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Cultura. A Maurizio Serra il Premio Acqui per “Malaparte” una vita tra Mussolini e Mao

Pubblicato il 2 ottobre 2013 da Adélaïde de Clermont-Tonnerre
Categorie : Cultura

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(Il libro di Maurizio Serra “Malaparte” ha vinto il premio Acqui Storia 2013, ex equo con il saggio di Ottavio Barrié, “Dalla guerra fredda alla grande crisi”)

Ambasciatore d’Italia alle Nazioni Unite, sede di Ginevra, dopo essere stato ambasciatore all’Unesco, a Parigi, Maurizio Serra ci ha offerto i ritratti incrociati dei Fratelli separati, cioè di Louis Aragon, André Malraux e Pierre Drieu La Rochelle.

E ora racconta uno dei maggiori scrittori del XX secolo: Curzio Malaparte. Compito arduo, perché – prima d’ideare il fiammeggiante pseudonimo di Malaparte – a Kurt Suckert (tale era all’anagrafe) piaceva confondere le tracce, abbellire la propria leggenda e nutrirsi di contraddizioni. «Nazionalista e cosmopolita, pacifista e bellicista, elitario e populista (…), talora un po’ ciarlatano, Malaparte ancora sconcerta per modernità e continua sfida delle convenzioni». Individualista sedotto dai movimenti di massa, dongiovanni più innamorato di cani che di donne, atleta e dandy, mondano e recluso, è qualcuno che esige tesori di pazienza per districare i fili di questa groviglio letterario.

Lungi dal lasciarsi abbagliare dal «camaleonte», Maurizio Serra, nonostante l’affetto per l’argomento scelto, mette le cose subito in chiaro. Non solo l’autore di romanzi indimenticabili come Kaputt e La pelle è stato fascista, ma è stato pilastro della stampa e della cultura del regime fino al 1933. Il suo arresto e il confino a Lipari? Pochi mesi, non cinque anni, come a lungo pretese questo abile arrangiatore di verità. Per quale causa? Un regolamento di conti all’interno del regime più che un’eroica opposizione politica. Ma classificare Malaparte a destra sarebbe un controsenso per uno che veniva dalle «trincee della sinistra» e dal disgusto della Grande Guerra, dove, volontario in Francia, fu testimone del carnaio del 1914. La vera fibra fascistizzante di Malaparte era l’attrazione per la forza. Che fossero di destra o sinistra, che fossero Mussolini o Lenin, Stalin o Mao, era la forza dei capi a soggiogarlo…

Straordinariamente viva e documentata, la biografia di Serra unisce l’arte della sfumatura – indispensabile per cogliere un autore tanto contraddittorio – all’onestà intellettuale. Perciò, dopo aver avuto a Parigi – il libro è uscito in Francia prima che in Italia – premio Casanova e premio Goncourt per le biografie, sabato19 ottobre avrà anche il premio Acqui Storia. Sarà la seconda volta, perché Serra l’aveva già meritato nel 2008, proprio con Fratelli separati.

 

 

*Maurizio Serra, Malaparte. Vite e leggende, Marsilio, pp. 592, euro 25;

serra2Fratelli separati, Edizioni Settecolori, pp. 326, euro 18 (http://www.ibs.it/code/9788890236709/serra-maurizio/fratelli-separati-drieu.html)

 

 

 

 

 

 

adelaide* giornalista, autrice del romanzo “Il visone bianco” Mondadori, premio selezione Goncourt 2010

Di Adélaïde de Clermont-Tonnerre

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