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L’analisi. I raduni giovanili a destra e la radice popolare della politica

Pubblicato il 16 ottobre 2013 da Michele De Feudis
Categorie : Corsivi Politica

Da Sant’Alessio Siculo passando per Monopoli in Puglia, dal Parco del Celio nella Capitale fino a Revine Lago: l’estate è la stagione dei campi e delle scuole-quadri dei giovani impegnati a destra o nell’area non conforme. Al tempo della digitalizzazione delle esistenze, si tratta di un fenomeno novecentesco che consente l’affermazione di una radice popolare con dibattiti, conferenze, confronti e concerti. Sul piano contenutistico in questi raduni sono presenti tutte le sfumaturecollage (1) di un pensiero politico patriottico e sovranista: tante divisioni ma anche tante sintonie sulle quali riprendere a tessere le trame virtuose di un soggetto meta-politico organizzato in forma reticolare.

“Quello che non ho è di farla franca / quello che non ho è quel che non mi manca /quello che non ho sono le tue parole / per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole”: sono le note di Fabrizio De André la colonna sonora di Magmatica, festa della comunità siciliane (coordinate dallo Spazio Cervantes di Catania) che ha avuto come come sottotitolo “Una marea irresistibile”: oltre trecento giovani da tutta la regione ma anche da Puglia, Veneto, Campania e Calabria, si sono interrogati sulle campagne sostenute negli ultimi mesi (da quella per la libertà dei Marò al No Muos alla crisi siriana) e hanno immaginato le sfide dell’autunno incombente. La cifra di questo incontro è stata il dialogo franco tra movimenti giovanili e rappresentanti istituzionali: sulla vertenza dei radar di Niscemi le divergenze tra attivisti di Terra Nostra e Regione Sicilia sono evidenti, ma la presenza del deputato Salvo Pogliese ha consentito di inquadrare gli spazi di dissenso possibile in seno all’Assemblea siciliana oltre a mostrare in pieno le ondivaghe prese di posizione del governatore Rosario Crocetta. Libri, riviste garantiste come “Giustizia giusta”, tornei di beach volley e riflessioni sull’editoria digitale insieme a una mostra sull’artista dimenticato Gino Boccasile hanno completato il cartellone di un evento che si è svolto davanti ad uno specchio luminoso di mare Jonio.

Più istituzionale è stato invece #Everest013, promosso a fine agosto dai giovani del Pdl che si riconoscono nella tradizione degli ex Alleanza Nazionale (Destra protagonista di Maurizio Gasparri) . Organizzato a Cala Corvino, un villaggio di Monopoli che è stato location di serie televisive cult con Jerry Calà, ha rappresentato un momento nel quale l’ala destra del partito berlusconiano ha messo i paletti in vista di una riorganizzazione interna: le coordinate espresse dai leader dell’arcipelago – dal governatore Giuseppe Scopelliti agli europarlamentari Sergio Silvestris e Roberta Angelilli passando per il deputato Pietro Laffranco e per i consiglieri regionali Galeazzo Bignami e Luca Gramazio – sono state dettate per affermare un modello di radicamento territoriale antitetico rispetto alle formule leggere del mondo forzataliota. Di sicuro il ritorno a una “Nuova Forza Italia”, prefigurato dal segretario Angelino Alfano, non ha entusiasmato i tanti militanti e consiglieri eletti negli atenei con la sigla di Azione Universitaria. Sul piano dei contenuti, forte è stato il richiamo guerrafondaio in vista di possibile nuove elezioni da preparare toccando temi come la riduzione del peso fiscale, il contenimento dell’immigrazione e lo sviluppo, in linea con i programmi dei movimenti di centrodestra europei.

Settembre ha ospitato la festa Atreju di Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia a Roma: la più longeva della destra, è stata il luogo di elaborazione di una strategia di allargamento del movimento del “centrodestra nazionale”. Accanto alle tavole rotonde per la libertà dei Marò o al dibattito sulla memoria del Fronte della Gioventù o al confronto sul contesto rovente siriano, è l’asse nascente tra la Meloni e il sindaco di Verona Flavio Tosi ad essere la novità che potrebbe segnare nuovi percorsi autunnali: la sintesi o una alleanza tra i due movimenti (Fdi e Lega) consentirebbe di rappresentare una opzione governista, con idee forti e critiche degli eccessi del globalismo. Atreju, secondo gli organizzatori, ha l’ambizione di rimanere quello spazio di libertà ed elaborazione che è stato fin dai tempi in cui era festa di Azione Giovani: è dalla varietà delle adesioni, l’appello al riguardo lanciato dalla Meloni, sembra esser stato recepito dai trenta-quarantenni cresciuti nella destra italiana. La strada per affermare una azione programmatica oltre la vertenza giustizia-Berlusconi resta, tuttavia, davvero un passaggio molto impervio.

L’ultimo appuntamento a Revine Lago, in Veneto, è la festa “Direzione Rivoluzione” di Casapound Italia: per quattro giorni il movimento guidato da Gianluca Iannone si è confrontato con ospiti del calibro di Massimo Fini e Giulio Giorello, ha dibattuto sulla figura di Dominique Venner con Jean-Yves Le Gallou (già esponente della Nuova Destra francese), sulla Siria e sulla solidarietà non pietistica (“quasi eroica”).

Al tempo della politica da tastiera, egemonizzata dalle finzioni funzionali sui social network, migliaia di giovani impegnati in raduni feste e scuole estive sono il segnale che un certo pensiero non allineato resta vivo sotto la cenere delle “strane maggioranze” e dei proclami degli eurocrati.

@waldganger2000

* da Il Borghese di ottobre 2013

Di Michele De Feudis

Una risposta a L’analisi. I raduni giovanili a destra e la radice popolare della politica

  1. no, no, non c’è alcun asse nascente tra Tosi e Fratelli d’Italia…

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