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Bolzano. Dopo l’era Durnwalder la SVP punta sul Renzi tirolese Kompatscher. Destre divise

Pubblicato il 22 ottobre 2013 da Giorgio Demetrio
Categorie : Cronache

kompatscher“Storico”, “epocale”, “rivoluzionario”: aggettivi spesso utilizzati a sproposito nelle redazioni, a enfatizzare situazioni ed eventi più di qualche volta riconducibili a dimensioni ordinarie. Quello che accadrà domenica 27 ottobre in Alto Adige, invece, ha realmente dell’epocale, dato che da lunedì 28 – dopo 24 anni alla guida della Provincia di Bolzano – Luis Durnwalder (72 primavere) non sarà più il “ras” del territorio. Il partito di raccolta, la Sudtiroler Volkspartei (SVP), continuerà ad esprimere il capo della giunta di Palazzo Widmann, ma per gli altoatesini sarà a dir poco “sconvolgente” non vedere più “Durni” sullo scranno più alto della ricca provincia autonoma.

Gli osservatori di cose della politica, estranei al territorio, hanno una serie di ragioni per seguire con interesse le elezioni di questa frontiera dove l’identità italiana (culturale nella sua accezione più ampia) è costretta a prove acrobatiche per non scomparire sotto i colpi dei settori più aggressivi del mondo germanofono.

Il primo carattere di “originalità democratica” è costituito dal vincitore già scritto. Nessuna formazione infatti, fino a questo momento, è stata in grado di sfilare lo scettro alla SVP, ma anche in prospettiva l’impresa pare titanica. Un mix di ingredienti consente di comprendere perché il partito della Stella alpina continuerà a dominare incontrastato la scena politica provinciale: la proporzione tra cittadini di lingua tedesca e italofoni, a favore dei primi in un rapporto di 7 a 3; la rivendicazione (e ottenimento) dell’autonomia da Roma di massima perseguita senza l’approccio di una battaglia sciovinistica anti-italiana, tantomeno senza caricare quell’istanza di sfumature secessioniste; il “benessere” tendenziale garantito dal governo della formazione di Durnwalder. Il combinato disposto di questi elementi fa sì che agli altoatesini “non convenga” mettere in discussione il monopolio della Stella alpina, rafforzando troppo i concorrenti o addirittura denunciando pubblicamente il “peso soffocante” della monarchia repubblicana targata SVP. Il match elettorale, allora, si gioca solo sul terreno del/i partner di governo del partito di raccolta, e della composizione dell’assemblea provinciale.

Il leit-motiv della campagna che porterà alle urne – anche a queste latitudini – è rappresentato dal “cambiamento”, non già in senso partitico come si è visto, ma in relazione ai protagonisti dell’eredità di Durnwalder. Non a caso ha molto di Matteo Renzi il successore di “Durni”, Arno Kompatscher, 42 anni, dal 2005 sindaco di Fiè allo Sciliar (3.500 abitanti) e da due anni presidente del Consorzio dei comuni della Provincia di Bolzano. Come spera di fare Renzi in ambito PD, Kompatscher ha conquistato la candidatura passando dalla prova del fuoco delle primarie della Stella Alpina: netta l’affermazione nei confronti di Elmar Pichler Rolle, assessore provinciale uscente, sul quale si è imposto con percentuali bulgare (83%). Come il sindaco di Firenze, anche il prossimo inquilino di Palazzo Widmann ha iniziato ad accreditarsi all’estero e, al pari dell’ex “rottamatore”, ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel, come a sottolineare il respiro internazionale del nuovo corso della Stella alpina.

Poche novità quanto agli obiettivi delle altre liste. Il PD auspica di continuare a essere l’unico compagno di governo della SVP; la destra tedesca – nulla di inedito – spinge sull’acceleratore della separazione da Roma; il centrodestra di lingua italiana seguita a essere parcellizzato tra un PDL-Forza Italia in cerca d’autore (non si contano le uscite “folkloristiche” del duo Biancofiore-Bertoldi, il segretario provinciale del partito, 19enne, primatista di gaffe che gli sono valse perfino un fondo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera) e le quattro (!)  formazioni germinate dalla tradizione missina (Fratelli d’Italia, La Destra, Alto Adige nel cuore, Unitalia), incapaci di tornare a porre la questione della tutela dell’italianità al centro dell’agenda di governo.

Tutto cambi perché nulla cambi, insomma. E continui a profumare di Stella alpina.

Di Giorgio Demetrio

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