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Il commento (di G.de Turris). La destra culturale? Aveva più strumenti negli anni 70

Pubblicato il 18 febbraio 2014 da Gianfranco de Turris
Categorie : Corsivi Cultura

borgheseChe il doppiopesismo politico e culturale si sia notevolmente aggravato, come denuncia Luigi Mascheroni su Il Giornale del 29 gennaio, è una sacrosanta verità constatabile ogni giorno. Che la Destra politica e culturale oscilli tra populismo ed elitarisno, come afferma Angelo Mellone su Il Giornale del 31 gennaio, è anch’esso vero, ma bisogna contestualizzarlo e andare sulla pratica e non restare nella teoria e nella astrazione politica.

Personalmente non vedo proprio nulla di male nel pubblicare saggi stampati in poche centinai di copie o fare microconvegni come Mellone scrive criticando, se non è concretamente possibile fare altrimenti, cioè se non ci sono i mezzi per farlo. Certe volte non si tratta di snobismo ma di una dura necessità. Si è obbligati a simili scelte. Non tutti – pur bravi, preparati, originali – hanno la possibilità di pubblicare per Mondadori, Rizzoli, Bompiani, Marsilio. Questo il punto fondamentale. Allora fare opera di “testimonianza” non è affatto inutile: così si dimostra che c’è stato chi non si è allineato al “politicamente corretto” e al “pensiero unico” (e alle loro intimidazioni e ricatti). Vale per il futuro.

Oggi, nonostante che siano vent’anni che la Destra, più o meno di centro, è rientrata in gioco, stiamo peggio di prima, proprio perché mancano i mezzi, gli strumenti, a cominciare dalle riviste di opinione, e ad una adeguata editoria, perché approdare a “grandi editori” non a tutti è consentito. Il confronto con quanto avveniva negli anni Settanta è stato fatto innumerevoli volte, ma occorre ricordare quanto, con la Destra all’opposizione, allora esisteva e oggi non c’è: su settimanali come Il Borghese di Mario Tedeschì e Lo Specchio di Giorgio Nelson Page, così come su mensili come L’Italiano di Pino Romualdi e Il Conciliatore di Piero Capello, si affrontavano e certo non si schifavano i temi elencati da Mellone: narrativa popolare, fumetti, cinema, televisione, teatro, mass media, interventi sul costume eccetera, sia criticando che proponendo, e su quelle pagine si sono fatti le ossa e poi sono entrati nel giornalismo e nella politi cadi destra, molti di quelli che hanno dai 50 ai 70 anni. E poi c’erano case editrici diffuse: ricorderò almeno Volpe e le Edizioni del Borghese, cui si aggiunse la fondamentale Rusconi diretta da Alfredo Cattabiani.

Oggi non c’è nulla di simile che permetta questi interventi, dopo i tentativi degli anni Novanta de L’Italia settimanale e Lo Stato di Marcello Veneziani, a parte i quotidiani come Il Giornale e Libero. Il resto è precluso a chi non la pensa in modo conformista. E non dico a chi è esplicitamente “di destra”, ma anche a chi semplicemente si occupa di argomenti che l’intellighenzia italiota e i mass media progressisti con disprezzo etichettano “di destra”. Le grane e gli ostacoli subiti da Simone Cristicchi per la sua opera teatrale Magazzino 18 e dal regista Antonello Belluco per il film Il segreto che sta terminando fra enormi difficoltà, stanno a provarlo in modo palmare. Tanto per citare due ambiti indicati da Mellone. Sotto questo aspetto la situazione generale è indubbiamente peggiorata e sembra che nessuno, nelle chiuse stanze della politica di centrodestra, se ne sia reso conto. Non sempre, dunque,è questione di snobbare certi argomenti o certi media. Semplicemente non si può.

Quindi sicuramente è obbligatorio occuparsi come lui dice di “cinema, teatro, pubblicità, design, moda, creatività giovanile”, e aggiungerei fumetti, cartoni animati, letteratura “di genere”, videogiochi e affini, internet, con analisi e proposte “dal punto di vista della destra”. Ma bisogna avere o possedere gli strumenti pratici per farlo e per poter realizzare opere in questi ambiti. Ma anche una autorevolezza che non deriva soltanto dalla professionalità e dal prestigio dei proponenti (che esistono), ma dalla creazione di un clima generale e culturale che dia loro forza cercando di superare il Regime Doppiopesista ormai imperante. (pubblicato in forma ridotta su Il Giornale)

@barbadilloit

Di Gianfranco de Turris

2 risposte a Il commento (di G.de Turris). La destra culturale? Aveva più strumenti negli anni 70

  1. Purtroppo i tempi sono davvero cupi.Se manca la spinta ideale non si possono mettere in cantiere iniziative editoriali degne di nota e vanno ringraziati i pochi coraggiosi che continuano,nonostante tutto ad impegnarsi.
    Colgo l’occasione per farLe i migliori auguri per i suoi settantanni sempre controcorrente.
    Grazie per il suo impegno e la sua testimonianaza.
    Pier Domenico Andreani
    Trevi PG

  2. La questione si riassume in due parole: sacrificio e pazienza. Con la prima intendo che i vari nomi “alternativi” devono mettersi a disposizione dei vari nuclei territoriali, siano partiti o associazioni, e pretendere solo il rimborso spese per il viaggio. La seconda riguarda il fatto che bisogna abbattere steccati tipo pagano, cattolico, islamico evolvano, socialista nazionale, ecc. in tal senso si stanno muovendo alcune associazioni, consocie che la battaglia contro il mondialismo richiede unita d’intenti

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