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Cinema. “Capitano Phillips” tra Somalia e la piaga della pirateria

Pubblicato il 31 ottobre 2013 da Santi Cautela
Categorie : Cinema

captain-phillips-film-2013Per una volta la pirateria sposa il cinema. Battute facili a parte, l’ultimo lavoro del regista Paul Greengrass, il film Capitano Phillips, porta sul grande schermo un problema di grande attualità: la pirateria internazionale nei mari cosiddetti “caldi” (Mar Rosso e parte del Pacifico occidentale).

La storia del film, che vede come protagonista il premio Oscar Tom Hanks, riprende una vicenda realmente accaduta e raccontata in un romanzo autobiografico. Si tratta del primo dirottamento della storia navale statunitense, avvenuto nell’aprile del 2009 e ripreso da molti giornali internazionali. Da un lato la nave mercantile Maersk Alabama, capitanata proprio da Richard Phillips/Tom Hanks, dall’altra il vascello dei 4 pirati somali che assediarono la nave e presero in ostaggio i membri dell’equipaggio per 5 giorni.

La vicenda si concluse solo dopo l’intervento dei Navy Seals, al fine di salvare il capitano Richard Phillips che, nel periodo in cui fu portato fuori dalla nave, ebbe modo di conoscere meglio i suoi aguzzini. Il film è tutto un continuum confronto tra due mondi opposti, avvicinatisi in occasione della lunga guerra civile Somala iniziata nel 1991, come chi difende il proprio diritto a “sopravvivere” in un mare di sciagure e carestie, dall’altro il “paffuto” capitano pronto a difendere la libertà dei suoi e il modello del suo Paese. Ma la guerra somala è anche un racconto, qui sfiorato da Greengrass, di guerre tra poveri e tribù, che ha singhiozzato interventi umanitari spesso gestiti dagli stessi pirati e che, a Mogadiscio, ha visto combattere una delle più sanguinose battaglie per ripristinare l’ordine nazionale.

Molti ricorderanno il film Black Hawk Down, che parla proprio della battaglia di Mogadiscio nel 1995 dove persero la vita oltre 1000 militanti somali e alcuni soldati statunitensi. Il film fu fischiato al cinema, quando uscì negli States, perché raccontava l’affaccendarsi del governo Usa, casualmente nelle vesti delle due amministrazioni Bush (senior e junior) in faccende politiche poco chiare (vedi coinvolgimento delle ditte petrolifere nel nord del Paese). Insomma una sorta di Iraq tutt’altro che laico, dove la shaa’ria e il modello fondamentalista invischiato in Al Qaeda ha trovato terreno fertile negli ultimi venti anni di guerra civile. Il regista Greengrass, che ha già bissato il successo della serie The Bourne Identity, da sempre vicino a tematiche scomode e politicamente scorrette, nel 2002 aveva conquistato il Sundance Film Festival con un film cruento ispirato ai fatti irlandesi della domenica di sangue, il Bloody Sunday. Adesso questo blockbuster, che potrebbe lanciare Tom Hanks verso l’ennesima statuetta, tocca diversi nodi della politica americana e che ha i suoi risvolti più controversi anche nel nostro Paese, basti citare la vicenda dei Marò legata proprio alla lotta della pirateria indiana. E, come si vedrà nel film, viene dato un volto umano, quasi religioso, ai pirati somali, attori alla loro prima esperienza cinematografica.

Oggi arriva al cinema questo “Capitano Phillips” e, forse, “dirotterà” l’opinione pubblica a riconsiderare il problema della pirateria come attualissimo e lontano dai racconti Disney che hanno ispirato il simpatico Jonny Deep nel personaggio di Jack Sparrow. Questi scheletrici pirati non ispirano risate, non motivano fischi, tuttavia, non possono essere considerati semplicemente come “i cattivi” del film…

@barbadilloit

Di Santi Cautela

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