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Chiesa. Giovanni XXIII Papa di pace e “pacificazione” oltre gli odi della guerra civile

Pubblicato il 1 maggio 2014 da redazione
Categorie : Cronache

papa roncalli

In  occasione della sua santificazione  è tempo che  Giovanni XXIII  venga finalmente liberato dalle incrostazioni della retorica (di sinistra) e della superficialità (di destra).  Considerato (da sinistra) vicino alla “politica del disgelo” post stalinista e visto (da destra) come espressione di un cattolicesimo debole e disposto ai compromessi, Giovanni XXIII offre,  in realtà, a ben guardare, un’immagine tutt’altro che scontata.

Ricordato come il Papa della “Pacem in Terris”, nella quale,  peraltro, lungi da ipotizzare impossibili derive socialiste della Chiesa Cattolica  rivendica la centralità dell’uomo  (“soggetto di diritti e di doveri”), Roncalli fu anche assertore della “pacificazione” tra gli italiani, dopo i sanguinari anni della guerra civile.

Vale perciò la pena ricordare le sue disposizioni in occasioni del decennale del 25 aprile, decennale ancora gonfio di retorica antifascista e di odio per i vinti.

In qualità di Patriarca di Venezia, così disponeva, in data 14 aprile 1955,  il futuro Papa e Santo Giovanni XXIII: “Le imminenti celebrazioni civili, nel Decimo Anniversario della conclusione della guerra, suggerisce al mio animo di pastore, per natura ed educazione inclinato a tutto ciò che unisce piuttosto che a ciò che divide, queste norme pastorali per il clero: 1) I sacerdoti si astengano dal prendere parte a manifestazioni puramente civili, o di partito. 2) Richiesti di celebrare funebri officiature possono farlo, naturalmente in chiesa, secondo le prescrizioni canoniche, e senza pronunciare discorsi: ed alla intenzione di suffragio per tutte le vittime, soldati e civili dell’ultima guerra”.

All’epoca le “disposizioni” del Patriarca di Venezia vennero accolte con grande entusiasmo da Franz Turchi, deputato del Msi e paladino della “pacificazione nazionale”, che  manifestò gratitudine  “verso l’eminente Presule”, sottolineando il suo richiamo non al giorno di “Liberazione”, ma al “Giorno conclusivo della guerra”,ed invitando le associazioni e le famigli dei trucidati del 25 aprile a dedicare le messe, organizzate in tutta Italia, “in suffragio dei Caduti militari e civili di tutte le Guerre e per la Pacificazione degli Italiani”.

Le disposizioni del Patriarca Angelo Giuseppe Roncalli mantengono intatta la loro forza ed attualità anche in ragione delle “derive” attuali di certo mondo cattolico. Quello che, facendo un  “uso” spregiudicato della dottrina, mischiando canti partigiani e liturgia, pugni chiusi e segni della croce, continua a dimostrare di non avere capito il messaggio del Papa Buono e Santo.

@barbadilloit

Di redazione

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