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Governo. Renzi premier lancia “più riforme per tutti”: programma o dissimulazione?

Pubblicato il 17 febbraio 2014 da Antonio Rapisarda
Categorie : Corsivi Cronache Politica

renziquiriUn po’ ingessato, giustamente emozionato, di certo raggiante. Matteo Renzi ha accettato l’incarico di formare il nuovo governo da parte del presidente Giorgio Napolitano. Il grande giorno per il rottamatore è arrivato: «Ho ricevuto l’incarico di provare a formare il nuovo governo, ho accettato con riserva per l’importanza e la rilevanza di questa sfida». Fin qui il protocollo. Poi Renzi è ritornato se stesso e ha lanciato una road map da brivido: «A febbraio la legge elettorale. A marzo il lavoro, ad aprile la riorganizzazione della pubblica amministrazione e a maggio il fisco». Una riforma al mese, non a caso un’agenda che corrisponde con i prossimi tre mesi, i cosiddetti cento giorni della “luna di miele” che accompagneranno il premier in pectore alla prova delle elezioni Europee.

L’obiettivo – sulla carta – è un governo di legislatura che duri fino al 2018. In realtà la carne al fuoco messa da Renzi è il tentativo di qualificare il suo come un “governo del fare” e non come il governo del ribaltone (che è stato). Detto ciò le incognite per il premier appena designato sono tante. A partire dalla compagine di governo dato che Angelino Alfano – che, non fidandosi del feeling tra capo del Pd e il Cavaliere, richiede un patto alla tedesca come contratto di coalizione – si è già visto scavalcato senza troppi complimenti dal motu proprio del rottamatore.

Altra gatta da pelare è la scelta della squadra che dovrà comporre l’esecutivo. Autodefilati i nomi pop di Baricco e Farinetti, Renzi vorrebbe che l’attenzione si concentrasse sui punti del programma (ha ironizzato sulle fatiche dei cronisti impegnati nel “totoministri”). In realtà, più che sulle quote o su quanti “leopoldiani” impareremo a conoscere, è sulle caselle pesanti – Giustizia, Lavoro e soprattutto Economia – che si giocherà il profilo del nuovo governo con l’Europa e gli osservatori interessati dell’Italia.

Anche per questo motivo i tempi della composizione si allungano. Ma Renzi – che ha già ricevuto una pesante stroncatura da l’Osservatore romano – non potrà tergiversare più di tanto. Perché se è vero che la mattinata – dopo essere stato ricevuto al Colle – era iniziata con un giudizio positivo dal fronte finanziario  (lo spread aveva aperto in ribasso a 195 punti), sono bastate poche ore affinché Fitch facesse sapere che le dimissioni di Letta e la sua sostituzione con Renzi «evidenziano la volatilità della politica italiana». Insomma, da questo momento la palla – e l’onore – ce l’ha il rottamatore e solo lui. Adesso sì che Enrico Letta #stasereno.

@rapisardant

@barbadilloit

Di Antonio Rapisarda

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