Soprattutto dopo le elezioni di Sassonia-Anhalt si sono fatti tanti discorsi sulla crisi della democrazia, sull’avanzata dei populismi, sul tramonto delle élite europee etc. Ma, per lo più, sfugge il dato cruciale: la politica internazionale divide le nazioni, come accade quando è in gioco la guerra (anche quella ibrida). L’AfD ha vinto per molte ragioni, ma la prima è il suo rifiuto di lasciar coinvolgere la Germania in un conflitto con la Russia che tanti danni ha già causato all’economia tedesca.
Oggi le opinioni pubbliche e il campo intellettuale sperimentano fratture che scompaginano i vecchi partiti, di destra e di sinistra, creano aggregazioni inedite, separano, anche in area liberale, persone che fino a ieri facevano parte della stessa cultura politica.
Pronti a sfidare. E perdere
Da un lato, ci sono quanti ritengono che le autocrazie che governano le superpotenze, come la Russia e la Cina (ma anche medie potenze come la Turchia e l’Iran) siano entrate in rotta di collisione con le democrazie occidentali e che queste debbano tenersi pronte alla nuova sfida epocale, soprattutto ri-armandosi e sostituendo, col tempo, lo scudo europeo a quello che l’America di Trump non assicura più. Dall’altro, ci sono quanti ritengono che il vero problema sia il governo del mondo, che non può non essere affidato all’accordo degli Stati dotati della forza che, sola, può mettere ordine all’anarchia internazionale.
Realismo? Mai!
I primi pensano alla politica estera in termini di ideologia: mondo libero occidentale contro tirannidi orientali; i secondi, pensano in termini di realismo politico: per loro, occorre assicurare la convivenza tra le Grandi Potenze, indipendentemente dai loro regimi politici, ricorrendo alle arti diplomatiche che comportano, pro bono pacis, la disponibilità al compromesso e alle rinunce reciproche. Non si può ignorare che una parte consistente dell’elettorato si riconosce oggi più nei “realisti” che negli “idealisti”, giacché a nessuno piace andare o mandare i propri figli in trincea; specie in un periodo in cui i Valori alti non infiammano i cuori e la disposizione a sacrificare la vita per la Causa è venuta meno. Invece di squalificare moralmente le masse neutraliste (e i loro giornali) bisogna dimostrare che si sta facendo il possibile per spegnere i fuochi di guerra. Il tempo degli anatemi e delle scomuniche è finito.