0

Il caso. Com’è difficile iscriversi ad una scuola in Italia (senza orientamento)

Pubblicato il 24 febbraio 2014 da Renato de Robertis
Categorie : Cronache

banchi_scuolaIscrizioni on-line, che sofferenza! Le famiglie e gli studenti hanno nella testa il 28 febbraio, termine per iscriversi ad un istituto scolastico, termine per continuare ad avere… le idee confuse. Le iscrizioni on-line permettono sì di entrare in contatto con le scuole, ma non avvicinano affatto gli istituti scolastici alle famiglie. Per un genitore, basta cliccare qui e là ed ecco tante informazioni a disposizione; e poi basta stampare una ricevuta e via… il ragazzo è iscritto! Ma non è proprio così facile.

L’iscrizione in rete rappresenta un’operazione fredda che nasconde due significati; il primo: pur con le chance offerte dalla tecnologia, le famiglie entrano meno in contatto con le scuole; in più, le preferenze per una scuola nascono spesso sul sentito dire, purtroppo; il secondo: i dati on-line, disponibili sul sito del ministero, non raccontano il vero mondo scolastico. Il punto è questo: le iscrizioni scolastiche on-line non risolvono i noti problemi: le famiglie si smarriscono nella rete delle scuole; si pentono spesso per le scelte fatte; non dispongono di tutte le informazioni per affidare i figli al sistema scolastico.

Diciamolo chiaramente. Per molti anni, non si è fatto nulla per controllare le dinamiche delle iscrizioni scolastiche. E i risultati sono scuole che scoppiano, classi come pollai, licei straripanti di iscrizioni; e,all’opposto, istituti tecnici e professionali con un numero non significativo di iscritti. Com’è difficile iscriversi ad una scuola superiore! In questi anni, diversi indicatori hanno raccontato che un diplomato ragazzo su tre non farebbe la stessa scelta scolastica. Inoltre, il fenomeno della licealizzazione ha generato giovani colmi di teoria, a volte privi di competenze operative, in difficoltà nel riversare il proprio sapere nel mondo del lavoro. Il tutto ben riportato dal recentissimo Rapporto MacKinsey dell’Unione europea.

Ma rimaniamo sullo spauracchio delle iscrizioni. Sino al 28 febbraio i dirigenti scolastici saranno in ansia. Rischio poche iscrizioni o troppe iscrizioni? Ragazzi da cercare con il lumino oppure da mandare via in altre scuole? Depliant, volantini, piani dell’offerta formativa a go-go, docenti sotto stress, studenti alla ricerca di palestre americane, scuole che regalano gadget se ti iscrivi subito!, scuole di moda, scuole border-lines, scuole molto uguali, scuole pubblicizzate in tv,.. scuole che non finiscono di raccontare le proprie passioni.

E’ vero, il ministero si riserva di controllare, di spostare gli studenti in esubero da una scuola all’altra. Tuttavia, le scuole grasse continueranno ad ingrassarsi.

In queste giornate d’inverno, insomma, è in corso la fiera delle iscrizioni con i docenti in giro per rastrellare iscritti. Ed ecco pure le riunioni caotiche dinanzi alle facce demoralizzate dei genitori. Scegliere una scuola è un atto di fiducia. Troppe volte le famiglie non sanno individuare le giuste informazioni per esprimere la relativa fiducia. Se il 40% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è senza lavoro, il problema va analizzato dal principio, cioè dal momento della scelta di una istituto superiore. E se oltre 2 milioni di giovani, tra i 15 e i 29 anni, non studiano, non fanno niente  – ah, i nostri figli neet! – allora l’orientamento scolastico italiano non funziona.

Orientare di più. Orientare meglio. Non è più sufficiente un sito ministeriale e qualche domenica trascorsa a visitare edifici e laboratori scolastici. Le ultime riforme della scuola non sono state veramente utili a scongiurare gli eccessivi abbandoni scolastici nei primi anni di formazione superiore. Oggi più che mai è fondamentale una nuova campagna ministeriale per indirizzare maggiormente le famiglie. L’ultima grande iniziativa di orientamento scolastico nazionale resta quella dell’anno scolastico 2010/2011.  E’ indispensabile allora consentire un più ampio avviamento dei giovani verso gli istituti tecnici e professionali,agganciati alla filiera produttiva, oppure verso un sistema dei licei più vicino ad un ‘sapere creativo’ o ad un ‘sapere anti-crisi’.

@barbadilloit

Di Renato de Robertis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *