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L’intervista. Le Pen a Servizio Pubblico: “Renzi flessibilità e privatizzazioni? Una catastrofe”

Pubblicato il 17 marzo 2014 da Servizio Pubblico
Categorie : Esteri Le interviste Politica

marine le pen«Abbandonare l’euro. Quanto ci costa salvare l’euro? Abbiamo fatto i calcoli con alcuni economisti. Salvare l’euro ci costa molto di più che uscirne. Se alla Germania togliamo l’euro forte come era il marco e le lasciamo il costo di dover salvare gli altri paesi, un giorno ci dirà “mi dispiace, ma non ho più interesse a restare in questa unione monetaria”».

In Italia molte imprese delocalizzano in paesi come Polonia e Romania oppure altre, quelle che restano, chiedono di imporre salari polacchi o rumeni.

Ci sono tre modi per ritrovare la competitività: svalutare la moneta, ma con l’euro non lo possiamo fare, abbassare i salari o smantellare lo stato sociale. Loro hanno deciso di seguire queste ultime due soluzioni, io invece penso che il popolo non debba subire la violenza dell’abbassamento dei salari. È questo il progresso che ci vendono? Che francesi e italiani prendano lo stesso di polacchi e rumeni? A questa globalizzazione manca l’umanità, è diventata una corsa alla schiavitù. Oggi vai in Romania, domani in Cina perché è meno caro e dopodomani in Bangladesh, sempre alla ricerca dei più poveri fra i poveri, dove sono disposti a lavorare come animali per tenere in piedi questa economia.

Matteo Renzi per rispondere al problema della disoccupazione giovanile ha un piano che si chiama “Job Act” che proporrà anche la flessibilità del mercato del lavoro.

Si va verso la catastrofe. In Francia l’anno scorso l’80% delle assunzioni era a tempo determinato. Che vita è mai questa? Come si fa ad andare in banca a chiedere un mutuo quando si ha un contratto a tempo determinato? Come puoi comprarti un’auto a rate? Come puoi prendere una casa in affitto? Vai dal proprietario e dici “buon giorno, ho un contratto a tempo determinato, fra sei mesi potrei essere disoccupato, mi affitterebbe l’appartamento?”. Non è questo il progresso. Solo l’1% della popolazione ci ha guadagnato. Multinazionali e banche comprese.

Le aziende vogliono flessibilità.

No le aziende vogliono essere competitive. Prendiamo le sue scarpe ad esempio. A parità di costo e di materie prime e di salari, se nella zona euro costano 13 dollari, nella zona dollaro le stesse scarpe costano 10. Questo vuol dire che quello che produciamo noi costa in partenza il 30% in più. È li che dobbiamo intervenire, altrimenti l’unica soluzione che ci rimane è l’abbassamento dei salari, la precarietà, la riduzione delle protezioni sociali, proprio come è successo in Grecia. È la moneta che deve essere flessibile, nient’altro.

E il governo invece ha un piano per le privatizzazioni…

Ma certo, vendiamo il patrimonio degli italiani! Proprio come in Grecia, vendono i musei, gli ospedali, le isole. Ma tutto ciò non gli appartiene perché è del popolo. È patrimonio del popolo.

Ma l’Italia ha un enorme debito pubblico.

E continuerà ad avere un enorme debito pubblico, perché quello che fa crescere il debito pubblico è la disoccupazione. La disoccupazione sale e di conseguenza diminuiscono le entrate e diminuiscono le entrate dello Stato. Scendono le entrate e sale il deficit. Più deficit più debito. Combattere la disoccupazione e ritrovare la via della  crescita. Ma questo si può fare solo agendo sulla moneta. 

(intervista di Giulia Innocenzi, tratta dalla puntata di “Servizio pubblico”)

@barbadilloit

Di Servizio Pubblico

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