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Acca Larenzia. Il racconto della strage su La Stampa dell’8 gennaio 1978

Pubblicato il 7 gennaio 2014 da Redazione
Categorie : Cultura

(Pubblichiamo l’articolo uscito su La Stampa dell’8 gennaio 1978: la lettura consente di ricostruire – stante alcune inesattezze – il clima di repressione intorno alla comunità missina nonché i primi riscontri degli investigatori che descrissero, grazie ai testimoni, l’operazione di un commando con cinque-sette terroristi a volto scoperto. Mai individuati. Acca Larenzia resta un buco nero e una vergogna nazionale, una strage che reclama ancora giustizia). 

Francesco Ciavatta soccorso dopo esser stato colpito dal commando terrorista

Francesco Ciavatta soccorso dopo esser stato colpito dal commando terrorista (foto da La Stampa dell’8 gennaio 1978)

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Due missini uccisi da terroristi gravi scontri, sparatorie a Roma

Le due vittime erano appena uscite da una sezione del partito al Tuscolano – Un “commando” ha fatto fuoco a raffica – Ferito un terzo giovane – Nei disordini un altro missino, che stava sparando, è stato colpito alla fronte da un carabiniere Riflettano i politici

Roma, 7 gennaio 1978.  Ancora due nomi sono andati ad allungare la lista delle vittime del terrorismo politico: Franco Bigonzetti, di 20 anni, e Francesco Ciavatta, di 19, missini, sono stati uccisi da numerosi colpi d’arma da fuoco che li hanno colpiti alla testa e al torace mentre insieme con un terzo giovane (Vincenzo Fignari, di 18 anni, rimasto ferito) uscivano dalla sezione del msi di via Acca Larenzia al quartiere Tuscolano. alla periferia della città. A sparare, secondo le prime testimonianze, sarebbe stato un «commando» di cinque giovani tra cui una ragazza. Gli agenti dell’ufficio politico hanno raccolto sul luogo dell’attentato una dozzina di bossoli calibro 7,65.

Non era trascorsa neanche un’ora dal grave episodio di violenza politica che nuovi disordini sono scoppiati nella zona: Carlo Ceccherini, un giornalista del Tg 1 è rimasto ferito mentre la troupe televisiva tentava di riprendere alcune immagini della sezione e del luogo dove erano caduti i giovani colpiti. Cinquecento missini si erano radunati nelle vicinanze ed alcuni di loro hanno aggredito il giornalista. Ne sono nati scontri; una quarantina di giovani ha ingaggiato una vera e propria guerriglia con un reparto di carabinieri. Sono stati sparati candelotti lacrimogeni, l’atmosfera si è surriscaldata e, mentre il capo dell’ufficio politico, Spinella, cercava di trattenere i missini e li esortava a disperdersi, uno dei manifestanti ha estratto la pistola ed ha sparato contro i militari.

L’ufficiale che comandava il reparto ha risposto esplodendo alcuni colpi in aria e carabinieri hanno reagito sparando e colpendo il missino Stefano Recchioni, che è stato raggiunto alla fronte. Il giovane è stato trasportato all’ospedale e le sue condizioni sono giudicate gravi.

La polizia sta tentando una prima ricostruzione dell’episodio. Sembra che i tre giovani missini avessero partecipato a una riunione nella sede del loro partito. Appena finita, i tre erano usciti insieme sulla strada; erano circa le 18,30. A questo punto — secondo quanto riferiscono alcuni testimoni che si trovavano in quel momento nei negozi adiacenti — sono arrivati di corsa i cinque giovani componenti il « commando » e hanno sparato numerosi colpi a raffica in direzione dei tre, riuscendo poi a fuggire a piedi nelle vie adiacenti. Via Acca Larenzia è una strada larga che congiunge due vialoni adiacenti formando una specie di grosso cortile tra gli altissimi caseggiati: quando i tre missini insieme con altri giovani sono usciti dalla sezione c’erano vari passanti; numerose persone dalle loro abitazioni hanno udito i colpi d’arma da fuoco; alcune si sono affacciate e hanno visto gli attentatori fuggire a piedi.

Franco Bigonzetti è stato colpito alla testa: un proiettile gli è entrato dall’occhio destro ed è uscito dall’orecchio sinistro. Raggiunto da un secondo proiettile all’addome e da un terzo al torace i caduto fulminato. Francesco Ciavatta e Vincenzo Fignari hanno cercato scampo nelle strade adiacenti; mentre il secondo veniva raggiunto al braccio destro, Francesco Ciavatta era colpito al petto e si accasciava al suolo dopo pochi passi. L’ambulanza giunta pochi minuti dopo ha trasportato i due giovani all’ospedale San Giovanni, ma nella sala operatoria Francesco Ciavatta è morto dopo pochi minuti. In via Acca Larenzia sono arrivati gli agenti dell’ufficio politico, i carabinieri e gli uomini dei servizi di sicurezza. Immediatamente è stata fatta una lista di testimoni oculari e sono iniziati gli interrogatori.

Numerose persone concordano sul numero degli attentatori, da cinque a sette e tutti a volto scoperto, così come si trovano d’accordo nell’affermare che anche una donna armata faceva parte del «commando» terrorista. Il duplice omicidio ha destato sdegno e commozione nel quartiere, una zona popolare purtroppo abituata ad assistere ad episodi di violenza politica: dalle sezioni missine del Tuscolano sono partite spesso numerose squadre contro studenti di sinistra e spesso si erano avute ritorsioni, ma mai fino ad ora c’era stato un omicidio compiuto da un vero e proprio «commando», che ha agito con freddezza e a volto scoperto.

Un comunicato emesso dal presidente del msi-dn, Romualdi attribuisce al «clima di odio e di delinquenza» creato «in parte dalla bestiale propaganda politica che tutti i partiti del cosiddetto arco costituzionale» avrebbero condotto contro il msi, quanto è avvenuto. (articolo di Silvana Mazzocchi)

@barbadilloit

Di Redazione

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