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Politica. Staffetta Letta-Renzi: tutti i rischi e le occasioni per il rottamatore

Pubblicato il 12 febbraio 2014 da Antonio Rapisarda
Categorie : Cronache Politica

renziPotrebbe essere già arrivata l’ora di Matteo Renzi. Si parla sempre più insistentemente di “staffetta” a palazzo Chigi tra Enrico Letta e il segretario del Pd e nei prossimi giorni (se non nelle prossime ore) il quadro potrebbe essere chiaro. A scatenare l’accelerazione un logoramento continuo da parte del rottamatore su Letta unito a una performance dell’attuale governo (“licenziato” anche da Confindustria) ben al di sotto della sufficienza. A complicare le cose per il premier ci è messo anche lo scoop (in realtà solo la definitiva consacrazione) di Alan Friedman sul ruolo del Colle nell’estate del 2011: mossa che ha indebolito il grande regista delle larghe intese Giorgio Napolitano e che ha rappresentato la volata dei nuovi sponsor di Renzi (Repubblica, Corriere della Sera) verso l’incarico.

I rischi. Diventare premier senza ricorrere alle urne (il terzo dopo Monti e Letta) è, oggettivamente, un azzardo per l’autoproclamatosi campione del “nuovismo”. Sa bene Renzi che il rischio di passare per uno “stile Prima Repubblica” non solo esiste ma è nelle cose: che cos’è, in fondo, se non un “ribaltino” quello che potrebbe avvenire con il disarcionamento di Letta? Oltretutto ciò smentirebbe mesi e mesi di retorica su «no all’inciuco» da parte del sindaco di Firenze, dato che non potrebbe governare se non con l’appoggio dei montiani e degli alfaniani. Di fatto si riproporrebbe una maggioranza simile a quella di Letta, ma con alleati sempre più scontenti dello strapotere che Renzi imporrebbe a se stesso all’interno del governo. Per non parlare poi dei rischi legati alla minoranza del suo stesso partito che non vede l’ora di bruciare sull’altare dell’eventuale impasse un leader che ritiene un corpo estraneo, una parentesi nella storia della sinistra.

Le opportunità. Escludendo il fatto che Napolitano possa accettare di far tornare il Paese alle urne con la legge licenziata dalla Consulta (un proporzionale puro dove la “grande coalizione” sarebbe nelle cose), emergono due scenari: governo di scopo o governo di legislatura. Queste sono le altre incognite di un ipotetico incarico a Renzi. Nel primo caso risultato spendibile per il leader del Pd sarebbe quello di chiudere tutto in pochi mesi sulla nuova legge elettorale: un investimento da campagna elettorale rispetto agli otto anni di immobilismo in materia. Se invece dovesse puntare al 2018 (o a più di un anno al governo) l’unica speranza di sopravvivenza per Renzi sarebbe quella di imporre un’agenda diversa da quella dell’Ue assieme a un rapporto diverso con gli alleati tedeschi e alla capacità di riformare davvero l’impianto della Repubblica. Per fare ciò – ammesso che sia questo il programma, dato che su questi argomenti Renzi è stato sempre nebuloso – ci sarà bisogno di una maggioranza importante. Esclusa (almeno per il momento) la coabitazione con Forza Italia i potenziali “alleati” di un’impresa del genere sarebbero che più disparati non si può: Alfano, Grillo e Vendola. Auguri Renzi…

@rapisardant

@barbadilloit

Di Antonio Rapisarda

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