
Sebbene il nome del nostro sito sia Barbadillo (Gerónimo!), dunque il nostro ambito di afferenza dovrebbe rivolgersi esclusivamente al Partenio o al Friuli, in realtà non abbiamo una radice ben definita poiché chi scrive, ad esempio, appartiene al gruppo Vecchi Ultras MZ di Milazzo. Il direttore, ad esempio, tifa Bari da tutta la vita. C’è anche chi, per via della provenienza e soprattutto della residenza, vive le curve della serie A che – e questo è un atto di accusa nei confronti di esse – hanno reso il mondo ultras un panorama totalmente anonimo, “imponendo” un vestiario banale che risponde alla moda del “total black” per rendersi irriconoscibili, affermano alcuni cronisti titolati.
Certo, la repressione del mondo ultras prosegue imperterrita e determinate tradizioni possono essere perpetrate solo adattandosi a tali metodologie di vestiario. Eppure, in barba a tutto questo, non bisognerebbe mai snaturarsi e l’esempio proviene dalla curva sud dello stadio “Puttilli” di Barletta, ove lo storico capo ultras Lello Pinto ha deciso di festeggiare, insieme ai suoi sodali, la vittoria nel derby tutto a tinte biancorosse togliendosi la maglietta. Sembrerà un evento ovvio e scontato per la maggior parte di noi, i quali siamo abituati a vivere le partite a torso nudo a causa della calura agostana. Eppure, cari lettori, non è così. Sui social, vera spada di Damocle per il mondo ultras, si è scatenato un putiferio. Commenti su commenti contro la felicità e la goliardia di Lello, colpevole di aver messo in mostra la sua pancia e di aver danzato sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria perentoria sul Bari ben più quotato.
Ciò che sorprende è la provenienza di questi commenti: sedicenti ultras da tutta Italia hanno offeso con insulti di una certa gravità l’allegria di Lello e della sua curva per via del fatto che, in realtà, un ambiente del genere non lo hanno mai frequentato davvero. Perché oltre al prendersi sul serio per sostenere i colori della propria città, le curve e le gradinate sono un cafarnao di destini e mestieri, di esperienze e ricordi, di giovani con le lenti solari e vecchi che tramandano l’importanza di amare la propria città. Un porto di mare dove, nonostante tutto, resta sempre quello zoccolo duro al quale riferirsi per tracciare la rotta. Lello, non a caso è soprannominato il marinaio, e il suo stile ci ricorda i pirati di Salgari o le avventure lungo le coste indo-malesi.
Ecco dunque dimostrata la bellezza di una curva variopinta, potente e allegra, colma di colori e fantasia. I motivi per mantenere l’anonimato sono ovvi e chiari, ma c’è molto, molto di più e Lello ce l’ha dimostrato. Torniamo, dunque, a emozionarci sulle grate e ad appenderci ove possibile per gestire un battimani o per venire incontro ai giocatori che esultano con noi. Per fare tutto questo però, che è ben poco rispetto alla grandezza del mondo ultras, serve un certo carisma. E Lello ne ha da vendere, soprattutto ai “tifosi” da tastiera che odiano la bellezza perché incapaci di vivere oltre lo schermo del loro computer.
Marco Spada







