche (secondo che prevalga un sentimento di sfiducia o di speranza o più raramente di entusiasmo). Il primo problema che tu poni, la natura del potere è stato oggetto di riflessioni filosofiche fin dall’antichità, ti cito l’Alcibiade primo di Platone, solo perché ha dato spunto ad una mia recente poesia. Nel dialogo Socrate dopo aver tratteggiato la figura del buon politico e  aver espresso fiducia nelle capacità di Alcibiade dice: “il fatto è che vedo la forza del potere e temo che entrambi possiamo esserne sopraffatti”. Sì, il potere ha qualcosa di demoniaco. Ma è sempre così? Cioè tutte le élites sono equivalenti o ce ne sono alcune nel corso della storia che sono andate verso il popolo? che hanno cercato di tendere verso valori superiori della vita? Mi vengono in mente l’Atene di Pericle, l’impero romano nel II sec. con gli  Antonini, la  Firenze dei Medici, l’Italia in camicia nera… Anch’io non credo a una “palingenesi umana”, ma cerco di cogliere le differenze. A questo problema si intreccia l’altro da te posto circa  una specificità (tu dici quasi genetica) del popolo italiano. E certo non posso darti torto. E’ un popolo degradato. Illuminante è l’analisi che faceva Pasolini sulla mutazione antropologica del popolo italiano. Ma se c’è stata mutazione, vuol dire forse che non sempre è stato così. E mi vengono alla mente alcune luminose figure come San Francesco, Dante, Giovanni delle Bande nere e Benito Mussolini che tentò di rifare il carattere degli italiani (come ormai gli storici più autorevoli ammettono) e che combatté contro l’Italia superficiale, facilona, corrotta, invertebrata, esterofila e estirpò davvero la mafia (ho di recente riletto Il giorno della civetta di Sciascia, il quale con grande onestà intellettuale e magari a malincuore ne dà atto nel racconto). E vengo a Grillo. Il mio impegno nella politica l’ho abbandonato, come tu sai, nel 2006 per disincanto dopo quindici anni di militanza. E mi dedico all’ecologia e alla poesia. I piccoli passi alla lunga contano più dei proclami vuoti e delle velleità rivoluzionarie.  Anch’io non credo che si possa cambiare il mondo, ma credo che qualcosa si possa cambiare nel mondo. Non mi sento ora  rappresentato da nessuna formazione, però non ti nascondo che ho nostalgia dell’impegno politico, la cui essenza è la speranza di cambiare (poco o molto non importa). Sono per ora un osservatore distaccato e il mio propendere verso Grillo non è dettato da una comune visione del mondo, non è ideologico (mi rendo anzi conto dei limiti di una democrazia della rete!), ma è puramente di protesta, per far dispetto ai Napolitano, ai Renzi, ai Berlusconi, ai politicanti d’ogni risma che ammorbano il presente. Alla fin fine anch’io come te amo, malgrado tutto, l’Italia, un po’ santa un po’ sgualdrina!

Ciao, Sandro

* * *

Ma sai cos’è: sono momenti e personaggi che ogni tanto emergono, ma  generalmente non durano molto e soprattutto non mutano l’Italia. E poi, la mafia c’era prima del fascismo (e,ammesso che Mussolini l’abbia sconfitta, non ho mai approfondito questo tema) e c’è adesso, mentre il fascismo è durato appena un ventennio ed è scomparso. Chi è più forte? Ma la mafia, naturalmente! Il comunismo pure ha tentato, e c’erano anni in cui contava molto, in Italia. Ma il comunismo è morto e la mafia sempre c’è. Perché è quella (assieme alla capacità di essere voltagabbana, di salire a volo sul carro del vincitore, tranne poi a mollarlo appena si avvertono i primi scricchiolii,di voler fregare lo Stato in mille modi, eccetera) che sta nel DNA degli italiani. Tutto il resto è episodico. Va bé, sono diventato troppo scettico, capisco che invece – anche per un fatto di salute psichica – è meglio illudersi.

Ciao, Daniele 

* * *

Daniele,

… quanto alle tue osservazioni finali, concordo in gran parte con te, con qualche differenza circa l’ampiezza e intensità del pessimismo. Noto che la conseguenza del tuo pessimismo radicale porterebbe all’astensione, la conseguenza del mio pessimismo temperato porta a votare chi al momento appare meno peggio o comunque sembra voler sparigliare il gioco.

Un caro saluto, Sandro

@barbadilloit

Di Daniele e Sandro

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