
Vivesse ai nostri tempi, pur sopravvivendo agli accidenti del nostro calcio, spaccone e chiacchierone, subdolo e spendaccione, neanche il grande Emilio Salgari sarebbe in grado di trovare le parole, i termini, gli aggettivi, per decantare, declamare e celebrare, la sontuosità, la grandezza, la talentuosità – vera isola sulla palude – di quanto si sta consumando sulle rive di quel meraviglioso ed incantevole ramo del lago di Como i cui luoghi, romanticamente intrisi di Storia e di Poesia, sono un inno alla Fede, al Creato, alla Vita, alla Patria. Ci riferiamo, calcisticamente disquisendo, a Sua Maestà il Como, squadra di calcio allenata da Cesc Fabrigas che, in poco tempo, in modo grandioso, laborioso e spumeggiante, da operaia è divenuta talmente aristocratica da creare sul campo, con un gioco eccezionale, rogne e grattacapi alle capitali super-capitaliste del football nostrano.
Ah…già sono in attività i rosiconi ed i perbenisti del nostro calcio che si affannano a criticare Sua Maesta il Como, colpevole di avere alle spalle “una società piena di soldi” (gli asiatici Hartono), che “non dà spazio ai calciatori italiani perché zeppa di stranieri”, ricca certo di talenti, ma non di fuoriclasse. Incredibile, adesso viene fuori siffatto moralismo a senso unico … proprio da chi ha contribuito a creare il nostrano calcio viziato e miliardario. Chissà, forse sono gli stessi o gli eredi di coloro che, nel primo calcio scommesse 1979-80, condonando le malefatte dei fuoriclasse, si accanirono – in certi casi radiandoli – contro coloro che avevano la colpa di non essere dei fuoriclasse. Vergogna!
Che il calcio odierno sia criticabile è fuor di ogni dubbio solo che, nel caso di Sua Maestà il Como, ci limitiamo a prendere atto di un gioco bellissimo, che non si finisce mai di ammirare, espresso da una squadra che sembra un computer, una macchina da guerra edificata, a suon di soldi certo, da un gruppo indonesiano, ma che sul campo è capace di autentiche magie dirette e disegnate dal navigato tecnico Francesc Fàbregas. Certo, come diceva il saggio Nils Liedholm, “È il materiale che fa grande l’allenatore”.
Morale: si possono avere tanti soldi, ma bisogna vedere come vengono spesi, ammesso che si sia capaci di spenderli. Siamo sicuri – ci si perdoni la divagazione – che l’attuale proprietà del Como sarebbe in grado perfino di gestire al meglio, ed efficacemente, i fondi Pnrr, a differenza di certe amministrazioni che spendono e spandono senza guardare ai reali bisogni dei cittadini.
Eppoi, in campo, vanno degli esseri umani, non i soldi.
Il Miracolo di Sua Maestà il Como è contornato da un incantevole paesaggio che fra Storia vera e racconti fiabeschi, fa di quel ramo del lago di Como una meravigliosa avventura senza fine.
Lasciamo vivere ai tifosi comaschi questo loro marinettiano momento di vittoria e di poesia, di gloria ed onore, non disdegnando il dannunziano Memento Audēre Semper.







