
L’arrivo al Festival di Sanremo di cantanti stranieri, che si esibiscono in coppia con quelli italiani, lo rende lo spettacolo nazional-popolare per eccellenza.
L’idea è di Gianni Ravera, cantante, impresario e produttore discografico: rinnovare il Festival, giunto nel 1964 alla XIV edizione e, contemporaneamente, far crescere il mercato locale, oltre a provare a “invadere” quello estero, grazie a ospiti che si sarebbero esibiti in italiano, abbinati a divi e giovani nostrani. Risultato? Un successo memorabile.
Ma l’intuizione di Ravera è subito avversata dalla Full-Cgil, sindacato dei lavoratori dello spettacolo, che contesta le esibizioni di artisti non autoctoni, auspicando un archetipo di re-migrazione, camuffato da protezionismo, tentazione sconfitta dalla voglia di musica di un pubblico eterogeneo, oltre che da una macchina industriale – all’epoca i dischi si vendono in milioni di copie – che saprà mischiare scandali, veri o presunti, pettegolezzi e bugie, come l’annunciata presenza al Festival dei Beatles. Lo racconta Gabriele Grasselli, “firma” della Gazzetta di Parma, in Mi va di cantare (in italiano), saggio denso di aneddoti divertenti, pettegolezzi, curiosità e facezie, strutturato e diviso in maniera cronologica, leggermente didascalica.
La bandella editoriale sintetizza un’epoca: “Dal grande Louis Armstrong agli Yardbirds. Da Marianne Faithfull a Stevie Wonder l’epopea degli ‘stranieri’ al Festival di Sanremo degli anni ’60, un favoloso e irripetibile spettacolo in bianco e nero”. Poiché l’elenco citato è minimo, ecco altri nomi che segnano una stagione straordinaria: Paul Anka, Antoine, Richard Anthony, Charles Aznavour, Pat Boone, Roberto Carlos, Petula Clark, Sacha Distel, Connie Francis, France Gall, Johnny Hallyday, Françoise Hardy, Lionel Hampton, Frankie Laine, Carmen Miranda, Wilson Pickett, Gene Pitney, Rocky Roberts, Sandie Shaw, Sonny & Cher, Dusty Springfield, Sarah Waughan, Dionne Warwick…
Non mancano nel libro foto note e inedite, elenchi di tutte le canzoni eseguite durante le serate di ogni edizione, i rispettivi esecutori italiani e stranieri con relativo piazzamento, quello dei brani incisi dai non italiani e della maggior parte delle cover. L’indice dei nomi completa l’interessante racconto sul Festival, che ha definito e definisce un’epoca, creando una categoria specifica di spettacolo televisivo, quello nazional-popolare.
Gabriele Grasselli, Mi va di cantare (in italiano), pp. 344, Coniglio Editore / Suan Edizioni, euro 24





