Succede a volte che un romanzo anticipi la realtà storica. Si tratta di solito di opere distopiche e di fantascienza, come 1984 di George Orwell o Il mondo nuovo di Aldous Huxley, oppure di romanzi che “annusano” lo spirito dei tempi e ne prevedono uno sviluppo possibile, si pensi a Il campo dei santi di Jean Raspail oppure Sottomissione di Houellebecq. O ancora, per rimanere a casa nostra, a Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, che nel 1961 precorreva l’espansione e la natura politica della Mafia in un periodo in cui Cosa Nostra era ancora considerata poco più di un fenomeno folcloristico delle campagne siciliane.
Nel recentissimo caso dell’invasione di Ceuta, di fronte allo stupore delle istituzioni spagnole per un evento che è sembrato imprevedibile, alcuni giornali hanno citato un romanzo piuttosto recente, Operaciòn Baluarte di Mariano Méndez Rudilla, uscito nel 2020. Non l’opera di uno scrittore famoso, quanto piuttosto un thriller di taglio popolare che anticipava in modo quasi profetico ciò che poi sei anni dopo è realmente accaduto nell’enclave spagnola in Africa del Nord. A conferma del fatto che l’azione contemporanea e congiunta di decine di migliaia di giovani, sobillati e coordinati dall’intelligence marocchina, non era poi così inimmaginabile a Madrid come ha sostenuto il governo Sanchez.
Operaciòn Baluarte è un romanzo che mischia spionaggio, action-thriller, geopolitica e approfondimenti militari, temi che l’autore – laureato in scienze politiche e specializzato in relazioni internazionali – maneggia con sapienza ispirandosi, dice, a Frederick Forsyth, Tom Clancy e al suo connazionale Arturo Pérez-Reverte. Per scriverlo Méndez Rudilla si è documentato a lungo con studi politico-militari e, par di capire, non ha rifiutato talune imbeccate dei servizi segreti spagnoli, che da anni tengono d’occhio la delicata situazione a Ceuta e Melilla, l’altra enclave africana.
Ecco la sinossi del libro, così come era proposto sei anni fa: «Operaciòn Baluarte (Operazione Baluardo ndr) è il nome dato all’azione militare preparata dal Marocco per la conquista di Ceuta, con lo scopo di generare entusiasmo tra i suoi cittadini e l’obiettivo di mettere al bando il Partito della Bontà Sociale (ipotetico movimento islamista moderato) e consolidare il potere del governo. Tuttavia, mentre l’alto comando marocchino si prepara all’invasione “ibrida”, informazioni sul fatto che si sta preparando qualcosa di losco giungono al Partito della Bontà Sociale, che le trasmette ai servizi segreti spagnoli. Il governo chiede al Centro Nazionale di Intelligence (CNI) di verificare o smentire la notizia e, allo stesso tempo, adotta segretamente le misure necessarie per respingere l’attacco armato e sfruttare la situazione per migliorare la posizione internazionale della Spagna in Nord Africa. Infine, il giorno prima dell’assalto marocchino, il CNI scopre i preparativi e la risposta spagnola si concretizza in una serie di attacchi militari che portano all’immediata interruzione dell’Operaciòn Baluarte».
Purtroppo la seconda parte della trama è rimasta del tutto sulla carta, visto che invece il governo di Madrid si è lasciato prendere di sorpresa e tuttora non ha deciso quali misure adottare per espellere le migliaia di clandestini che ancora rimangono a Ceuta, con enormi problemi sanitari e di ordine pubblico. Ma le avvisaglie del problema, par di capire dal libro di Méndez Rudilla, c’erano tutte già sei anni fa e i servizi segreti spagnoli ne erano perfettamente a conoscenza. L’autore spagnolo ha poi dato alle stampe altri due romanzi dello stesso genere, Fuerza-K nel 2022 (sull’avanzata islamista in Mali) e Frontera avanzada nel 2024 (sui rapporti conflittuali tra la Spagna e la sua ex colonia africana Guinea Equatoriale).
Méndez Rudilla non è però l’unico autore di fiction che ha preso Ceuta come scenario di una sua storia. Anche Gian Luca Campagna, scrittore noir di Latina, ambienta proprio nella città spagnola d’Africa i primi capitoli del romanzo Il giardino dei nani solitari (Arkadia, 2025): due bambini del Sahara occidentale (ex possedimento spagnolo) entrano clandestinamente nella città arrivando dal Marocco con l’obiettivo di raggiungere i genitori emigrati in Italia. «Sono un visionario narrativo», spiega Campagna, «quindi nelle mie opere provo a far vedere quello che spesso gli altri non scorgono. Quando alcuni anni fa sono stato a Ceuta per documentarmi in vista di questo romanzo ho subito compreso la permeabilità e la delicatezza strategica di quella frontiera».
Anche a livello saggistico in Spagna si è scritto parecchio sulla debolezza di Ceuta e sulle ambizioni espansionistiche del Marocco. Ad esempio il volume Marruecos, el vecino incomodo della giornalista Sonia Moreno, uscito lo scorso anno, nel quale si analizzano a fondo le mire di Rabat sui territori spagnoli attraverso l’uso di reti di spionaggio, alleanze militari con Usa e Israele, pressioni internazionali contro Madrid (che sostiene le ragioni del popolo saharawi nel Sahara occidentale contro gli intenti annessionistici marocchini) e naturalmente operazioni “ibride” sfruttando i flussi migratori. Strumenti che del resto il Marocco adotta da almeno cinquant’anni, come ci ricorda la famosa “marcia verde” del 1975 proprio nell’ex Sahara spagnolo. Quella volta, complice la recente scomparsa di Francisco Franco e l’imbarazzo del nuovo governo democratico sul tema coloniale, al re Hassan II andò bene: gli spagnoli si ritirarono e i marocchini invasero metà l’ex possedimento iberico, reprimendo senza pietà le ambizioni indipendentiste dei saharawi.
Accadrà di nuovo anche a Ceuta e Melilla? Territori, giova ricordarlo, che sono spagnoli e di conseguenza appartengono anche all’Unione Europea, perciò il loro destino dovrebbe interessare a tutti noi.






Non accadrà nulla a Ceuta se non una politica del fatto compiuto e dei piccoli passi; il Marocco si prenderà Ceuta e Melilla, offrendo ‘garanzie’ (più ipotetiche che reali’) agli spagnoli che lì rimarranno…