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Cinema. “300” e l’alba di un impero diventata il tramonto degli States

Pubblicato il 16 marzo 2014 da Mario De Fazio
Categorie : Cinema

300“Lo chiamano il sogno americano, perché devi essere addormentato per crederci”, diceva il comico George Carlin. Il risveglio, però, può essere ancora più traumatico. Soprattutto se passa (anche) dal cinema. E così “300 – L’alba di un impero”, che spopola al botteghino in questi giorni nelle sale italiane, può forse raccontare il tramonto, ormai in atto, della fiducia a stelle e strisce nel ruolo attuale della maggiore potenza occidentale.

Il film è il seguito – anzi, tecnicamente, il midquel – della fortunata pellicola del 2003, tratto come il precedente, da un romanzo grafico di quel folle genio di Frank Miller. L’epopea degli spartani sul grande schermo è diventata negli anni un must che racconta l’esempio di Leonida e della sua guardia personale, ma soprattutto che illumina, a sprazzi, sull’organizzazione sociale spartana e su un modello di “democrazia” alternativo al popolo di “filosofi ed effeminati” di derivazione ateniese, cui (impropriamente) si fa risalire l’attuale declinazione della democrazia occidentale.

Non si può certo pretendere di appassionarsi al “comunismo dorico” di Sparta tramite un film. Ma 300 dà, a chi è all’asciutto, la voglia di bere. Verrà poi il momento, se quel sentir lo si percepisce comune, di leggere le “virtù di Sparta” di Plutarco o le storie di Erodoto. Non si può dire lo stesso del raffazzonato seguito che svetta in questi giorni in testa alle classifiche. Inutile disquisire di verosimiglianza con i fatti realmente accaduti. È compito degli storici.

Ma mentre 300 era, pur con i limiti del mezzo, un racconto epico, il seguito somiglia a un romanzetto individuale a metà tra l’harmony e il noir. C’è spazio persino per un amore consumato (o forse no?) tra Temistocle e Artemisia, mentre si discute delle sorti del mondo. Ma, e qui la differenza è sostanziale, non c’è il racconto collettivo di un esempio. Leonida è il re ma non avrebbe senso senza i suoi trecento. Temistocle sembra, nella migliore delle ipotesi, un Nixon con più addominali e meno scrupoli. Il primo guarda l’oplita che gli sta al fianco, il secondo alle magnifiche sorti e progressive che gli si parano avanti.

“L’alba di un impero” al massimo fa godere delle contraddizioni di una modernità in crisi che non riesce nemmeno più, pur quando vorrebbe, ad autocelebrarsi. I continui appelli alla democrazia risultano poco convinti, per non parlare del delirante uso (per tre volte), almeno nel doppiaggio italiano, del termine nazione, che avrebbe visto la luce soltanto diversi secoli dopo.

Qualcuno, all’uscita del primo lungometraggio epico ispirato alle tavole di Miller (2007) , aveva letto in filigrana – storpiando e tirando per i capelli le visioni del fumettista – il tentativo di celebrare gli Usa come potenza che combatteva la guerra santa al terrorismo. In base a questa interpretazione, gli spartani sarebbero addirittura diventati gli antenati degli americani in guerra, per difendere democrazia e libertà,  contro i talebani afgani (o i soldati iracheni di Saddam), che retrocedevano automaticamente a eredi delle barbare armate di Serse.

“L’alba di un impero” sembra invece la stanca ripetizione di una funzione che lo zio Sam non riesce più, suo malgrado, a svolgere. È così il finale è forse la parte migliore del film. O meglio, i titoli di coda, con “War pigs” dei Black Sabbath ad accompagnare le tavole originali di Miller. Se il messaggio che vuole suggerire il film è quello di celebrare, nonostante tutto, il modello di democrazia americana, l’obiettivo non solo è fallito. Ma, a giudicare dal ruolo degli States nell’attuale geopolitica – la crisi ucraina è lì a mostrarlo – risulta persino ridicolo.

@barbadilloit

Di Mario De Fazio

3 risposte a Cinema. “300” e l’alba di un impero diventata il tramonto degli States

  1. Ma come , vogliamo togliere un altro mito a Larussa e alla Meloni ?
    Loro provengono dalla stessa genia del ‘ cattvo padre ‘ ( cattivo ora , non quando li nominava per le poltrone ..) che si iscrisse al Fdg dopo aver visto Berretti Verdi ….?
    Adesso gli smontiamo anche Temistocle ed Atene ?
    Ma senza il secolare nemico comunista questi che fanno ?
    Ed Alemanno riciclato sentenzio’ : che diventino nemici prprio gli Spartani, basta abbracciare l’antifascismo. !
    Piuttosto, ma una particina nel films per tutta la ‘ famiglia adams ‘
    Non c’ era ? Colle Oppio non vigila piu’ ?

  2. grande Catilina…..una chicca ricordare come e perche’ si iscrissa al msi il padre che e’ fuggito….ma come potevano crescere i figli….cosi propio come i la russa meloni,alemanno etc….!!! crosetto datte!!!!

  3. Una delle frasi che mi sono ripromesso di ricordare quando guardo film è che “Il cinema è l’opposto della realtà” e statisticamente è vero, perciò l’ultima cosa che vorrei fare quando entro in sala è confrontare la tematica e i personaggi del lungometraggio con… politica? Ancora politica?!
    Sul serio, come pensiero personale è ok, e posso condividere il pensiero che questo sequel non sia del tutto all’altezza con l’originale 300 (anche perchè si è persa gran parte dell’importanza del titolo), ma non penso che Z. Snyder o più direttamente il visionario Miller avessero in testa di creare una simil-trama dell’attuale situazione politica americana.
    In fondo basti pensare ad altri produttori o anche fumettisti… Per fare un esempio: L’alleanza Quentin Tarantino-Robert Rodriguez; certamente, il loro lavoro in Grindhouse è stato economicamente un flop, ma voglio far capire che negli States, non ho pressochè quasi mai riscontrato un’attitudine a voler necessariamente dare un motivo ai loro lavori, lo fanno, lo fanno per soldi, per passione, stà di fatto che non si fanno problemi a realizzare i loro sogni, perciò in modo infantile (quanto maturo), non cerchiamo significati nascosti nei film, è immaginazione, sognamo e immaginiamo, che un film sia di seria A, B o Z… chiedetelo a tutti gli spettatori che sonnecchiano beatamente di fronte alle scene de La grande bellezza.

    P.S.: Parere personale.

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