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Cultura. L’equinozio di primavera: il Sole brilla allo Zenit dell’Equatore

Pubblicato il 19 marzo 2014 da Guido Dalla Casa
Categorie : Cultura

equinozio-di-primaveraFra pochi giorni ci sarà l’Equinozio di Primavera. Quest’anno capita il pomeriggio di giovedì 20 marzo, nel nostro fuso orario. In quel momento il piano dell’Equatore celeste taglia il piano dell’eclittica lungo la congiungente Terra-Sole. Cosa significa? Molto. La luce è uguale al buio, il giorno è uguale alla notte su tutta la Terra. Il Sole brilla allo Zenit dell’Equatore.

Dovremmo fare grandi feste. Anzi, dovrebbero esserci quattro grandi feste nell’anno, ai solstizi e agli equinozi. Quelle sono le feste vere. Come sarebbe facile spiegare alla nipotina perché si fa festa: è la Terra che si trova a un appuntamento attorno alla sua stella. Quei quattro appuntamenti ci sono da milioni di anni, e ci saranno ancora per molto, molto tempo.

Dobbiamo abituarci all’idea di essere sul terzo pianeta di una stella di media grandezza a metà della sua vita, lanciata nel braccio esterno di una galassia qualunque, in mezzo a miliardi e miliardi di altre galassie.

Le quattro feste sarebbero per tutti, per tutti gli esseri senzienti. Conoscono quell’appuntamento mammiferi, pesci, rettili, uccelli, e tutti gli altri; anche le alghe. Tutte le piante verdi della Terra si accorgono che quel giorno la luce è uguale al buio. Eppure, fra gli umani di oggi, quasi nessuno se ne accorge, né ci pensa. Già, perché nella nostra cosiddetta civiltà, si preferisce fare festa per commemorare qualche battaglia “vinta”, magari con centinaia di migliaia di morti e distruzioni immense, si preferisce fare festa per ricordare qualche santo, o martire, o qualche madonna bianca o nera, o qualcuno che si è fatto ammazzare per ideologie in cui dopo qualche decennio non crede più nessuno. Oppure per qualche ”repubblica”, per dei nuovi confini destinati a creare guai e a sparire assai presto. Diventano roba per i libri di storia, e noi festeggiamo … Qualcuno, che invece ha perso “quella” battaglia, tace.

Oppure si fa festa per “il lavoro”, che come viene inteso oggi dalla cultura occidentale, è in sostanza l’attività umana che distrugge la Vita, che sostituisce materia inerte a sostanza vivente, e pretende di rifare il mondo, quel meraviglioso mondo naturale che ha impiegato quattro miliardi di anni per divenire ciò che è. Con quello che festeggiamo come “il lavoro”, vogliamo rifare questo mondo, questo Pianeta, togliendo lo spazio vitale agli altri esseri senzienti. E per questo si fa festa? Sarebbe molto meglio abolire queste festività che sono solo per i cosiddetti “vincenti” o per chi venera “quei” santi, martiri, eroi, madonne, repubbliche, rivoluzioni.

Invece dovremmo festeggiare insieme quando il sole è al suo massimo, quando la luce comincia a risalire e quando il giorno è uguale alla notte su tutto il Pianeta, con gli altri esseri senzienti, cioè altri animali, piante, ecosistemi, che lo sanno, se ne accorgono benissimo. Sarebbero feste per tutti, e molto più facili da comprendere per tutte le nipotine e i nipotini del mondo. (da Arianna editrice)

@barbadilloit

Di Guido Dalla Casa

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