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L’intervista. Micalessin: “Mediterraneo in fiamme? Conseguenza delle Primavere arabe”

Pubblicato il 1 novembre 2013 da Marco Petrelli
Categorie : Esteri Le interviste

Micalessin_2Un caffé può rappresentare un buon momento per fare due chiacchiere, ad esempio con Gian Micalessin che incontriamo a Perugia dove è stato ospite dell’associazione studentesca Rinascita Universitaria. Micalessin, insieme ad Almerigo Grilz e Fausto Biloslavo fondò negli anni ottanta l’agenzia Albatross. Attualmente scrive per Il Foglio e Il Giornale.

Nel locale a due passi dalla facoltà di Economia il reporter di guerra ha presentato il suo “Afghanistan sola andata” (Cairo editore, 2012): quasi due ore di interventi incentrati sul Paese degli Aquiloni, il suo presente e il suo futuro, le storie dei nostri soldati nella missione ISAF . C’è stato anche un momento particolare, che ha visibilmente coinvolto Micalessin: uno studente afghano prende la parola e racconta il suo Paese, parla dei mujahedeen e del Comandante Massoud. Poi, subito dopo, tocca a noi. Siamo nei giorni di Ginevra 2 e non può mancare una domanda su Damasco.

La guerra continua in tutta la sua durezza, mettendo a dura prova il paese. Con Ginevra 2 siamo forse ad un punto di svolta, vedremo se le due parti riusciranno a trovare un accordo (soluzione respinta da Ahmad Eissa al-Sheikh, capo della brigata Souqour al-Cham e dal fronte ribelle, nda).

Egitto, Libia, Siria: è corretto sostenere che instabilità interna e guerra civile rappresentino il fallimento delle Primavere arabe?

Più che fallimento ne sono logica conseguenza. Le primavere arabe, sponsorizzate da Qatar e Arabia Saudita, sono state il tentativo di vedere al potere i Fratelli Musulmani, tentativo fallito in Egitto, in Libia dove c’è il caos e che sta fallendo anche in Tunisia.

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Fausto Biloslavo, Almerigo Grilz e Gian Micalessin in una foto degli anni ottanta

L’Italia risente della mancanza di un governo forte e risente anche dell’eredità filo atlantista del governo Monti. Una politica questa poco utile per l’Italia che, in passato, è stata invece capace di intrattenere buoni rapporti con il Medio Oriente.

Andiamo ora all’argomento della conferenza perugina, l’Afghanistan: quali le conseguenze di un ritiro delle truppe occidentali?

I talebani hanno tutto il tempo per attendere il ritiro NATO. Obama, dal canto suo, aveva promesso di rivedere la strategia militare; è andato in Afghanistan nel 2009 e 2010 poi propone il ritiro delle truppe. Potremmo essere così di fronte anche al fallimento della missione nel Paese degli Aquiloni.

@barbadilloit

micalper

Di Marco Petrelli

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