La prova in linea uomini Elite conclude la settimana dei Mondiali di ciclismo su strada che per l’edizione 2026 ha avuto come suo Paese ospitante il Canada, con Montreal come centro.
In totale, tra la parte in linea e il circuito finale – da percorrere dodici volte – la distanza complessiva è di 273,4 chilometri.
La struttura della competizione punta soprattutto su alcune salite, non lunghissime ma impegnative e potenziali fonti di selezione.
Per l’Italia, da segnalare che per il Commissario Tecnico Roberto Amadio fosse il primo Mondiale con questo incarico.
Nell’occasione gli otto corridori che Amadio ha scelto sono: Alberto Bettiol, Mattia Cattaneo, Giulio Ciccone, Lorenzo Mark Finn, Giulio Pellizzari, Davide Piganzoli, Christian Scaroni, Matteo Trentin.
Il percorso di gara
Si comincia con un tratto in linea piuttosto piatto di 103,3 chilometri da Brossard, sulla sponda opposta del Fiume San Lorenzo.
Unica asperità, la sezione che porta all’abitato di Mont-Saint-Hilaire (pendenza media del 2,8% con una pendenza massima dell’8,6%) dove comincia il circuito che avrà il suo traguardo all’Avenue du Parc.
Sono fondamentalmente quattro i punti nevralgici.
Il chilometro e sei di Voie Camillien-Houde, il simbolo della corsa, con pendenza media del 7,4% e la massima del 10%.
La Chemin de Polytechnique, 780 metri al 6% di media ma con una rampa all’11%; l’Avenue du Pagnuelo di 534 metri al 7,5% e poi il rettilineo finale, in falsopiano.
Quest’ultimo vede gli ultimi 600 metri salire costantemente fino ai 100 metri dal traguardo, dove la strada spiana.
La fase iniziale
Vista la morfologia iniziale sono diverse le fughe nella prima parte di gara, con le principali nazionali a tirare nel gruppo principale.
La prima grande fuga termina all’incirca a 110 chilometri, soprattutto grazie alla Francia, sospinta da Bruno Armiral; presenti per l’Italia e molto attivi, Alberto Bettiol e Davide Piganzoli.
Di fatto parte così la competizione.
Gli scatti nel circuito
Nella sezione del circuito, si susseguono gli scatti; si muove Mathieu van der Poel (con poco più di 74 chilometri dalla fine rimasti) che porta via un gruppettino.
Il quale, pur cambiando a più riprese composizione arriva fino ai meno quaranta dalla fine.
Davanti – ai meno 38,4 – ci sono l’olandese, Primoz Roglic (Slovenia), Quinn Simmons (USA), Ben Healy (Irlanda).
L’azione dei quattro termina quando mancano 34 chilometri alla fine.
Altri scatti tra i corridori di testa, fino all’azione di Brandon McNulty, ancora per gli Stati Uniti, che cerca di muoversi in solitaria quando mancano 32,5 chilometri alla fine; otto gli atleti al suo inseguimento.
Tra questi anche Tom Pidcock (Gran Bretagna), Paul Seixas (Francia), Giulio Ciccone.
Il vantaggio dello statunitense resta a lungo intorno ai 40 secondi, senza una grande organizzazione da parte dei diretti inseguitori, che anzi continuano a scattare.
Li riprende anche Remco Evenepoel (Belgio) che aveva precedentemente rallentato, dando la sensazione di non potersi giocare più le posizioni di rilievo.
Il finale
McNulty comincia gli ultimi quindici chilometri di gara con 54” di vantaggio sui concorrenti a lui più vicini.
L’ascesa di Camillien-Houde rende possibili nuovi scatti.
Evenepoel prova ad uscire dal gruppo; poi ci provano Pidcock e Ciccone, con Simmons che prova ad unirsi.
Nessuna reazione di Isaac del Toro (Messico) né di Seixas, van der Poel prova a ricucire con i due ma non riesce.
Tra gli inseguitori nessuno riesce a crearsi un margine sufficiente, con McNulty che scollina alla Chemin de Polytechnique con una trentina di secondi di vantaggio.
Lo statunitense affronta l’ultima salita, l’Avenue du Pagnuelo con ancora 23” di margine su Pidcock, che di nuovo aveva provato a muoversi, con Matteo Jorgenson (USA) e Muro Schimd (Svizzera).
Si stacca Seixas per crampi; i tre dietro McNulty tengono invece.
Lo statunitense al vertice è stato abile a gestirsi, con costanza e si presenta così in solitaria all’ultimo chilometro.
Al termine dei 273,74 chilometri sul traguardo di Montreal McNulty transita per primo ed è il nuovo Campione del Mondo in 6H17’04”.

Dietro di lui alla fine è volata ristretta, con Michael Matthews (Australia) secondo e van der Poel terzo.
Quarto Quinn Simmons, quinto Isaac del Toro, sesto Mads Pedersen, settimo Thom Pidcock, ottavo Matteo Jorgenson, nono Giulio Ciccone (il migliore degli azzurri), decimo Bean Healy.
Sempre dei ciclisti di vertice, Schmid ha chiuso undicesimo ed Evenepoel dodicesimo.







