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Politica. Renzi alza il tiro contro Letta e Alfano: teme di rimanere con il cerino in mano

Pubblicato il 7 gennaio 2014 da Antonio Rapisarda
Categorie : Politica

renzie2Il Job Act – dopo le incaute anticipazioni sull’articolo 18 – sarà presentato «fra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima». Ma già si sa che si baserà «su tre punti di riferimento». Sempre tre sono le proposte sulla legge elettorale: tre proposte che comprendono tutto e il suo contrario, dato che si va dal modello francese a quello spagnolo passando per quello italiano (il Mattarellum) rivisitato. Il capitolo diritti, conta di due proposte: qui si va dall’introduzione delle unioni gay all’abolizione della legge Bossi-Fini. Mentre una è la vittima, la prima, all’interno del governo: Stefano Fassina, il sottosegretario all’Economia che ha trovato la buona scusa (la battuta «Fassina chi?» del segretario del Pd) per dimettersi e, con tutta probabilità, candidarsi alla guida della minoranza del Pd.

Tutto questo è opera di Matteo Renzi, campione dello stop and go. Riunione alle sette del mattino, segreteria spostata a Firenze, battuta sempre in canna, il segretario del Pd non si è fermato nemmeno per la sosta natalizia: il suo stress test nei confronti del governo è continuato e rischia di far saltare i nervi ai “gemelli diversi” Letta e Alfano. Dal Pd la minoranza chiede un rimpasto nel tentativo di comprometterlo al governo? Lui non si fa ingabbiare e rilancia: o ministeri strutturali (Economia, Giustizia per intenderci) o nulla. Che vuol dire: o mi intesto i risultati del governo (e magari divento premier io, come è ventilato oggi su alcuni retroscena) o lo sfiancherò in vista di un possibile voto anticipato in tandem con le elezioni Europee.

La stessa cosa Renzi la fa con Alfano: provocazione sui numeri (il partitino) che animano il Nuovo centrodestra e sui temi che il partito più vicino ai valori conservatori vorrebbe fuori dall’agenda di governo. Il rischio lo ha capito, denunciandolo nel suo articolo della domenica, Eugenio Scalfari: «La sinistra riformista italiana ha interesse a consentire ed anzi ad aiutare per quanto possibile la nascita e il consolidamento d’un centro-destra repubblicano ed europeo. Molti si chiedono quale sia il vero compito della sinistra riformista italiana. Ebbene, è appunto questo: aiutare il centro-destra repubblicano a rappresentare il secondo attore dell’alternanza democratica». Il programma di Matteo Renzi? «È l’opposto: ributtare un Alfano impotente nelle braccia di Berlusconi –  lamenta Scalfari – Se questo è l’obiettivo di Matteo Renzi, a me sembra pessimo. Spero soltanto che né Letta né lo stesso Alfano entrino in questa trappola».

Ecco svelato il reale obiettivo di Renzi: la caduta – ma per mano di altri, a destra o a sinistra poco gli importa – di un governo ritenuto insostenibile. Per questo l’innesto continuo nel dibattito di provocazioni, sfide, duelli telematici, è l’ingrediente con il quale il sindaco di Firenze cerca di monetizzare al massimo il momento. Il tempo, lo sa, non è suo alleato: le elezioni Europee, per una sinistra incapace di mettere in discussione “i parametri europei” sostenuti da Giorgio Napolitano, potrebbero rappresentare un duro colpo per la giovane segreteria Renzi. E a quel punto il rischio è che il rottamatore – quello che ogni giorno di più propone riforme, atti, rivoluzioni e nuovo stile di governo – rimanga così com’è: con il cerino in mano. 

@rapisardant

Di Antonio Rapisarda

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