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Lampedusa/2. Il declino italiano e gli effetti collaterali della globalizzazione

Pubblicato il 6 ottobre 2013 da Sandra Fanelli
Categorie : Cronache

Lampedusa, migranti superstiti dal naufragio tratti in salvo dalla Guardia CostieraTre milioni di euro per acquistare l’isola di Budelli, nel Parco nazionale dell’arcipelago della Maddalena. E a Lampedusa si arenano decine di cadaveri. Sono i contrasti del declino italiano, dove s’intravvedono scafisti/schiavisti ammassare persone su barconi d’incerto galleggiamento e avviarli verso più incerto destino.

L’Italia non dà più da lavorare né a italiani, né a immigrati. Tra questi ultimi, chi ha potuto è già tornato in patria, quale che fosse, senza rimpianti. Ma altri clandestini – il lessico dettato alla stampa ora li vuole “migranti” – continuano a partire per il Paese di Bengodi, che da un pezzo ha smesso di esserlo.

L’Unione Europea, che tanto ha contribuito a ridimensionarci, inorridisce a ogni strage di clandestini. Ma tra i reduci del ’68 e gli ascari delle banche fallite che sono gli eurocrati, ce n’è uno che non consideri questi effetti collaterali della globalizzazione una spiacevole necessità? Tanto meglio, poi, se gli eventi di Lampedusa consolidano una triste fama, nel ramo naufragi, sulla schiena di un rivale commerciale già in difficoltà.

Ambientalisti italiani, anime nobili, occupatevi talora anche di vite umane, oltre che di foche monache. Quelle braccia incapaci di nuotare, se non fossero affondate presso Lampedusa, avrebbero magari potuto darsi all’agricoltura, biologica, certo. O operare ecologicamente, liberando le spiagge, quelle che gli italiani – i rari andati in vacanza in un anno di miseria – lasciano sporche. Ma non di resti umani, almeno.

Di Sandra Fanelli

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