
“O Chiesina, Chiesina mia, non hai nulla, eppure hai tutto; tu hai il prete che è il più brutto, ma il più brutto che ci sia da Lamporecchio alla Badìa…”.
Cominciava (e continuava) così la filastrocca che un ameno personaggio di Chiesina Uzzanese, un impiegato comunale con la passione per la politica (militante e dirigente missino), aveva dedicato decenni fa – in pieno boom economico – ai protagonisti della vita sociale e soprattutto alla varietà di iniziative e di attività di questo borgo, situato al centro della Valdinievole.
Chiesina, Chiesina mia…
La Valdinievole è provincia pistoiese e in realtà Lamporecchio (PT) – famoso per i brigidini ed illo tempore soprattutto per la visita in pompa magna di Enrico Berlinguer, quando si doveva festeggiare un Pci stabilmente oltre il 75% nel Comune più rosso d’Italia – e Badìa Pozzeveri (LU) sono fuori dal suo perimetro, ma vicine quanto basta a Chiesina per farli rientrare a pieno titolo, per questioni di rima, in quella litania strapaesana, che ancor oggi molti di noi più vecchi sanno a memoria.
Ri-vogliamo tutto
In quel “Chiesina non hai nulla eppure hai tutto” è racchiuso il senso compiuto di una storia, comune a buona parte dei piccoli centri urbani del Belpaese: avevamo proprio “tutto” o quasi (nel commercio e nel vivaismo, nel sociale e nello sportivo, nel turismo e nell’intrattenimento, nella sfera politica come in quella culturale) e oggi, dopo le trasformazioni degli ultimi 35 anni, non abbiamo quasi più ”nulla”. O quantomeno abbiamo cose diverse, non sempre migliori delle precedenti. Anzi, nel caso di Chiesina (ma non solo) sono decisamente peggio.
Quando gli amici Maurizio Cabona e Stenio Solinas curarono l’opera collettanea C’eravamo tanto a(r)mati (Edizioni Settecolori, 1984; ried. 1998 e 2011), storie private e di lotta politica negli “anni di piombo”, io e il fraterno amico Sergio Carrara ne scrivemmo un capitolo, intitolato addirittura “Chiesina caput mundi”, per descrivere i fasti di un paese che, per certi versi, non aveva nulla da invidiare a centri più grossi e qualificati.
Ora, se mi guardo intorno, mi prende un groppo alla gola: un paese che, in molti angoli del suo vecchio centro, si trova senza la presenza della vita umana e che per ciò stesso ha qualcosa di irreale, di onirico, di allucinante.
Un solo vero cambiamento può annoverare Chiesina e, sia detto sottovoce, in positivo: alle elezioni, da quasi 20 anni, le formazioni conservatrici veleggiano intorno al 70%. Alle ultime regionali, Fratelli d’Italia ha avuto, da solo, quasi il 57%. Insomma, non saremo più “caput mundi”, ma qualche consolazione, per quanto magrissima, ce la togliamo…





