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Il caso. Dietro lo shutdown americano? C’è lo “spirito” del Tea Party e un po’ di Pound

Pubblicato il 7 ottobre 2013 da Francesco Filipazzi
Categorie : Economia Esteri

teaEzra Pound diceva che “un popolo che non si indebita fa rabbia agli usurai”. Questa frase può essere una chiave di lettura della notizia, rilanciata da molti giornali, secondo cui il mondo finanziario e le grandi banche di Wall Street sarebbe furiosi con i Tea Party, gruppo interno al partito Repubblicano, che hanno bloccato l’aumento del debito pubblico statunitense, provocando lo shutdown che ha paralizzato la macchina statale del paese a stelle e strisce. Un aumento di spesa avrebbe permesso il varo dell’Obama Care, ma causato un indebitamento altissimo e decennale per il popolo dello stato nordamericano. La rabbia degli operatori finanziari, come riportano senza nessuna particolare vergogna i vari giornali anglofoni, è dovuta al fatto che i tea partisti non si fanno influenzare dai lobbisti che rappresentano gli interessi della Borsa e della finanza.

Come riporta Europa Quotidiano, nell’articolo “Repubblicani al bivio, moderati o estremisti? Wall Street o Tea Party”, i grandi finanziatori del GOP starebbero minacciando di interrompere qualsiasi finanziamento se lo strapotere dei politici teapartier non verrà frenato. Di fatto la lotta apparentemente fratricida, tutta interna al partito repubblicano, è fra due concezioni della politica completamente diverse. La parte storica, cosiddetta moderata, molto vicina alle istanze del grande capitalismo, contro la parte “popolare”, che trova i suoi consensi sul campo, con le campagne di opinione, soprattutto nel  ceto medio. Il Tea Party richiamandosi alle idee fondanti degli Stati Uniti, vorrebbe semplicemente una macchina statale molto leggera, che laddove possibile, lasci totale libertà di iniziativa ai privati e ai singoli.

La compagine teapartista è ormai piuttosto pesante all’interno dei repubblicani ed è in grado di determinate la vittoria dei singoli candidati alle primarie. Per questo, dicono i capi del GOP, di loro non si può fare a meno. Ma non si può fare a meno neanche dei finanziamenti. Questo sta creando un cortocircuito nella destra statunitense, che nella situazione politica generale sta perdendo consenso, perché la colpa dei disagi dello shutdown sta ricadendo su di loro. Sembra però che i tea partisti non ne siano minimamente spaventati.

@cescofilip

Di Francesco Filipazzi

2 risposte a Il caso. Dietro lo shutdown americano? C’è lo “spirito” del Tea Party e un po’ di Pound

  1. Bella provocazione :)
    Il fatto che i TP facciano estrema rabbia sia a WS che alla parte più moderata (e probabilmente anche meno rappresentativa della ‘destra che produce’ negli USA)è comunque sempre cosa buona e giusta.
    Solo un appunto, detta così sembra che siano i tp ad aver provocato lo shutdown, ma lo hanno provocato nella misura in cui se io ti presto 100€ per mantenere la tua attività lavorativa, li bruci tutti o quasi in attività inutili, me ne vieni a chiedere 150€ che io non posso darti, tu non hai più i soldi per mandare avanti la tua attività (che potresti mandare avanti con 70€) e quindi chiudi e fallisci è colpa mia se hai chiuso e se sei fallito.
    Il TP fa esattamente quello che qualsiasi persona all’opposizione (ma diciamo anche nel partito di chi governa) dovrebbe fare. Controllo della spesa pubblica :) E la cosa bella degli americani (ma degli anglosassoni in generale) è che se anche le misure sono impopolari, ma necessarie, le prendono lo stesso,

  2. Una precisazione, che comunque non inficia l’analisi politica espressa nell’articolo;

    Lo “shutdown” è stato provocato dalla mancata approvazione del budget federale, l’innalzamento del tetto del debito pubblico deve essere ancora discusso.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-07/casa-bianca-innalzare-tetto-202954.shtml?uuid=AbZxJ9pI

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